Spazio Domenico Romeo: “16 marzo 1978: per non dimenticare”

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16 marzo 1978-16 marzo 2018. Sono trascorsi 40 anni esatti dal rapimento di Aldo Moro, tragico accadimento avvenuto in Roma in via Fani. In tutta Italia, in data odierna, sono numerose le celebrazioni per ricordare l’episodio che rappresenta la catarsi del fenomeno degli anni di piombo degli anni settanta. Questa è la cronologia di quel giorno rivissuta in forma sequenziale.
Alle 9,15 un commando di brigatisti rossi tende un agguato in via Mario Fani ad Aldo Moro, presidente del Consiglio nazionale della DC, mentre va a Montecitorio per il dibattito sulla fiducia al 4° governo Andreotti, il primo governo con il sostegno del PCI. In pochi secondi i brigatisti uccidono i due carabinieri che accompagnano Moro (Domenico Ricci, Oreste Leonardi), e i tre poliziotti dell’auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi). L’On. Moro viene caricato a forza su una Fiat 132 blu. Poco dopo le Brigate rosse rivendicano l’azione con una telefonata all’agenzia Ansa. Ore 10,00 il Presidente della Camera Pietro Ingrao sospende la seduta e annuncia il rapimento di Moro. Ore 11,05, CGIL, CISL e UIL proclamano lo sciopero generale. Alle ore 12,46 riprendono i lavori alla Camera. Il 4° governo Andreotti ottiene la fiducia alle 20,35: votano a favore DC, PCI, PSI, PRI, PSDI, DN e Sin. Ind (votano contro PLI, MSI-DN e DP, SVP si astiene). Nella notte anche il Senato vota la fiducia.
Poche ore dopo il rapimento le Brigate Rosse inviano il primo di una lunga serie di comunicati:
“Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo ALDO MORO, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata. Chi è ALDO MORO è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino ad oggi il gerarca più autorevole, il “teorico” e lo “stratega” indiscusso di quel regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione imperialista di cui la DC è stata artefice nel nostro paese, dalle politiche sanguinarie degli anni ’50, alla svolta del “centro-sinistra” fino ai giorni nostri con “l’accordo a sei” ha avuto in ALDO MORO il padrino politico e l’esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste. È inutile elencare qui il numero infinito di volte che Moro è stato presidente del Consiglio o membro del Governo in ministeri chiave, e le innumerevoli cariche che ha ricoperto nella direzione della DC, (tutto è ampiamente documentato e sapremo valutarlo opportunamente), ci basta sottolineare come questo dimostri il ruolo di massima e diretta responsabilità da lui svolto, scopertamente o “tramando nell’ombra”, nelle scelte politiche di fondo e nell’attuazione dei programmi controrivoluzionari voluti dalla borghesia imperialista. Compagni, la crisi irreversibile che l’imperialismo sta attraversando mentre accelera la disgregazione del suo potere e del suo dominio, innesca nello stesso tempo i meccanismi di una profonda ristrutturazione che dovrebbe ricondurre il nostro paese sotto il controllo totale delle centrali del capitale multinazionale e soggiogare definitivamente il proletariato. La trasformazione nell’area europea dei superati Stati-nazione di stampo liberale in Stati lmperialisti delle Multinazionali (SIM) è un processo in pieno svolgimento anche nel nostro paese. Il SIM, ristrutturandosi, si predispone a svolgere il ruolo di cinghia di trasmissione degli interessi economici-strategici globali dell’imperialismo, e nello stesso tempo ad essere organizzazione della controrívoluzione preventiva rivolta ad annichilire ogni “velleità” rivoluzionaria del proletariato. Questo ambizioso progetto per potersi affermare necessita di una condizione pregiudiziale: la creazione di un personale politico-economico-militare che lo realizzi. Negli ultimi anni questo personale politico strettamente legato ai circoli imperialisti è emerso in modo egemone in tutti i partiti del cosiddetto “arco costituzionale”, ma ha la sua massima concentrazione e il suo punto di riferimento principale nella Democrazia Cristiana. La DC è così la forza centrale e strategica della gestione imperialista dello Stato. Nel quadro dell’unità strategica degli Stati Imperialisti, le maggiori potenze che stanno alla testa della catena gerarchica, richiedono alla DC di funzionare da polo politico nazionale della controrivoluzione. È sulla macchina del potere democristiano, trasformata e “rinnovata”, è sul nuovo regime da essa imposto che dovrà marciare la riconversione dello Stato-nazione in anello efficiente della catena imperialista e potranno essere imposte le feroci politiche economiche e le profonde trasformazioni istituzionali in funzione apertamente repressiva richieste dai partner forti della catena: Usa, RFT. Questo regime, questo partito sono oggi la filiale nazionale, lugubremente efficiente, della più grande multinazionale del crimine che l’umanità abbia mai conosciuto. Da tempo le avanguardie comuniste hanno individuato nella DC il nemico più feroce del proletariato, la congrega più bieca di ogni manovra reazionaria. Questo oggi non basta. Bisogna stanare dai covi democristiani, variamente mascherati, gli agenti controrivoluzionari che nella “nuova” DC rappresentano il fulcro della ristrutturazione dello SIM, braccarli ovunque, non concedere loro tregua. Bisogna estendere e approfondire il processo al regime che in ogni parte le avanguardie combattenti hanno già saputo indicare con la loro pratica di combattimento. E questa una delle direttrici su cui è possibile far marciare il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo, su cui sferrare l’attacco e disarticolare il progetto imperialista. Sia chiaro quindi che con la cattura di ALDO MORO, ed il processo al quale verrà sottoposto da un Tribunale del Popolo, non intendiamo “chiudere la partita” né tantomeno sbandierare un “simbolo”, ma sviluppare una parola d’ordine su cui tutto il movimento di Resistenza Offensivo si sta già misurando, renderlo più forte, più maturo, più incisivo e organizzato. Intendiamo mobilitare la più vasta e unitaria iniziativa armata per l’ulteriore crescita della GUERRA DI CLASSE PER IL COMUNISMO. PORTARE L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI. DISARTICOLARE LE STRUTTURE, I PROGETTI DELLA BORGHESIA IMPERIALISTA ATTACCANDO IL PERSONALE POLITICO-ECONOMICO-MILITARE CHE NE È L’ESPRESSIONE. UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE Per il comunismo – Brigate Rosse”.
Il cadavere dell’ Onorevole Moro verrà trovato all’interno della Renault 4 targata N57686 in via Caetani, in Roma, in seguito ad una telefonata delle stesse Brigate Rosse. Da quanto si è appreso in questi anni nel corso dell’iter giudiziario, il leader della D.C. è stato segregato in Roma in un’abitazione di via Gradoli ( luogo di una discussa mancata perquisizione da parte delle Forze di Polizia).
In ricordo di tutte le vittime del terrorismo italiano ed internazionale.

Domenico Romeo