Spazio Domenico Romeo: “Il calcio in Palestina, fra diritti e occupazione”

In un video messaggio, il giovane calciatore palestinese Mohammed Khalil rivolge un forte appello alla squadra nazionale di calcio argentina, incluso il capitano Lionel Messi, per annullare la sua amichevole con Israele il 9 giugno 2018. Khalil, da Gaza, è stato colpito da un cecchino israeliano al ginocchio, concludendo la sua promettente carriera calcistica.
In questi giorni, lo stesso ex calciatore palestinese, in seguito ai gravi scontri avvenuti in Terra Santa in cui sono stati trucidati numerosi civili innocenti palestinesi, fra cui un bambino di otto mesi, invia un messaggio forte a Argentina e Lionel Messi: “non c’è niente di “amichevole” in Israele che spari ai calciatori palestinesi!”.
La partita programmata farà parte delle “celebrazioni” del 70 ° anniversario di Israele e si svolgerà mentre i governanti d’Israele attuano una politica volta a sparare, uccidere, mutilare pacifici manifestanti palestinesi a Gaza. Ciò rende il “cordiale” una calamita dei crimini e quindi estremamente ostili ai diritti umani.
L’accusa che viene indirizzata ad Israele è la negazione a tutti i palestinesi, compresi i calciatori, del diritto alla libertà di movimento, nonché alla privazione del diritto di manifestare. Vi è da aggiungere, altresì, che le leghe ufficiali della Federcalcio israeliana comprendono squadre di insediamenti israeliani illegali che stanno portando le comunità palestinesi fuori dalla loro terra.
Il governo israeliano ha accettato di pagare tre milioni di dollari per ospitare la partita e ciò viene inteso come strategia di propaganda di “lavaggio sportivo”, che sfrutta gli eventi sportivi per nascondere i suoi sistematici abusi dei diritti umani contro i palestinesi.
Argentina e Lionel Messi sono adorati dai fan di tutto il mondo, tra cui la Palestina e la regione araba, e le chiamate da BDS Argentina per annullare la partita stanno avendo un enorme sostegno popolare.
Lo stesso Sacha Petryszyn, reporter fotografico nella West Bank e nei Territori occupari, autore di un reportage denominato “lo sport sotto occupazione”, asserisce in merito “in tutto il mondo la gente gioca a calcio. Ma in Palestina, andare agli allenamenti o guardare una partita può diventare una sfida. Essere sul campo può essere un atto di resistenza. Non tutti sopravvivono. Non un giocatore palestinese giocherà la finale. Palestina ai Mondiali? Non finché il suo territorio è occupato, diviso, chiuso. Ma nei campi profughi, tra le colonie, nelle strade di Hebron, tra le rovine di Gaza, al muro, come in tutto il mondo: giochiamo a calcio”.

Domenico Romeo