Indennità ridotte ai parlamentari? Fini: ok, ma non in questo decreto

Escludo che da parte del Parlamento ci possa essere un’azione dilatoria nei confronti di quello che inappropriatamente il governo ha inserito nel decreto,la riforma delle indennità, uniformando il trattamento economico dei parlamentari italiani alla media europea“. Parola di Fini, che sottolinea come “sia doveroso per il Parlamento essere trasparente e dare luogo a una riforma delle indennità“, che verrà realizzata in un’apposita commissione.

E’ giusto insomma, spiega il presidente della Camera, che l’operazione venga realizzata in modo assolutamente trasparente con una riforma in cui si spieghi in base a quali criteri la riforma stessa viene realizzata e uniformando comunque “il trattamento dei parlamentari italiani a quello della media degli altri paesi europei”.

A questo proposito Fini ha sottolineato che è stata istituita una commissione presieduta dal presidente dell’Istat con lo scopo di “individuare una modalità che non si discosti troppo da quella già in atto negli altri Paesi europei”.

“Questa commissione terminerà il suo lavoro nel più breve tempo possibile“, ha aggiunto Fini: “Mi auguro che lo faccia nelle prossime settimane, dopodiché le due Camere tradurranno in apposite norme interne il risultato dei lavori di questa commissione“.

Nel decreto del governo la norma era scritta male, nel senso che non è possibile – ha evidenziato Fini – intervenire per decreto nell’ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere. Ma di questo il governo è perfettamente consapevole e la norma sarà corretta”.

Monti taglia le indennità, monta la protesta
La giornata era stata tutta caratterizzata dalla ribellione della Casta davanti a una norma comparsa nel decreto legge con cui le indennità dei parlamentari venivano equiparate a quelle degli europei. Insomma, tagliamo tutto ma non le nostre indennità. La norma della manovra Monti che prevede un decreto per ridurre già da gennaio le indennità ai parlamentari non è piaciuto per niente ai politici nostrani. “Viola l’autonomia del Parlamento”, fanno sapere da Montecitorio e Palazzo Madama.

L’indennità di un deputato italiano oggi ammonta a 11.704 euro, ovviamente al netto della diaria. E’ di circa 6mila euro in meno (per la precisione 5.339) la media delle retribuzioni nell’eurozona. Cifre a cui guarda come modello il governo con l’obiettivo di ridurre i costi della politica. Cifre che farebbero venire un colpo ad Alessandra Mussolini, che al settimanale A ha dichiarato: “Togliere il vitalizio è istigazione al suicidio”.

I parlamentari preferirebbero invece adeguarsi a Strasburgo: un eurodepuato guadagna infatti quasi 6mila euro netti mensili, ma al netto dei generosi benefit, e i collaboratori sono a carico del Parlamento. I tecnici di Montecitorio hanno fatto due conti e hanno scoperto che l’adeguamento all’Europarlamento farebbe quasi raddoppiare i costi della “casta” anziché ridurli.

Corsaro: “Verso un rinvio dei tagli sugli stipendi dei parlamentari”
E poi, al termine della giornata, ecco la precisazione del vicecapogruppo Pdl alla Camera Massimo Corsaro, che dice: si va verso un rinvio dell’intervento sul taglio degli stipendi. “Si sta lavorando per un emendamento – ha detto Corsaro – in cui si stabilirà un tempo massimo entro cui la commissione sui costi della politica e degli amministratori dovrà intervenire” sul taglio degli stipendi dei parlamentari: “Eventualmente la nuova formulazione servirà per dare qualche mese in più di tempo”. Detto questo, Corsaro tiene a specificare che “in ogni caso, si tratta di un atto che deve fare il Parlamento e non il governo”.