Spazio Domenico Romeo: “Campania e contraffazione”

Alcune operaie lavorano in una azienda tessile nel Catanese, in una foto di archivio. RAGONESE/ANSA/

Nell’ultimo decennio sono stati effettuati 1.984 sequestri nel Salernitano, che hanno portato al rinvenimento di oltre un milione di pezzi falsi. La domanda di fake si concentra su prodotti tradizionali e low cost: giocattoli (31.247 articoli sequestrati nel 2018), accessori (6.165), abbigliamento, calzature, articoli di cartoleria e per la scuola. È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM). Il mercato del falso vale a livello nazionale 7,2 miliardi di euro e sottrae più di 100.000 posti di lavoro all’economia legale. L’emersione della contraffazione comporterebbe anche un aumento del gettito fiscale, tra imposte dirette (su impresa e lavoro) e indirette (Iva), pari a quasi 1,8 miliardi di euro. La vendita al dettaglio dei prodotti contraffatti è la manifestazione più evidente del fenomeno della contraffazione nel Salernitano. Si concentra nei mercati ambulanti rionali, nelle vie dello shopping, nei lungomare e nei luoghi di maggiore frequentazione turistica. I protagonisti della vendita sono principalmente i cittadini africani, soprattutto senegalesi e marocchini, e i bangladesi. Stretto è il legame con la vicina provincia di Napoli, da dove viene acquistata la maggior parte della merce falsa. A Salerno si registra la presenza isolata di attività di produzione, come testimoniano le operazioni che hanno portato alla scoperta di opifici attivi nella riproduzione di articoli e gadget sportivi. Anche l’attività di stoccaggio è per lo più limitata a piccoli magazzini, dove può avvenire anche l’assemblaggio finale della merce, spesso situati presso le stesse abitazioni dei venditori. Accanto al mercato del falso si è sviluppato un significativo mercato di prodotti non sicuri, in prevalenza di provenienza cinese. Nel 2018 ne sono stati rinvenuti più di 1,2 milioni, soprattutto giocattoli (687.000 pezzi). La presenza di numerosi prodotti tipici di qualità e certificati rende l’agroalimentare un settore a rischio di imitazione e falsificazione. Il rischio più grande viene dall’estero, dove emerge l’elevata esposizione all’ ”Italian sounding” per prodotti come i pomodori San Marzano o il limoncello della Costa d’Amalfi, con ricadute negative sulla produzione locale. Nelle azioni di contrasto, è costante il coordinamento interforze attraverso la cabina di regia istituita presso la Prefettura. Elevata è l’attenzione al fenomeno da parte delle Forze dell’ordine, come testimonia la crescita del numero dei sequestri effettuati dalla Guardia di Finanza (+37,2% negli ultimi dieci anni) e dai risultati raggiunti nell’ambito dell’operazione «Spiagge sicure» dell’estate 2018, che ha coinvolto i due comuni di Camerota e Capaccio-Paestum, dove sono stati sequestrati 11.847 articoli per un valore complessivo di 85.000 euro. Nel 2019 «Spiagge Sicure» interesserà i comuni di Amalfi, Ascea, Centola, Maiori, Pisciotta, Positano e Ravello. Ma di fronte a un mercato del falso che diventa sempre più capillare e camaleontico, un fenomeno che si trasforma e diventa sempre più «liquido», alle attività di repressione e di contrasto bisogna affiancare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini-consumatori, chiamandoli ad essere attori e protagonisti in prima persona della lotta alla contraffazione. Negli ultimi anni si sono realizzate importanti iniziative di informazione rivolte al mondo delle imprese, alla cittadinanza, ai giovani. Di recente si è aggiunto il Protocollo di intesa per la lotta alla contraffazione firmato il 21 marzo scorso dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalle cinque Prefetture dei comuni capoluogo della Regione Campania, che prevede un piano biennale di attività tese a rafforzare il dialogo e la collaborazione interistituzionale e con gli stakeholder, mettendo al centro la prevenzione e il contrasto alla produzione e alla vendita di merce contraffatta, e promuovendo la cultura della legalità e del made in Italy tra le imprese e la popolazione. Diversamente, nel Beneventano, si registrano complessivamente 263 sequestri di merce falsa nel territorio che hanno portato a rinvenire 73.250 articoli contraffatti. Si tratta prevalentemente di prodotti di tipo tradizionale. Al primo posto per numero di sequestri si collocano gli accessori, soprattutto borse e cinture (il 32,3% del totale), poi i capi di abbigliamento (19,8%) e le calzature (15,6%). È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM). La posizione della provincia, priva di sbocchi sul mare, collegata in modo inadeguato con il resto del Paese e con le principali rotte turistiche, l’assenza di grandi centri abitativi (oltre a Benevento, che conta quasi 60.000 residenti, solo tre comuni hanno più di 10.000 abitanti) sono i fattori che tutti insieme rendono il locale mercato del falso poco allarmante. L’offerta di merce falsa è bassa e circoscritta a particolari eventi, come le sagre e le feste patronali, in occasione dei quali viene offerta merce low cost da venditori ambulanti per lo più di origine senegalese residenti nell’area del Casertano e del Napoletano, da dove si spostano giornalmente con autoveicoli, furgoni o attraverso le autolinee regionali. Nella città capoluogo sono presenti alcune postazioni stanziali all’ingresso di supermercati e centri commerciali, con la possibilità per l’acquirente di visionare sullo smartphone una campionatura di merce contraffatta di maggiore qualità e riceverla nei giorni successivi all’ordine. Nella provincia sannita non sono mai stati scoperti opifici clandestini per la produzione di merce falsa, né magazzini per lo stoccaggio. Nell’ultimo anno la Guardia di Finanza ha intercettato anche 279.705 articoli non sicuri, per il 29% accessori di abbigliamento e per il 71% classificati nella categoria «altre merci» (soprattutto buste di plastica e ferramenta). Protagonisti di questo mercato sono i cittadini cinesi, che negli ultimi anni hanno aperto numerosi empori di grande metratura in cui rivendono merce proveniente dalla Cina. Collegato al successo dei vini sanniti Dop e Igp è poi il fenomeno delle imitazioni delle tante eccellenze agroalimentari del territorio. La vendita di prodotti che richiamano nel nome quelli originali, ma che ne sono molto distanti per qualità e sapore, rappresenta un grande danno economico e di immagine per una terra che invece ha bisogno di promuovere le sue eccellenze. Questi sono i principali risultati della ricerca realizzata dal Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico, che sono stati presentati a Salerno e Benevento nei giorni scorsi da Amedeo Teti, Direttore Generale della Dg Lotta alla Contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico, Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, e discussi da Andrea Prete, Presidente della Camera di Commercio di Salerno, Clemente Mastella, Sindaco di Benevento, Vincenzo Napoli, Sindaco di Salerno, Fabrizio Curcio, Unità di coordinamento del Protocollo roghi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Francesco Russo, Prefetto di Salerno, Francesco Antonio Cappetta, Prefetto di Benevento, nonché illustrate nell’apposito portale “Censis”.

Domenico Romeo