Il cranio di Villella, il Nazismo biologico e la magistratura giudicante

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Un ‘museo’ che non solo offende il genere umano, ma che ha subito la condanna della città di Torino che lo ‘ospita’, come da seduta del Consiglio Comunale di Torino qualche anno fa, che ha votato contro l’esposizione feticciale di tutti quei resti umani, aderendo alla restituzione del cranio di Giuseppe Villella.
In relazione alla decisione del secondo rinvio della Magistratura, si diffonde il comunicato ufficiale del Comitato Scientifico No Lombroso, attraverso il legale, Avv. Francesco Maria Schiraldi.
L’attesa che circondava l’udienza di martedì 2 dicembre, nell’aula della Corte di Appello di Catanzaro, poteva definirsi palpabile. La controversia che opponeva il Comune di Motta Santa Lucia e il Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso all’Università di Torino era giunta al suo epilogo: il collegio doveva solo esprimersi in sede di impugnazione, per confermare o meno l’ordinanza di primo grado del Tribunale di Lamezia Terme che condannava l’Università torinese a restituire al Comune di origine le spoglie di Giuseppe Villella, tuttora indecorosamente esposte nel Museo Lombroso. Non c’erano incombenze istruttorie da espletare o sopraggiunti incidenti procedurali, i giudici della Corte non potevano che riservarsi la causa per la decisione. Dopo il loro responso per i soccombenti sarebbe rimasta l’unica possibilità del ricorso in Cassazione…invece non è stato così.
L’Italia è da tempo un Paese bloccato, latita la competitività, latita l’occupazione, latitano gli investimenti produttivi soprattutto da parte degli investitori esteri: il motivo principale della perdita progressiva di competitività e della latitanza degli investimenti sia interni che esteri, con inevitabili riflessi sull’occupazione e sul benessere generale, derivano da un sistema burocratico trasformatosi nel corso del tempo in una vera palude, dove tortuosità e farraginosità sono assolute e tali da rappresentare un monumentale ostacolo per chiunque vuol fare e produrre risultati. Di tale obbrobrio che ha fatto scivolare indietro la nostra nazione in tutti gli indici e le classifiche, tranne che scalare i vertici degli Stati mondiali più corrotti, sono responsabili le classi politiche che hanno badato solo ad occupare ogni posizione di potere, se non crearne di nuove a dismisura e lautamente retribuite pur di regalare poltrone alle proprie clientele, per dare vita così all’attuale enpasse in cui è diventato impossibile districarsi.
Il sistema giudiziario, purtroppo, fa parte anch’esso di quell’assurda e caotica struttura amministrativa che sta stritolando la nazione, la responsabilità dei politici nell’aver trascurato e abbandonato a sé stessa questa funzione essenziale della vita pubblica è enorme: non si sono adeguate strutture e personale tanto di cancelleria che degli organi giudicanti, facendo sì che la celerità nella definizione delle controversie, uno degli indici su base mondiale dell’efficienza di una nazione, sia giunta a livelli non da terzo ma piuttosto da quarto mondo. Se gli investitori esteri vedono nell’Italia un insediamento da evitare come la peste lo si deve proprio a ciò…
Questa premessa aiuta a capire quanto avvenuto il 2 dicembre nell’aula della Corte di Appello di Catanzaro: un processo avviato in primo grado nel maggio 2012 dovrà attendere il 5 aprile 2016 per vedere forse conclusa la sua fase di appello…se poi ci scappa anche un ricorso in Cassazione, ad opera di una Università soccombente e che non sopporta un centesimo di spese essendo difesa dall’avvocatura dello Stato, possiamo concludere che gli oculati curatori del Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso hanno trovato un potente alleato per rifiutare di restituire le spoglie di Giuseppe Villella al Comune di origine: quella burocrazia e quell’amministrazione pubblica di cui pure sono parte integrante e ben remunerata…”.

Ad ogni buon modo, si intende precisare che il protrarsi della sentenza d’ Appello è soprattutto dovuto al numero molto alto di processi che pendono all’interno degli uffici del Tribunale della ‘città dei tre colli’ e rispecchia un trend prettamente nazionale.
Si conferma, pertanto, la fiducia ed il supporto alla Magistratura giudicante in seno a tale disquisizione di pregnante caratura. Domenico Romeo