Ticket Sanitari, diverse regioni si sono opposte all’applicazione

ROMA – L’applicazione del ticket sanitario varato nella recente Manovra finanziaria, è partito a singhiozzo. Molte sono state le Regioni che si sono opposte all’applicazione della nuova disposizione, ed il ministro della Salute Ferruccio Fazio, dopo l’incontro con gli assessori alla Sanità delle Regioni, dove si è discusso proprio dell’introduzione dei ticket sanitari, ha chiarito che rivedrà la norma: “il tavolo tecnico con le Regioni lavorerà a una nuova rimodulazione dei ticket sanitari. Nel frattempo le Regioni sono libere di applicare le Manovre che ritengono piu opportune in alternativa al ticket”.

In particolare, il ministro ha annunciato di voler varare una modifica alla normativa che consenta di arrivare al 2014 ad una norma che sarà meno pesante per i cittadini.

Intanto arrivano i primi report delle Regioni. In Calabria ad esempio, si stima che circa il 70% dei cittadini è esentato dal ticket. Lo conferma il vice presidente della Regione Antonella Stasi: “abbiamo constatato che comunque tutte le Regioni sono obbligate ad inserire il ticket aggiuntivo di 10 euro. Quelle che non lo faranno potranno aggiungere in alternativa ticket differenziati, proporzionali all’appropriatezza o ancora alle prestazioni al fine di disincentivare, così come proposto dalla Lombardia, il ricorso corrente a prestazioni di specialistica che troppo spesso risultano poi essere inappropriate e ripetitive. In alternativa tutte le Regioni dovranno individuare altre forme di entrate sostitutive”.

Per quanto riguarda il ticket per il Pronto Soccorso, la Basilicata al momento è l’unica a non averlo applicato. Il Lazio applicherà le due disposizioni su ticket e codice bianco al pronto soccorso, ma lo farà soltanto tra un po’, per adeguare i sistemi informatici. Dalla Regione fanno sapere che si tratta di una questione di giorni.

La Regione Toscana rimane una roccaforte del no ticket. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha precisato che “entro 15 giorni proporremo misure alternative per recuperare comunque quei soldi”.

Siamo contrari al ticket su diagnostica e specialistica – continua Rossi – perché incide sulle prestazioni sanitarie, mette fuori mercato il circuito dei servizi pubblici, rischia di spostare sul privato un pacchetto consistente di prestazioni, mette a rischio la presa in carico del paziente, e, in definitiva, mette a rischio la salute. Sulla specialistica non si può risparmiare”.

Del medesimo parere altre regioni come le Marche, Trentino, Val d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Sardegna e Veneto.