MAGNA GRECIA fra mito e genesi

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Si chiamava Megálē Hellàs, ossia Magna Grecia, ed è stata la prima grande civiltà dalla durata secolare, che si è insediata nella nostra Penisola, cominciando dalle coste della Calabria.
Una maestosa civiltà, portatrice di arte, pensiero, filosofia della democrazia e che, partendo dalla Calabria, diede origine al nome Italia all’intera Penisola italica, come riporta lo stesso Ovidio: “Itala nam tellus Graecia maior erat” (qualcuno dia lezioni di storia a Sgarbi che, con tracotante arroganza e notevole caduta di stile, ha recentemente e pubblicamente definito la Calabria “una Regione al di fuori dell’Italia”).
Ma al di là delle origini storiche su cui si basa la storia, quali e quanti miti circondano la genesi di questa grande civiltà?
La genesi trova la sua derivazione nell’Oracolo di Delfi che destinò ai primi viaggiatori Calcidesi, il compito di fecondare nuove terre nel Mediterraneo.
Secondo antiche fonti Reggio Calabria fu fondata da Calcidesi, per l’appunto, emigrati a causa di una carestia ed accompagnati da Messeni costretti ad espatriare perché avevano usato violenza alle vergini spartane.
L’Oracolo di Delfi, difatti, aveva ordinato loro di fondare una città dove avrebbero visto una femmina abbracciata a un maschio. Trovarono una vite avvolta intorno ad un leccio (in altre versioni un fico selvatico) e convinti che quello fosse il luogo indicato dal Dio, lì si fermarono e fondarono una polis.
La prima polis. Era Reggio Calabria.
E’ la genesi, l’inizio, la prima pietra posata dagli antichi Greci nella nostra Penisola e vede un mito in cui si incardina: un Dio sotto forma di oracolo, una civiltà, una Regione ed una città prescelta.
La zona in cui i padri greci avrebbero visto questa vite ‘avvinghiata’, è la zona Sud della città di Reggio Calabria, sul finire del lungomare, che sarebbe il ‘bing bang’ di una florida civiltà che diede vita in quel lembo di terra ai primi insediamenti coloni.
Oggi, in tale zona denominata ‘tempietto’, un monumento scultoreo raffigurante una vite intrecciata posta al centro della piazzetta, rievoca il luogo in cui l’ Antica Grecia avrebbe sementato la propria cultura.  
Il mito e la storia da qui partono all’unisono e definiscono un cammino congiunto con le loro storie.
Gli antichi affermavano che le cicale di Reggio erano mute: cosa che non si verificava in alcun altro luogo e tanto più sorprendente in quanto le cicale della vicina Locri Epizeferia (l’odierna Locri, florida colonia ellenica all’epoca molto attiva), erano eccezionalmente canore.
Ma c’era un perché: le cicale di Reggio avevano disturbato con il loro strepito il sonno di Ercole, che aveva ordinato loro di stare zitte e le povere bestiole non avevano mai più rotto il silenzio imposto da  Dio.
Altro mito leggendario riguarda i ‘sette fiumi degli Dei’.
Nei pressi di Reggio, sostiene Varrone, scorrevano sette fiumi.
Oreste, figlio di Agamennone, che poteva riacquistare la ragione perduta con l’assassinio della madre Clitemnestra solo lavandosi in sette fiumi scaturiti da una sorgente o in una fiumana formata da sette fiumi, qui approdò tornando dalla Tauride con la sorella Ifigenia, qui si lavò, qui rinsavì.
Appese la spada a un albero ed edificò un santuario ad Apollo, in un laureto dove i reggini andavano a cogliere un ramo d’alloro ogni qual volta dovevano inviare una delegazione all’oracolo di Delfi.
“Io canto Reggio, l’estrema città dell’ Italia marina/ che s’abbevera sempre all’onda di Trinacria /poi che all’ombra d’un olmo frondifero elle Ibico pose/ amante della lira, amante degli efebi/saggio di molte delizie; e intorno al suo tumulto sparse/folta l’edera ed i boschi della pallida canna”
Questo epigramma anonimo dell’Antologia Palatina attesta, invece, l’esistenza della tomba di Ibico, antico poeta e musico, a Reggio, madre patria della Megálē Hellàs, dove nacque intorno al principio del VI secolo, figlio forse del legislatore della città. E si vuole che egli stesso fosse eletto tiranno, ma a quella carica preferisse l’esilio.
Questi sono solo alcuni dei miti che riguardano questa grande civiltà le cui narrazioni, che si coniugano a testi storici che raccontano la meravigliosa e reale epopea secolare di quell’umanità, costituiscono una pietra miliare della storia della nostra civiltà. Domenico Romeo