Manovra, aspro il commento delle opposizioni e dei ‘liberal’ del Pdl.

Roma –  A pochi giorni da quelli in cui chiunque, a prescindere che appartenesse alla maggioranza o all’ opposizione, si faceva trascinare dal fascinoso vento dell’entusiasmo che investiva le Camere a margine dell’approvazione del testo della manovra correttiva,  muta il parere delle fazioni pooste al Governo, le quali in maniera compatta hanno rivendicato il “senso di responsabilità” che le ha spinte a far passare rapidamente la manovra in Senato e alla Camera per cercare di bloccare la speculazione sui titoli di Stato, ma esprimono contemporaneamente un giudizio sul provvedimento assai negativo.

Comune anche l’analisi. Sia Pier Ferdinando Casini (UDC), che Pier Luigi Bersani (Pd), che Antonio Di Pietro (Idv), hanno mosso le stesse critiche: la manovra colpisce solo i ceti medi, famiglie e lavoratori dipendenti, il che tra l’altro trascinerà in picchiata i già stentati consumi interni. “Chiedo cosa pagherà dopo questa manovra un cittadino ricco come Berlusconi: nulla”, ha commentato Bersani. E tutti e tre hanno detto che andava semmai toccata la rendita e i grandi patrimoni, piuttosto che le detrazioni fiscali alle famiglie o imponendo i ticket.

Aspri i commenti poi sui tagli alla politica, i quali scatteranno solo nel 2013. I dati Istat sulla povertà delle famiglie, diffusi proprio oggi, intanto, hanno enfatizzato la contrarietà alle misure del decreto espresse anche dal associazioni e sindacati.

Intanto anche i “liberal” del Pdl hanno fatto sentire il proprio malumore. Antonio Martino ha sì votato la fiducia, ma non la manovra. E Isabella Bertolini ha chiesto al governo di “cambiare” fase e di avviare le riforme e le liberalizzazioni. Queste ultime bloccate l’altro ieri dai parlamentari-avvocati, bollati dalla Bertolini come “corporazioni che bloccano l’Italia”.

“Questa manovra – si è poi lamentato Giorgio Stracquadanio – non ha nemmeno tagliato la spesa pubblica, ma solo aumentato le entrate” cioé le tasse. L’incognità resta intanto la reazione dei mercati lunedì.

Le opposizioni, con Bersani, Casini e Di Pietro hanno chiesto al Governo di dimettersi, se sui titoli di Stato dovesse proseguire la tensione speculativa. Tesi definite “irricevibili” dal capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che in aula ha detto chiaro: “abbiamo ottenuto la fiducia e non ce ne andiamo”.