Scaramuzzino (Labor): la buona politica della Fondazione Calabria Etica

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Il welfare locale deve essere inteso  come strumento di coesione sociale: un investimento e non un costo per una società solidale e produttiva.  Con un impegno a sostegno delle fasce sociali più deboli, la Fondazione Calabria Etica ha messo in atto, con i diversi bandi indetti dalla Regione Calabria – Dipartimento 10 – tutta una serie di azioni per  ridare valore sociale al territorio come luogo dove deve crescere un nuovo modello di welfare, di appartenenza, di legami sociali, di innovazione di fronte all’emergere di nuove tipologie di povertà, per qualificare la crescita e la programmazione partecipata.
Entrare in contatto con i problemi sociali del territorio non vuol dire  soltanto assistere i poveri, i diversamente abili o gli immigrati; vuol dire avvicinare e comprendere le situazioni problematiche del nostro tempo e dei nostri territori, i fattori che producono le difficoltà, le azioni che vengono compiute dalla comunità civile nei suoi diversi livelli organizzativi. Assumere una governance della programmazione territoriale delle politiche sociali, attraverso comportamenti che sappiano caratterizzarsi per flessibilità e integrazione tra servizi sociali e socio-sanitari, tra servizi domiciliari e residenziali, fra istituzioni e terzo settore.
Questo il taglio organizzativo – gestionale che Pasqualino Ruberto ha voluto dare  alla Fondazione: realizzare  servizi per costruire un welfare di comunità, capace di stimolare innovazione e sperimentazione, fondato su maggiore equità, efficacia e coesione sociale, attraverso un piano strategico di sviluppo  attivato soprattutto mediante l’utilizzo di Fondi Comunitari. Questo – conclude Scaramuzzino – è il nodo fondamentale del nostro intervento: segnalare la buona politica, le capacità amministrative che possono guidare i processi di cambiamento e dare risposta ai problemi collettivi.   Sostenere e salvaguardare tutte quelle azioni sociali poste a tutelare la persona con i suoi bisogni, e più in generale quelle politiche capaci di  sviluppare una rete di servizi sempre più adeguati a rispondere a questi bisogni, ormai estremamente complessi. Coscienti che la dignità di ogni persona non è un criterio da affidare al buonismo o alla retorica, ma è consegnata come necessità alla politica. Alla buona politica”.