Non voglio un centrosinistra conservatore

«Il centrosinistra ha un problema evidente difronte alla crisi di Berlusconi e della sua coalizione. Non abbiamo la capacità di proporre un’alternativa». Gianni Speranza pensa al dopo Berlusconi da sindaco di Lamezia, uno dei pochi baluardi del centrosinistra dopo l’ondata di centrodestra delle amministrative che un anno fa travolse anche la Calabria.

Ed alla Regione? «Non c’è un’opposizione al governo centrale, ma non c’è nemmeno in Calabria. Eppure da anni ci riempivano la testa col modello Reggio che adesso invece è colato a picco. Siamo messi meglio noi, qui a Lamezia zero debiti. L’Italia va male, continua ad essere un paese che discute sullo spread. Così la Calabria muore».

L’alternativa per lei è il governatore della Puglia Nichi Vendola o Matteo Remi sindaco di Firenze? «A tanta parte della sinistra Vendola piace per i suoi discorsi, la sua dialettica politica, a me piace come sta governando la Puglia. Per me non è solo un leader politico».

E Renzi? «Lui pone un problema fondamentale, quello del mandato politico. In altri paesi d’Europa e del mondo l’hanno risolto con le leggi. Negli Stati Uniti ti puoi chiamare Obama, Reagan, Clinton, Bush, ma dopo due mandati devi fare le valigie. E per sempre. Qui un sindaco invece può smettere e riprendere».

Proverebbe a fare uno stop and go? «Semmai in qualche altra istituzione, ma anche in questo caso sarebbe a termine. Poi si può fare un’altra cosa. Da noi il rinnovamento non esiste, ognuno è abbarbicato alle poltrone, e per continuare tira fuori trucchi trasformistici, cambi di casacca…».

Dunque crede nella rottamazione? «Le persone non si rottamano, ma la questione resta. Continuando così non viene mai dato spazio ai giovani, perché i vecchi non si mettono da parte. Tony Blair non pensa a diventare di nuovo il premier del Regno Unito e partecipa a meeting in tutto il mondo, Zapatero è un giovane che sta uscendo di scena dopo aver svolto il suo mandato. Nella mia giunta tre assessori sono under 40. Poi c’è la solita battuta…».

Quale? «Si può essere giovani pur non avendo l’età. Ma in Italia c’è un vecchiume che non si può negare».

I dinosauri della Leopolda? «Là è stato un successo di Renzi perché c’è una grande richiesta dalla società italiana che non ne può più dei dinosauri. Su questo non ci piove. La pensa invece diversamente sull’impostazione programmatica di Renzi».

Cioè? «Non condivido che la modernizzazione passi dal liberismo, né che bisogna rottamare il Primo maggio. Sì invece a un rinnovamento del centrosinistra nella cultura e nel linguaggio, spazzando via i vecchi riti della politica. Non voglio un centrosinistra chiuso e conservatore».

Ma in Calabria di rottamatori se ne vedono pochi. «Chi lo dice che anche qui non ci sarà una fiammella che divampa? Lo stile toscano prende. Renzi pone una questione vera e seria, cogliendo un punto di crisi della classe dirigente. La nostra è una società fondata sul modello del gerontocomio».

Vuole dire che la casta c’è? «C’è ma non è solo politica. La gente pensa che un sindaco sia ricco, ma è colpa nostra perché alimentiamo questo tipo di messaggio. Non è così: i dirigenti delle società partecipate della Regione prendono indennità anche otto volte più di un sindaco. La casta è chi s’è arrichito in questi anni e non ha pagato le tasse. Ma non c’è la volontà di tagliare questi privilegi».

Faccia un esempio. «Un sindaco di Roma o di Milano dovrebbe prendere più di un consigliere regionale della Calabria. Bisogna ricostruire il paese anche così, con buon senso e logica».

Allora che fare col centrosinistra calabrese? «Se in Calabria riusciamo a lavorare perché il centrosinistra sia profondamente diverso dal centrodestra, a cominciare dall’etica pubblica, sarebbe una buona partenza».

La disgregazione del centrodestra a Roma potrà riflettersi in Calabria? «Spero che arrivi. Ma da noi è più in difficoltà il centrosinistra, basta guardare alle ultime elezioni».

Ed i due forni dell’Udc? «Mi chiedo come possa fare l’Udc a continuare così in Calabria. A Roma Casini parla di fare un nuovo governo col Pd, mentre qui lo stesso partito ha un rapporto stretto con Scopelliti. Presupposto del patto era il buon governo dell’ex sindaco a Reggio, ma adesso quel Comune è solo un guaio: la Regione può essere utilizzata per pagare il deficit reggino».

La Calabria? «Se non succede qualcosa la Calabria l’anno prossimo morirà. Formigoni, presidente della Regione Lombardia e autorevole esponente del centrodestra, s’è incavolato sui tagli del governo agli enti locali. Scopelliti non ha detto una parola. La Calabria a Roma viene considerata persa, può succedere di tutto». (intervista della Gazzetta del Sud)