Lamezia, CasaRossa40: “Solidarietà agli occupanti di Via Savoia a Cosenza”

LAMEZIA TERME – “Il Collettivo Autogestito Casarossa40 di Lamezia Terme esprime piena solidarietà nei confronti degli occupanti dello stabile di Via Savoia a Cosenza e dei compagni di Prendocasa, vittime nei giorni scorsi di una minaccia di sgombero, poi rientrata grazie al sollecito aiuto di altre realtà politiche cittadine e di tanti abitanti del quartiere che sono accorsi sul posto per manifestare il proprio dissenso all’operazione che la Questura si accingeva a portare a compimento.

Al di là dell’esito dell’operazione, che almeno per il momento può lasciarci soddisfatti, riteniamo inaccettabile l’idea dello sgombero. In una regione come la Calabria, martoriata da una malsana gestione economica e di investimento pubblico che lascia come unica opzione l’emigrazione, e dall’abusivismo edilizio e industriale per cui i ricchi predatori locali continuano a restare impuniti, le istituzioni puntano il dito contro una situazione che dovrebbe essere eletta ad esempio non solo politico, ma anche, è il caso di dirlo, prettamente umano.

A Via Savoia, infatti, è stato intrapreso un doppio percorso di ripresa e di riscatto sociale: da una parte vi è stata la rivalutazione di un edificio abbandonato da anni, sulla gestione del quale dovrebbero interrogarsi ed essere messe sotto accusa le autorità locali, a fronte di una crisi abitativa che a Cosenza si manifesta in modo ancora più crudo e immediato rispetto al resto della Calabria, visto l’enorme processo di cementificazione teso all’esclusivo soddisfacimento di interessi privati e politici; dall’altra, all’interno dello stabile si assiste a una convivenza di culture che si esprime, fuori da ogni retorica, nella spontaneità dei rapporti di chi vi abita e nella gestione collettiva di un bene condiviso, con le naturali difficoltà e le inevitabili contraddizioni che contraddistinguono ed esaltano le relazioni umane.

C’è dunque, nell’occupazione di Via Savoia, qualcosa che esce dagli schemi predefiniti all’interno dei quali si può parlare di accoglienza dal punto di vista istituzionale: le vittime del sistema economico non vengono distinte in base alla provenienza, all’età, al sesso, alla religione ecc., e a nessuno viene imposto un determinato modello di esistenza. Questa, come tante altre occupazioni attive sul territorio nazionale, non rappresenta nei fatti un ostacolo economico (tanti stabili infatti continuano a non essere assegnati), bensì una contraddizione rispetto al modello “criminalizzante” del militante politico e del migrante, drammaticamente esaltato dal decreto Minniti-Orlando.

Qui lo Stato non può più mostrare il proprio volto ipocrita scambiando la coercizione con l’accoglienza, per cui il migrante dovrebbe mantenere uno stile di vita preordinato e dimostrare riconoscenza alla “brava gente italica” attraverso lo svolgimento di attività di volontariato, o magari ringraziando per la negazione della libertà di movimento. Qui la politica non divide i disperati, e questo non va…

La nostra solidarietà e la garanzia del nostro supporto nei confronti degli occupanti e dei compagni di Prendocasa nasce dalla convinzione che ogni lotta per la libertà è una lotta contro l’ordine costituito!  La casa è un diritto e noi lo difendiamo”.