CRANIO DI VILLELLA: la Corte d’Appello di Catanzaro rimanda ad aprile 2016

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Al fine di rendere onore alla memoria, si ricorda una frase riportata dalla stessa Milicia in diversi organi di informazione, mesi scorsi: “Se non ci fosse stato di mezzo Lombroso, il cranio del povero Villella sarebbe stato sepolto in una fossa comune…”.
Quasi dovesse essere  un onore per un “anonimo” ladruncolo di ricotte essere la cavia di un pazzo squartatore di crani, che grazie ad un’analisi pressoché demenziale, ha ‘inventato’ il concetto di atavismo e ‘delinquente per natura’.
Al di là di ogni suffragata forma di democratico rispetto verso le libere forme di pensiero altrui, discutibili o meno, e di esegesi storica, questi episodi devono essere considerate forme di insegnamento da parte di chi apre le porte della patria del Comitato Scientifico No Lombroso con troppa facilità nei riguardi di chi utilizza fonti contrarie all’etica del Comitato Scientifico stesso.
L’accesso alle fonti è libero ed è espressione di libera partecipazione alla scienza, si dirà, ma se determinati soggetti hanno intenzione, liberamente, di utilizzare idee e scritti contro la logica del Comitato No Lombroso, possono acquisire le loro libere fonti, al di fuori della patria che battaglia sul ritorno di Giuseppe Villella.
Chiusa questa parentesi, è il Presidente del Comitato Scientifico No Lombroso a farsi sentire in merito al differimento della data stabilita dalla Corte d’ Appello di Catanzaro : “ Accettiamo questa data con fiducia nella giustizia. Nel frattempo, rifletteremo sul da farsi e su cosa organizzare in questa forbice di periodo temporale che ci separa dal 05.04.2016”.
Si ribadisce che, nell’ambito dell’analogia di legge, costituisce precedente magistratuale la restituzione del cranio dell’anarchico Passannante (dal ‘museo’ Lombroso di Torino, al museo criminologico di Roma, al ritorno in patria nella cappella di famiglia a Salvia di Lucania) e di Gasbarrone da Sonnino.
Se per tali quaestio laegis si è applicata la legittima restituzione dei resti, non si capisce perché per Villella (il cui cranio in questione è considerato il feticcio dell’antropologia criminale), l’ Università di Torino stia facendo una serrata opposizione.
Sarà che la logica su cui si sta basando il ‘museo’ Lombroso è riferibile a quella logica espressa dal Comitato Scientifico No Lombroso che riporta ‘non per soldi, ma per denaro?’
Chi vivrà, vedrà.
Il cranio di Villella, ad ogni buon conto, rimane ancora imprigionato all’interno di un museo che rappresenta un istigazione al razzismo, in cui: si ostenta l’esibizione di cadaveri umani (molti di essi trafugati) ed illustrati come ‘ambito di ricerca scientifica’, l’antiscienza viene mistificatamente fatta passare per scienza, il diritto della degna sepoltura viene calpestato dalla conoscenza artificiosa e dove l’ostentazione di parte di resti umani di soggetti che in vita risultavano essere stati affetti da  disabilità, viene blaterata dai gestori del ‘museo’, come ‘patrimonio culturale’.
La vergogna si coniuga con l’infamia.
Relazionandoci alle dichiarazioni espresse dal Presidente del Comitato Scientifico No Lombroso, attendiamo fiduciosi e nel frattempo, chiunque abbia intenzione di essere edotto su questa battaglia che incardina valori scientifici, criminologici, storici, sociali, filosofici, può contattare il Comitato Scientifico No Lombroso o accedere ai contenuti mediante collegamento al sito internet www.nolombroso.org.
Per maggiore completezza della trattazione si precisa che, ad oggi, da Nord a Sud del Paese, sono oltre cento le associazioni, i Comuni d’ Italia, singoli cittadini, artisti, scrittori ed intellettuali vari che, aderendo a tale Comitato Scientifico, stanno cavalcando le ragioni di questa causa legata, fra l’altro, alla ratio degli human right (diritti umani, come da Dichiarazione Universali d’Intenti sottoscritta in Parigi il 10.12.1948). Domenico Romeo