Spazio Domenico Romeo: “Contraffazione e le capitali italiane del falso”

Nel 2017 la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno condotto 219 operazioni e sequestrato 622.597 articoli contraffatti nella provincia di Torino. Si tratta soprattutto di accessori, come cinte e borse (278.847 pezzi, pari al 44,8% del totale degli articoli sequestrati), e capi di abbigliamento (145.529 pezzi, pari al 23,4%). Nell’ultimo anno il numero dei sequestri è aumentato del 23,7% e la quantità di pezzi confiscati del 76,7%. Ma Torino non è un territorio di produzione o assemblaggio di merce fake: si colloca solo al 14° posto in Italia nella graduatoria provinciale per numero di sequestri (solo l’1,6% di quelli effettuati a livello nazionale) e al 12° posto per pezzi sequestrati (con il 2%). È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM). Il mercato del falso vale a livello nazionale 6,9 miliardi di euro e sottrae 100.000 posti di lavoro all’economia legale. L’emersione della contraffazione comporterebbe anche un aumento del gettito fiscale, tra imposte dirette (su impresa e lavoro) e indirette (Iva), pari a 1,7 miliardi di euro. Protagonisti del commercio del falso a Torino sono soprattutto i cittadini africani attivi nelle piazze auliche e nei tanti mercati della città (a Torino se ne contano 42 in tutto, tra cui il mercato di Porta Nuova, che è il più vasto mercato all’aperto d’Europa). La produzione avviene prevalentemente in Cina (oppure, soprattutto nel caso dell’abbigliamento, in Italia ad opera di cittadini cinesi). Una volta arrivata sul territorio nazionale, la merce viene trasferita in Lombardia, dove si trovano grandi depositi di stoccaggio di proprietà cinese, per poi dirigersi verso magazzini situati a Torino e nei dintorni, spesso adibiti anche alla vendita all’ingrosso o al dettaglio. Le peculiarità del territorio, dal punto di vista della contraffazione, sono due: la rilevante commercializzazione dei ricambi auto falsi, con 76.000 pezzi sequestrati lo scorso anno (va ricordato che qui si concentra il 36% dell’industria nazionale dell’automotive), e il falso merchandising sportivo legato ai successi della Juventus (per un valore stimato tra i 7 e i 10 milioni di euro, quasi pari a quello venduto dai rivenditori autorizzati). Torino è stata la prima sede nel 1884 dell’Ufficio speciale della proprietà industriale, in città sono nate le prime società di consulenza brevettuale e la Camera di commercio è attiva da anni con l’Osservatorio provinciale sulla contraffazione. Torino è anche un polo di formazione universitaria e post-universitaria d’eccellenza nelle materie del diritto e del design, e qui è presente una rete di istituzioni che investono sulla tutela della proprietà industriale: sono tutti ingredienti utili per promuovere la città di Torino come capitale dell’alta formazione per la tutela della proprietà industriale. Un forte grado di operatività e coordinamento delle Forze dell’ordine e dell’Agenzia delle Dogane ha portato a risultati apprezzabili sul territorio contro la contraffazione. Ma di fronte a un mercato del falso che diventa sempre più capillare e camaleontico, un fenomeno che si trasforma e diventa sempre più «liquido», alle attività di repressione e di contrasto bisogna affiancare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini-consumatori, chiamandoli ad essere attori e protagonisti in prima persona della lotta alla contraffazione. Dal 18 al 22 giugno si è svolta in tutta Italia la terza Settimana nazionale anticontraffazione, organizzata dalla Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico. Catania si colloca al 10° posto nella graduatoria delle province italiane per numero di sequestri e sale al 4° posto per quantità di pezzi intercettati. Nell’ultimo decennio, sono stati effettuati complessivamente 1.901 sequestri e confiscati quasi 16,2 milioni di pezzi falsi: in Italia un giocattolo contraffatto su cinque viene sequestrato a Catania. Nell’ultimo anno il numero dei sequestri è aumentato del 57%, ma è significativamente diminuita la quantità dei pezzi confiscati (-40,8%). È questo l’effetto di un cambio di strategia del mercato del falso. Invece di trasportare grossi quantitativi di prodotti fake, che sono più facilmente individuabili e, se scoperti, comporterebbero un danno economico considerevole per i professionisti della contraffazione, si predispongono carichi più piccoli e più numerosi. È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM). Al primo posto tra gli articoli sequestrati lo scorso anno nella provincia di Catania ci sono le «altre merci», soprattutto etichette, contenitori, cartellini, che indicano la presenza sul territorio di attività di assemblaggio per trasformare capi di abbigliamento e accessori da «neutri» a falsi griffati. Questa attività si realizza, nella maggior parte dei casi, negli appartamenti in città dei venditori ambulanti irregolari africani, per lo più senegalesi, che sono adibiti a deposito e laboratorio. Non mancano anche casi di veri e propri opifici clandestini sul territorio, in particolare nel settore dei profumi. I protagonisti indiscussi del mercato dei giocattoli contraffatti sono i cinesi e l’area più a rischio è il comune di Misterbianco: zona commerciale situata a meno di 10 chilometri dal capoluogo, dove dal gennaio 2016 al marzo 2018 sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza oltre 6 milioni di prodotti contraffatti e non sicuri, tra cui più di 4,5 milioni di giocattoli. Molto più rilevante è la partecipazione dei cittadini italiani alle falsificazioni che ruotano attorno ai prodotti alimentari tutelati, in particolare il pistacchio verde di Bronte, l’arancia rossa e l’olio extravergine d’oliva. Vengono fatti entrare in Italia prodotti di minore qualità da Grecia, Turchia, Egitto, Marocco, Iran. Una volta giunti in Italia, questi prodotti vengono mescolati o sostituiti a quelli nostrani assumendo illecitamente lo status di «made in Sicily». Nel 2018 sono già state sequestrate almeno 500 tonnellate di agrumi importati dall’estero e rivenduti come tipici o utilizzati nella produzione di specialità locali. E il giro d’affari del pistacchio fake si stima in circa 120 milioni di euro l’anno. Un forte grado di operatività e coordinamento delle Forze dell’ordine e dell’Agenzia delle Dogane ha portato a risultati apprezzabili sul territorio contro il mercato del falso. Con l’obiettivo di dotarsi di strumenti di prevenzione e contrasto più incisivi, la Prefettura di Catania si è fatta promotrice del Protocollo di intesa per il contrasto alla commercializzazione di prodotti contraffatti e pericolosi e per la tutela della concorrenza, siglato lo scorso 29 marzo. Il Protocollo, della durata biennale, rappresenta un’occasione da non perdere per potenziare la collaborazione interistituzionale. Ma di fronte a un mercato della contraffazione che diventa sempre più capillare e camaleontico, un fenomeno che si trasforma e diventa sempre più «liquido», alle attività di repressione e di contrasto bisogna affiancare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini-consumatori, chiamandoli ad essere attori e protagonisti in prima persona della lotta alla contraffazione. Nel corso della settimana si sono svolte iniziative di studio, sensibilizzazione, animazione rivolte agli stakeholder, ai cittadini e ai giovani, presentando le analisi provinciali del fenomeno della contraffazione a Catania e a Torino. Questi sono i principali risultati della ricerca realizzata dal Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico ( con apposita Relazione prodotta) che sono stati presentati a Catania da Loredana Gulino, Direttore Generale della Dg Lotta alla Contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico, e Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, e discussi da Pietro Agen, Presidente della Camera di Commercio, Riccardo Galimberti, Presidente di Confcommercio Catania, Giovanni Grasso, Direttore Generale di Confindustria Catania, Floriana Franceschini, Presidente di Cna Catania, Giovanni Pappalardo, Presidente di Coldiretti Catania. Gli stessi studi sono stati presentati a Torino da Loredana Gulino, Direttore Generale della Dg Lotta alla Contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico, e Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, con il Prefetto di Torino Renato Saccone.

Domenico Romeo