Gli oospedali dovranno tagliare 7.439 posti letto

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La “scure” della spending review toccherà soprattutto l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Lazio

Prende forma la nuova “geografia” degli ospedali italiani disegnata dalla spending review che porterà le Regioni a tagliare in totale «almeno 7.439 posti letto». Una “scure” che si abbatterà soprattutto in Emilia Romagna, Lombardia e Lazio, che superano i nuovi standard sia per i letti per acuti (cioè tutti quelli che servono ai ricoveri ad esempio per gli interventi di emergenza o programmati) sia per quelli per le lungodegenze e la riabilitazione e da sole dovranno registrare in totale oltre 6mila posti in meno.
La riorganizzazione della rete ospedaliera prevista dalla spending review fissa infatti a 3,7 per mille abitanti il numero massimo di posti letto a disposizione, di cui 0,7 da destinare appunto ai post-acuti. E il ministero della Salute, dopo aver emanato il regolamento con i nuovi standard (quantitativi ma anche qualitativi e omogenei su tutto il territorio) da seguire per rivedere la “mappa” degli ospedali, ha fatto anche i conti, simulando gli effetti che avrà il provvedimento sulle singole Regioni, chiarendo che chi si trova già al di sotto della nuova soglia potrà invece di tagliare aumentare, sempre senza superare il tetto, i posti letto. E se in totale i letti dovranno passare dagli attuali 231.707 a 224.318 (con una percentuale di 3,82 ogni mille abitanti, di cui 195.922 per acuti e 35.785 per post-acuti 0,59) a subire la sforbiciata più pesante saranno quelli per acuti (oggi al 3,23 ogni mille abitanti) che dovranno essere tagliati di 14.043 unità, mentre quelli per post-acuti (allo 0,59) potranno aumentare di 6635. Così ci sono Regioni come la Toscana che nel bilanciamento tra i due tipi di assistenza ospedaliera si ritroveranno a poter ampliare addirittura di oltre 1.400 i posti letto a disposizione, mentre le virtuose Emilia Romagna e Lombardia dovranno falciare oltre duemila posti a testa (tra una tipologia e l’altra) e nel Lazio, il neo commissario Enrico Bondi dovrà incidere con un -1.963 posti letto.
Per molte Regioni, insomma, si tratterà di riconvertire posti letto che oggi sono dedicati ai ricoveri ordinari per dedicarli invece all’assistenza per le esigenze di pazienti come gli anziani, i cronici, o chi ha bisogno di una riabilitazione seguita dalla struttura ospedaliera. Dal punto di vista dei posti letto, comunque, secondo la tabella elaborata dal ministero la sola Umbria si presenta all’appuntamento del 31 dicembre senza dover presentare un piano per la riduzione o riconversione dei letti, ma anzi potrà contare, volendo, su 453 posti in più.
Il nuovo regolamento messo a punto dal ministro Renato Balduzzi (di concerto con l’economia) incontra subito la bocciatura da parte dei sindacati: «Nella lotteria dei posti letto da tagliare perdono tutti, medici e cittadini», dice Massimo Cozza, della Cgil medici, mentre l’Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri, lo liquida come un «attacco al diritto alla salute». E se per il coordinatore degli assessori regionali alla sanità Luca Coletto il provvedimento va inteso come «linee guida» perché poi «andranno fatte valutazioni caso per caso» e comunque completato con l’introduzione dei costi standard, per la Fiaso, la federazione di Asl e aziende ospedaliere, il criterio di 3,7 posti per mille abitanti «è un po’ bassino soprattutto in un contesto come il nostro dove non ci sono molte alternative al ricovero ospedaliero».