Sviluppo: dal 2013 pagelle on line, biglietto bus elettronico

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Apprendiamo con preoccupazione l’ipotesi di un decreto sullo sviluppo a costo zero e senza vere riforme. Questo non può essere assolutamente condiviso. Occorre che il governo dia una risposta convincente al grido di allarme del mondo del lavoro e delle imprese“. Lo affermano Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pippo Scalia.

Per il decreto Sviluppo “non c’é la possibilità di fondi importanti. Ci sono problemi da risolvere”, afferma il premier Silvio Berlusconi, aggiungendo: “Non credo che l’imprenditore più capace degli ultimi decenni sia improvvisamente incapace di decidere”. “Spero di poter annunciare qualcosa in settimana. Comunque quanto prima”, afferma Berlusconi. E il concordato fiscale? “Abbiamo anche discusso anche di questo – risponde – ma sui contenuti non posso entrare nei dettagli”.

BERLUSCONI,GOVERNO SENZA POTERI, PUO’SUGGERIRE – “L’architettura istituzionale del Paese non da al governo alcun potere. Non abbiamo poteri. Possiamo solo suggerire provvedimenti”. Così Silvio Berlusconi. “E’ inutile suggerire provvedimenti se sappiamo già che non avrebbero ricezione nelle forze politiche che devono approvarle. Bisognerà pure interpellarle”

VERTICE DA BERLUSCONI CON TREMONTI A P.GRAZIOLI – Vetrtice a Palazzo Grazioli, sul decreto sviluppo con il Premier Silvio Berlusconi, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il segretario del Pdl, Angelino Alfano

DL SLITTA, NODO RISORSE, SPUNTA CONCORDATO – Si allungano ancora i tempi del decreto sviluppo. Il provvedimento era atteso al consiglio dei ministri di questa settimana, ma con ogni probabilità il dl non sarà pronto per l’appuntamento di Palazzo Chigi. I ministeri e lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sono al lavoro sulle misure, tra cui sembra spuntare come ultima ipotesi quella di un concordato con la Svizzera, ma nonostante il ritorno in pressing delle imprese, per il premier fretta non ce n’é. “Il provvedimento sarà varato – ha spiegato il Cavaliere – quando il testo sarà convincente, non c’é nessuna fretta”.

Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è essenziale rispettare almeno la scadenza di fine mese o sarà troppo tardi, ma per Berlusconi l’essenziale è trovare gli stimoli giusti per sviluppo e crescita. Il nodo fondamentale da sciogliere resta però quello delle risorse. Secondo le ultime indicazioni della maggioranza sarà difficile ottenere un decreto a costo zero, ma, come spiegato anche in questo caso da Berlusconi, “i soldi non ci sono”. “Dobbiamo inventarci qualcosa”, ha detto il premier. Sul “qualcosa” permane ancora molta incertezza, nonostante i ministri interessati e il Cavaliere si siano appositamente riuniti in serata a Palazzo Grazioli. L’ipotesi di una forma di condono per reperire fondi non è mai stata del tutto seppellita. Dal vertice serale è infatti emersa l’idea di un concordato con la Svizzera (sulla falsariga di quello già siglato da Germania e Gran Bretagna), che potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro. Immediata però la smentita ufficiale del governo, affidata al ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “non c’é nessun condono fiscale, né diretto né indiretto, né velato”, ha sottolineato, lanciando anche un messaggio di pacificazione politica.

Al decreto, secondo il titolare del Lavoro, starebbero infatti lavorando tutti i ministri interessati, compreso Giulio Tremonti. Per reperire fondi l’idea dell’introduzione della patrimoniale, accettata persino dal mondo bancario e imprenditoriale, è stata invece bocciata a Berlusconi in prima persona. Passi avanti saranno in compenso probabilmente fatti sul mondo del lavoro e sulle semplificazioni. Il ministero del Welfare ha già annunciato misure per l’apprendistato e per incoraggiare il telelavoro, soprattutto nel momento della nascita dei figli, oltre a semplificazioni in arrivo per favorire le assunzioni. La ‘decertificazione’ sarebbe invece tra le misure clou in quota al ministero della P.A., mentre difficoltà starebbe incontrando la concessione di incentivi fiscali alla realizzazione di infrastrutture. Punto fondamentale intorno al quale ruoterebbero interventi a corredo per favorire il project financing. “Ci saranno misure fortissime di deregolazione per accelerare gli investimenti in infrastrutture – ha aggiunto Sacconi – e verranno riassegnate le risorse del Cipe”. Nessuna traccia invece di interventi sulle pensioni, liberalizzazioni e imposte sui patrimoni. Misure che rientravano nel manifesto presentato dal mondo imprenditoriale e rimasto, a quanto pare, lettera morta. Le imprese, tagliate fuori dai tavoli di confronto dopo il passaggio della gestione del dl dall’Economia allo Sviluppo economico, sono tornate infatti oggi a far sentire con forza la propria voce, chiedendo al governo di fare presto, perché “il tempo è scaduto”. La tensione sale anche nelle fila dell’opposizione: “l’unica cosa che il governo può fare è passare la mano – insiste il segretario del Pd, Pierluigi Bersani – non credo che il governo sia in condizione di fare quello che non ha fatto in tre anni”. A slittare non è del resto solo il testo sullo sviluppo. E’ arrivata solo nel tardo pomeriggio al Senato la legge di Stabilità, nonostante la legge preveda la presentazione entro il 15 ottobre. L’annuncio dell’arrivo è stato comunicato dal presidente del Senato, Renato Schifani in aula spiegando che giovedì pomeriggio si aprirà la sessione di bilancio.