Per i giudici: “Berlusconi sapeva che erano escort”

Lo scrive il Riesame nell’ordinanza con cui ha disposto la scarcerazione di  Tarantini. “La sua condotta è stata indotta dalla promessa del premier di farsi  carico della sua situazione economica”. Confermato invece il mandato d’arresto  per Lavitola

Berlusconi era pienamente “consapevole” che le ragazze portate nelle sue residenze da Tarantini erano delle escort. Non solo. Tarantini sarebbe stato indotto a non rendere dichiarazioni o rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria dietro la promessa da parte del premier di farsi carico, dal punto di vista economico, della situazione di Tarantini. A sostenerlo è il tribunale del Riesame di Napoli nell’ordinanza con cui ha disposto la scarcerazione dello stesso Tarantini e della moglie e il trasferimento degli atti alla Procura di Bari. Procura che – lo si apprende in ambienti giudiziari baresi – farà valutazioni “quando e se” arriveranno le carte dell’inchiesta. Modificato il reato contestato – Le dazioni di denaro da Berlusconi a Tarantini, sostiene il tribunale del Riesame, iniziano quando quest’ultimo viene indagato a Bari e ‘culminano’ quando con il patteggiamento avrebbe potuto ‘contribuire a ‘stendere un velo’ su notizie che avrebbero destato sicuro clamore mediatico’. Il Riesame ha quindi modificato il reato contestato: non più estorsione ma il 377 bis, cioè induzione a non rendere dichiarazioni o rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria. Non c’è dubbio, secondo il collegio, che “la condotta processuale fin dall’origine assunta da Tarantini, volta a tenere il più possibile ‘indenne’ il presidente del Consiglio Berlusconi dai verosimili danni alla sua immagine pubblica derivanti dalla divulgazione dei risvolti più ‘sconvenienti’ del processo pendente presso l’Autorità Giudiziaria barese, sia stata indotta dalla promessa (anche tacita o per facta concludentia, quali la nomina e la retribuzione di un avvocato indicato dal suo entourage), da parte del premier di farsi carico, dal punto di vista economico, in senso lato, della situazione di Tarantini”. Quanto a Lavitola, invece, c’è ‘un elevatissimo rischio di recidiva’ e l’indagato ha dimostrato la capacita’ di continuare a delinquere pur trovandosi dall’altro capo del mondo. Tarantini non punibile – “In considerazione della qualità di destinatario dell’induzione” a rendere false dichiarazioni ai magistrati “assunta da Tarantini”, la sua condotta, secondo il tribunale, “deve ritenersi non punibile”. E la moglie, Angela Devenuto detta Nicla, è “totalmente estranea all’unica fattispecie di reato che il Collegio ha ritenuto configurabile”. Per i giudici Tarantini è comunque “reticente”, come si evince da alcune conversazioni con Patrizia D’Addario, “dalle quali emerge che, a differenza di quanto le aveva anticipato Gianpi in una precedente telefonata, la donna, pur avendo trascorso la notte in compagnia del presidente Berlusconi, non aveva ricevuto alcuna busta, ma soltanto la promessa di un suo interessamento affinche’ fosse sbloccata la situazione amministrativa di un cantiere ove la stessa stava realizzando opere edilizie”. Lavitola capace di delinquere anche all’estero – Nei confronti dell’altro indagato, Valter Lavitola, c’è invece “un elevatissimo rischio di recidiva specifica, desumibile dalla gravità dei fatti in contestazione ma anche dalle peculiari modalità esecutive del reato, avendo l’indagato dimostrato la propria capacità di continuare a delinquere pur trovandosi dall’altro capo del mondo”. I giudici definiscono quella del direttore de L’Avanti “una personalità assolutamente allarmante, dimostratasi in grado – attraverso l’attuazione di un abile doppio gioco – di perseguire il proprio utile personale non solo a scapito del destinatario della condotta delittuosa (Tarantini, ndr) ma addirittura in danno del concorrente nel medesimo reato (Berlusconi, ndr). Non va dimenticato, infatti, che Lavitola, una volta ottenuta la disponibilità delle ingenti somme messe da Berlusconi a disposizione di Tarantini, risulta averne trattenuta la maggior parte, reimpiegandola nelle proprie attività imprenditoriali”.