FABIO CASERTA: “La mia storia, il centenario della Reggina e le morti sospette del calcio…”

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Fabio rinasce l’anno scorso nella Juve Stabia, in Serie B, con uno score d’eccezione: 48 presenze e 9 marcature. E’ come il vino, va avanti con l’età e migliora a vista d’occhio, impensabile credere che un giorno possa smettere un giocatore così.
Centrocampista arcigno, di forza ed esperienza, pedina di sicura caratura che potrebbe riempire organici di categorie superiori,  al momento Fabio Caserta è un uomo che è ad un passo da una svolta personale.
Lo incontriamo nella sua Melito di Porto Salvo, ridente cittadina della fascia jonica ad un tiro di schioppo da Reggio e facciamo quattro chiacchiere.

D. Auguri Fabio,è’ diventato papà per la seconda volta
R. Grazie, di una bambina.

D. Il punto della situazione al momento con la Reggina. Si troverà l’accordo ?
R.  “ L’unica trattativa reale è quella con la Juve Stabia ed in parte con il Pescara. Per la Reggina, si tratta solo di voci al momento anche se a fine campionato sembrava più di un qualcosa campato in aria. C’e’ stato un tentativo d’accordo, l’interesse da parte mia è stato palese. La voglia di giocare nella Reggina è figlia di  un vecchio amore, quindi un desiderio che mi porto da piccolo. Questo ha fatto sì che durante l’unico tentativo di accordo avvenuto un mese fa circa, ho detto chiaramente che ero disposto a ridurmi l’ingaggio, consegnando un assegno firmato in bianco da me. Dissi a qualcuno: riempitelo voi, qualsiasi cifra a me sta bene pur di giocare nella Reggina. E’ passato un mese e nonostante mi è stato garantito che nel raggio di poche ore sarebbe giunta una voce, non si è fatto sentire nessuno. Penso che se il Presidente sia realmente interessato dovrebbe essere lui, a questo punto, a farsi sentire, specie  quando si tratta con un giocatore in scadenza di contratto  che ha intenzione di ridursi l’ingaggio e vuole giocare nella squadra della propria città“.
Di Fabio si capisce subito che è un ragazzo dal viso pulito e dal cuore buono, basta guardarlo negli occhi, basta leggere la sua spontaneità di una persona umile e dignitoso. Di colpo, mostra il cellulare e spiega: “Legga… questi sono i miei messaggi inviati ad un Dirigente amaranto fino a stamattina…non le dico bugie. Fino a stamane  li ho cercati, ma nessuno, anche oggi, mi ha risposto“

D. La Reggina si prepara di affrontare questo campionato in previsione del centenario. Cosa sarebbe disposto a fare per mettere la sua firma nella pagina dei cento anni della Reggina?
R. Mi farebbe piacere far parte di questo centenario, voglio esserci, ma mi farebbe piacere indossare la casacca amaranto al di là del centenario, anche se fosse il primo anno di vita della Reggina o il secondo. A detta del Presidente che ha intenzione di fare delle cose in grande in occasione di questa ricorrenza, è un desiderio che si rinnova sempre.

D. Fabio Caserta e la sua carriera. Quale squadra ricorda con più affetto e quale partita in particolare della sua carriera desideri incorniciarla?
R. Mah… io dico che ogni squadra con la quale ho giocato mi ha dato tanto. A Catania, ad esempio, devo tanto, perché è la società che mi ha fatto esordire in Serie A, la prima squadra che ricordo nell’approccio con il grande calcio. Il Palermo mi ha fatto crescere ancora e dato la gioia di esordire in una competizione europea come l’ Europa League, così  come a Cesena sono stato benissimo, un ricordo bellissimo. Il periodo trascorso all’ Atalanta è l’unico momento negativo per la mia carriera, non mi sono trovato bene, come ambiente interno e come piazza. Non ho litigato con nessuno, sia chiaro, ma al di là della retrocessione è stato un anno negativo in diversi aspetti. A Castellammare di Stabia conosco ormai l’ambiente, sto davvero bene.

D. Ieri nel calcio c’è stato un altro lutto: Stefano Borgonovo ci ha lasciato ed è stato a lungo malato di SLA. Che ne pensa delle morti sospette nel calcio?
R. Mi dispiace veramente per la morte di  Borgonovo. Penso comunque che, indipendentemente dal fatto che Borgonovo sia morto a causa dell’utilizzo di sostanze proibite o meno, credo che nel calcio queste cose non devono succedere. Non può e non deve succedere che una persona possa morire per queste cose, ripeto, al di là dell’origine della sua malattia. Una volta nel calcio i controlli non esistevano ed i giocatori, anche se facevano uso di medicinali proibiti, non venivano mai scoperti. Oggi, grazie a Dio, i controlli ci sono e devono essere sempre frequenti, per il rispetto dello sport e della vita umana”

D. Lei viaggia, come età, sugli under 35. Ci pensa a quello che sarà il suo futuro, se dentro o fuori dal mondo del calcio?
R. Voglio rimanere nel mondo del calcio, o come osservatore, o come allenatore dei bambini, o come allenatore. Non so di preciso, ma il mio futuro è comunque all’interno del mondo del calcio, anche se per adesso non ci penso più di tanto, mi impegno solo a giocare e poi vediamo cosa esce fuori di bello…      
Per il momento, Fabio, attende alla finestra, in attesa di fare il passo giusto per la sua vita. Riguardo al desiderio di indossare la maglia amaranto, a parte Bonazzoli negli ultimi anni, si può benissimo dire che il gesto da lui fatto nei confronti della società, non solo è da grande professionista che antepone il cuore a tutto il resto, ma è inusuale nel mondo del calcio in un tempo dove i valori sono largamente accantonati. Fabio Caserta, attende dentro sé una risposta positiva, ma in caso contrario (si ritiene un osservazione personale dello scrivente, questa), qualora la società di via Delle Industrie opterà negativamente, si potrà adattare il detto che “chi non  accetta non merita”.
Auguri Fabio, qualsiasi sia il tuo futuro prossimo.