Il calabrese Catricalà sottosegretario alla presidenza

IL GIURISTA CATANZARESE DAL 2005 ALLA GUIDA DELL’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA

«Facciamo, i calabresi, della Calabria il punto di forza per chi nel Paese opera per una sana ricostruzione dei valori di pubblico interesse per garantire a noi un futuro dignitoso e per evitare ai nostri figli il fastidio ed il peso di dover rispondere dei nostri debiti». Fu questa la dichiarazione conclusiva di un’intervista fatta dal sottoscritto al catanzarese Antonio Catricalà, neo sottosegretario alla presidenza del Governo Monti, nel lontano 1997, nel quadro di una serie di incontri con calabresi e catanzaresi illustri, in buona parte usciti dai banchi di scuola del glorioso Liceo “Galluppi” del capoluogo. Parole che sembrano scritte oggi, quando la “sana ricostruzione” il “pubblico interesse”, il “futuro dignitoso” e il “peso di rispondere ai nostri debiti” sono di fatto (o almeno sembrano) le ragioni che hanno portato il consigliere di Stato Catricalà all’alta carica di responsabilità di un governo che su queste stesse ragioni ha trovato (o almeno sembra) la propria scaturigine, e costruito le sue fondamenta. Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust dal 9 marzo 2005, nasce a Catanzaro il 7 febbraio 1952. Figlio di Celestino, avvocato, e di Vincenzina, professoressa di Lettere del “Galluppi”, lascia la Calabria diciottenne, per frequentare a Roma la facoltà di Giurisprudenza. Nella capitale arriva con l’idea di giustizia trasmessegli dal padre: non c’erano orari, in vico primo Duomo, a Catanzaro, dove abitava la famiglia Catricalà. Per i clienti dello studio paterno la porta è sempre aperta, e non ci sono tariffe minime professionali da difendere, perché nella Calabria povera dell’epoca, ricorda il presidente dell’Antitrust “l’onorario poteva anche essere un pollo o un fiasco d’olio”. Dalla madre, apprende il rigore nello studio: gli studenti di Vincenzina ancora oggi ricordano quella professoressa tanto severa quanto disponibile nei confronti dei più meritevoli. Antonio Catricalà si laurea in fretta, con lode, a soli ventidue anni, e vince il suo primo concorso pubblico: allievo di Pietro Rescigno, diventa assegnista universitario presso la prima cattedra di Istituzioni di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza di Roma. Collabora con l’Istituto Luigi Sturzo ed è allievo di Federico Caffè. È l’inizio di una rapida e brillante carriera, vissuta all’interno dello Stato e per lo Stato: a ventiquattro anni supera il concorso in Magistratura, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione forense, e, a ventisette anni, vince il concorso come Avvocato dello Stato. È in questa veste che difende la Repubblica Italiana, anche in Cassazione, e in processi di Corte d’Assise delicati e cruciali per la storia del Paese, come il processo alle Brigate Rosse per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro. A trent’anni diventa consigliere di Stato e, dopo qualche anno, inizia la sua lunga collaborazione con il Governo: collabora con l’Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal 1987 al 1992 è capo di gabinetto del Ministro per la Ricerca scientifica e, quindi, al Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, dove coordina le attività di redazione tecnica delle proposte governative per la legge di istituzione del Ministero, e per le riforme degli ordinamenti didattici, del diritto allo studio, dell’autonomia universitaria. Lunghissima, poi, la lista delle collaborazioni scientifiche. Arrivato a Piazza Verdi, sede dell’Antitrust, rivoluziona l’agenda: sceglie il confronto con le aziende, perché non ama stare in una torre d’avorio, ma capire i problemi in prima persona. Ma quando c’è da sanzionare non guarda in faccia nessuno. (gazzetta del sud)