Morte Remo Gasperi, martedì scorso pronunciava il prorpio testamento politico.

Pescara Remo Gaspari, il pluriministro scomparso questa mattina, pronunziò martedì scorso a L’Aquila, durante la seduta del Consiglio Regionale, il proprio testamento politico in occasione della consegna della medaglia Aprutium.

“Carissimi Consiglieri e Amministratori, – ha detto d’avanti alla plenaria – voi forse non ricorderete che quando negli anni ’70, si decise di dare l’avvio alla realizzazione di un Istituto previsto dalla Costituzione, qual era la Regione, l’incarico di presentare lo strumento esecutivo, cioè la legge elettorale fu affidata proprio a me, io ho portato a conclusione, all’approvazione la legge elettorale che ha determinato i Consigli Regionali d’Italia. Ma oggi è la prima volta che io mi trovo in un Consiglio Regionale, è un battesimo”.

“Voi sapete – ha aggiunto –  anche che io ho un secondo difetto, che mi viene sempre rimproverato anche in alcuni libri recenti di giornalisti molto importanti, dice Gaspari era un buon Ministro però era troppo provinciale, amava troppo la sua terra. È vero, è un mio difetto, io amo l’Abruzzo e cerco anche di dare una spiegazione perché io amo tanto questa mia Regione, forse perché quando ero ancora molto giovane, ho frequentato Ginnasio e Liceo a Bologna, io ero vestito come vestivano gli abruzzesi e la povera gente, e ero in una scuola di ricchi, mi ridevano, mi prendevano in giro, qualche volta mi dispiaceva, qualche volta sono venuto anche alle mani, ma quello sfottò radicava in me l’amore per la mia terra, il sogno era il mio Abruzzo alla pari con le Regioni del Nord, e credo questo sogno di averlo realizzato, la prima cittadinanza onoraria della mia lunga attività politica io l’ho avuta da Sottosegretario nel 1966 a Barzi nella Capitale dell’Oltre Poppa Vece in Lombardia, quindi nella Regione più significativa del Nord, me lo diede un personaggio non insignificante, il Senatore Giovanni Azzaretti, tra l’altro direttore sanitario del mitico Policlinico Universitario di Pavia – il San Matteo, e me lo consegnò il Ministro dell’Interno”.

“Poi a conclusione della mia vita, – ha aggiunto – le cittadinanze onorarie, il maggior numero io le ho avuto in Lombardia, le cittadinanze onorarie della Lombardia superano quelle di tutte le altre Regioni Abruzzo compreso, quindi il sogno della mia vita di valorizzare questa terra anche di fronte alle Regioni del nord l’ho realizzata. Mi viene attribuito invece qualcosa che io non ho fatto, e che ha ripetuto poco fa anche il vostro Presidente mio caro amico, non sono io l’artefice dello sviluppo dell’Abruzzo, lo sviluppo dell’Abruzzo è stato realizzato dall’unità degli abruzzesi, in un periodo nel quale il contrasto ideologico era fortissimo, io non ho mai avvertito nell’operare continuo un taglio, una diversità da quello che era l’opposizione, tanti miei colleghi comunisti  abitualmente collaboravano con me, io posso indicare leggi approvate insieme a livello nazionale, provvedimenti presi insieme, la ideologia era una cosa, l’operare per la propria Regione o per l’Italia era un’altra, e io questo diciamo rapporto di collaborazione e di amicizia l’ho sempre trovato, e secondo me è un grave errore non trovarlo, perché chi fa politica ama la propria terra, e se può dà il suo contribuito, perché le cose vadano meglio, il successo dell’Abruzzo è dovuto alla sua unità, era una Regione unita anche in Parlamento, leggi, leggine a favore o no”.

“Ma voi pensate in tutto il mondo, quello che si trova sotto terra è dello Stato, quindi le energie sotterranee sono tutte dello Stato, il prelievo fiscale và tutto allo Stato, nella legge che riguarda la coltivazione e la scoperta delle energie sotterranee c’è una piccola norma, che dice che una piccola quota và alla Regione, forse voi non lo sapete nemmeno, ma il Molise per esempio si è dato da fare a suo tempo, per prendersi i pozzi che stanno davanti a Vasto, per avere nella quota che poteva spettare all’Abruzzo rivendicando la  molisaneità di quell’area del mare che sta di fronte a Vasto, e per la quale riscuotono i molisani. Quindi c’è stato nella mia azione soltanto la ricerca della collaborazione, ho avuto la fortuna di averla, siamo diciamo stati uniti nel fare le cose che dovevamo fare e le abbiamo fatte”.

“A mio giudizio – ha incalzato – bisogna cercare di ripristinare questa unità operativa di tutti i rappresentanti della Regione, impegnarsi a fare il meglio possibile, senza badare alle esigenze di partito, anzi io devo dire anche una cosa, molte volte specialmente in questo mio girovagare per l’Italia, per le grandi calamità naturali, voi sapete che dal 1960 al 1992 tutto quello che è accaduto di disastroso in Italia escluso il terremoto del Friuli Venezia Giulia è stato affidato alle mie cure”.

“Dovunque sono andato ho trovato unità e consenso, perché? Perché non ho mai avuto presente l’interesse personale o di partito, ho avuto anche l’amicizia e la stima dei miei collaboratori, lo ha ricordato l’altra sera anche il nuovo Presidente della Corte Costituzionale Alfonso Quaranta, che ha lavorato con me per oltre venti anni come capo di gabinetto, ha ricordato che non vi è stata mai da parte mia una posizione personale o di partito, abbiamo sempre guardato all’interesse dell’Italia, questo mi ha portato la fortuna politica, mi ha portato anche la gioia di servire il mio paese con tutta la mia anima, con tutte le capacità della mia intelligenza, del mio fare. Io mi auguro che questo sentimento torni ad essere preminente nel mondo politico italiano, l’Italia possa riprendere il suo sviluppo perché ne hanno tanto bisogno i nostri ragazzi, che sono il futuro, l’avvenire della nostra fatica”.

“A voi cari conterranei – concludeva -, io sono legato da un filo profondo di solidarietà, di amicizia di affetto, voi siete la mia Regione, siete quello che io ho amato per tutta la mia vita, coltivatela questa Regione, amatela con i miei stessi sentimenti, perché infondo quando voi sarete alla fine della vostra vita come oggi sono io, ricorderete soprattutto e soltanto quello che avete fatto per la vostra terra e l’amore che vi lega a coloro che ci seguiranno”.