Spazio Domenico Romeo: “La storia di Sergio Ramelli in un libro, in un quadro sociale che conduce ai nostri giorni”

Ci sono libri che una volta letti viene voglia di rileggerli e approfondire i suoi contenuti, per poi sfogliarli di nuovo per un significato che va al di là della semplice lettura. E’ il caso del libro edito dalla casa editrice Ferrogallico, intitolato “Sergio Ramelli-quando uccidere un fascista non era reato”, scritto e disegnato dagli autori Marco Carucci e Paola Ramella. Disegnato, proprio così. Il libro narra la sconvolgente storia di Sergio Ramelli, milanese, condannato a morte dal disumano odio ideologico comunista che albergava all’interno di una parte del mondo studentesco degli anni ’70. Il giovane, “reo” di avere scritto un elaborato-denuncia sulle Brigate Rosse (tema sequestrato da studenti militanti politici e mai fatto valutare alla classe docente), diventa così oggetto di attacchi pesanti, vessazioni continue, bullismi inauditi, che sfociano in un’aggressione efferata sotto casa dello stesso ragazzo. Sergio morirà dopo mesi di coma. Il libro a fumetti, per quanto crudo, e’ bellissimo, unico e rivoluzionario e rende onore alla grande arte di Paola Ramella, triestina, insegnante di Diritto e disegnatrice per vocazione naturale e all’editore coautore, Marco Corucci, sceneggiatore del testo, dirigente d’azienda . Il libro riesce, con le rappresentazioni visive, con un semplice tocco di matita, a trasmettere emozioni e stati d’animo come in un film reale, ma non solo. Dipinge in forma oggettiva e penetrante il quadro sociale di quegli anni che sembrano distanti anni luce, ma che non e’ propriamente cosi’. L’esegesi del testo permette di fare comprendere come le violenze politiche messe in atto oggi da parte di alcune “masse ideologiche” del Paese, trovano la propria radice in quei giorni dell’omicidio Ramelli in cui si celebra il concetto di “antifascismo” nella forma più retorica, ottusa e virulenta. Un libro che parte da lontano e che, per destinazione naturale, conduce ai nostri giorni. Se ieri un tema denuncia contro le Brigate Rosse riusciva ad innescare un odio bestiale verso un giovane “politicamente non corretto” o non allineato al maistream massificante dell’ Istituto scolastico d’interesse, oggi il medesimo odio e la medesima mistificazione altrui viene riservata nei confronti di chi ritiene che vi siano dei valori da salvaguardare (quali patria e confini. Valori, fra l’altro, sanciti dalla Costituzione). Se ieri un pensiero denuncia verso il terrorismo veniva additato quale meritevole di biasimo fino alla morte, oggi è libero pensiero non conforme che si intende censurare e condannare da parte di una parte faziosamente schierata, dalle piazze fino ai cenacoli culturali, con violenti attacchi inauditi. Un plauso al lavoro reso in questo testo dai due coautori e all’innegabile psicologia artistica che trasuda. Un testo che fa comprendere, in buona sostanza, il seme del terrorismo ed il terreno in cui lo stesso matura, il profilo psicologico degli assassini di Sergio (ad oggi liberi dopo l’espiazione della pena ed impegnati a ricoprire incarichi importanti nel tessuto sociale). Un libro che, presentandosi con un incipit curata dall’ex Giudice Istruttore Guido Salvini, incrocia altresì la storia di ulteriori tre giovani uccisi dall’ estremismo di quei giorni, quali Mikis Mantakas, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi, con lieve accenno sulla famosa strage di Primavalle in Roma.

Domenico Romeo