LA LUNA DI GIORNO

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“Come è difficile scrivere in mezzo all’Apocalisse, isolare i pensieri e comporli in un ordine, farlo mentre ancora il pericolo incombe…”
Sono solo alcuni stralci, finali, del romanzo “La Luna di Giorno” (0111 Edizioni), il quarto lavoro letterario di Fedele Bucalo, che già fanno immergere il lettore nei labirinti esistenziali che l’apprezzabile testo offre.
Un incastro di personaggi che rendono onore all’opera dell’autore che riesce a scivolare nell’intimo di uomini di diversa tempra e caratura per dare loro una singolare forma, un singolare percorso emotivo ed esistenziale, ma legati comunque ad un filo conduttore.
“La Luna di giorno” è proprio questo: un intreccio di vite che riconduce alla città de L’Aquila nei giorni che precedono il dramma del tragico bradisisma dell’anno 2009, con i risvolti dei dolori, dei sogni sopiti e delle successive aspirazioni recise e rifondate dalla speranza della rinascita.
Forse sono pazzo, ma in tal caso preferisco raccontare’’, è uno dei personaggi del romanzo che parla, narra se stesso e la vita circostante, frutto del prodotto mutevole e sociale di un luogo a cui la natura ha donato il gelo naturale, ma che il destino ha intriso il calore della forza nell’anima.
E così, nel susseguirsi della vita dei personaggi, l’indole degli stessi si amalgama ai luoghi diventando corollario di densa umanità, al punto che se nei giorni che precedono il terremoto nella freddissima L’ Aquila, “quel vento che fischiava prendeva fiato nelle piazze per poi riprendere a correre e alla fine diventare esso stesso musica”, unito “all’angolo raccolto della Maiella, tra gli alpeggi spogli”, il tutto si coniuga alla superficie del tempo e del destino di altri uomini che inseguono nel mare il proprio destino.
Ed è così che il passato nella vita dell’uomo emerge sensibilmente, svegliando lo spirito che non dimentica, al punto da creare una giuntura con il passato, localizzando l’anima “in quel mare che non sa tradire”, pur mantenendo una vocazione che riesce ad intersecare mondo bucolico e georgico allo stesso tempo.
Un romanzo, dunque, permeato dai caratteri esistenziali profondi e che dona il proprio omaggio, in pre-incipit, ad Italo Calvino ed alle sue “Città Invisibili”’, rievocando un pezzo struggente.
Una bella opera, da bere d’un fiato, che incolla il lettore che cercherà di saziarsi con l’ incalzante leit motiv delle storie di chi cerca la vita ed il profondo ‘io’. Domenico Romeo