GIOIA TAURO “polveriera” delle armi chimiche

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Si tratta di 570 tonnellate di gas nervino e iprite attualmente stipate a doppia camera stagna sulla nave danese “Ark Futura”, in partenza dalle coste siriane di Latakia per raggiungere il Mediterraneo e approdare (adesso si può dire) nella città del porto. Qui, le operazioni di trasbordo sul cargo americano “Cape Ray” dovrebbero avvenire nell’arco di 48 ore, con misure di straordinaria sicurezza (il carico sarà scortato da una flotta  militare) e senza che i container tocchino terra. Dopodiché, le armi chimiche – cedute dal regime siriano dopo gli accordi internazionali – raggiungeranno acque internazionali (si ipotizza anche l’Adriatico) per essere distrutte mediante idrolisi. Gli agenti più pericolosi saranno così neutralizzati mentre i residui verranno trasferiti all’estero per essere convertiti in sostanze utilizzabili dall’industria chimica; non ci sarà alcun sversamento in mare in quanto tutte le sostanze verranno trattate all’interno di un ciclo chiuso supervisionato dalle Nazioni Unite.
L’operazione avrà inizio a fine mese: secondo fonti del Pentagono, infatti, la “Cape Ray” si troverebbe ancora ìn Virginia e partirà entro la fine di questa settimana impiegando due settimane per raggiungere il Mediterraneo. L’accordo sulla distruzione delle armi chimiche di Damasco è parte imprescindibile della Conferenza di Parigi, che l’Italia (fa parte dell’Opac sin dalla sua nascita) ha ratificato nel 1997.
Lo spettro del gas nervino, negli ultimi giorni, aveva provocato in tutte le altre regioni un crescendo di proteste preventive. A Gioia, invece, era calato un quantomeno insolito silenzio che, in qualche modo, lasciava presagire quanto poi ufficializzato.
Gli unici a squarciare il velo erano stati i sindacalisti del Sul che, tramite una nota, avevano chiesto un incontro urgente alle Autorità preposte per verificare la veridicità delle indiscrezioni trapelate e tutelare la sicurezza dei lavoratori portuali. Nella serata di ieri, l’Ufficio stampa dell’Authority aveva minimizzato la questione definendo le indiscrezioni «forzature che potrebbero generari inutili allarmismi» Alla luce di quanto appreso oggi, però, appare poco probabile che gli Enti preposti non fossero già stati informati della decisione del Governo.
Il ministro Bonino si è augurato che non si facciano polemiche per gli impegni internazionali che il Paese si deve assumere e che le forze politiche si comportino con il necessario decoro. Palazzo Chigi ha diffuso una nota che spiega la scelta di accogliere le armi chimiche: «Aderendo alle disposizioni contenute nella Risoluzione 2118 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 27 settembre 2013, il governo italiano, che ne ha informato il Parlamento, ha deciso di contribuire all’azione della comunità internazionale diretta alla distruzione di armi chimiche siriane impiegate nei mesi scorsi ai danni di popolazioni civili nel drammatico conflitto che ha luogo nel Paese». «In stretto raccordo con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) – prosegue la nota – l’Italia metterà a disposizione il porto di Gioia Tauro, ove il materiale proveniente dalla Siria sarà caricato su altra imbarcazione e trasportato al di fuori del territorio nazionale per le operazioni di distruzione. L’operazione, che verrà completata in breve tempo, sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente, presso strutture specificamente attrezzate».
Il comunicato così conclude: «In linea con lo storico impegno del nostro Paese a sostegno della pace e della sicurezza internazionale, tale sforzo costituisce un contributo concreto e imprescindibile a garanzia della stabilità e della sicurezza nella regione mediterranea e mediorientale». (Gazzetta del Sud – D.la.)