Spazio Domenico Romeo: Si sa tutto sull’ Heysel? Parla il presidente del Comitato “Per non dimenticare”

Trentanove morti, di cui trentadue italiani e seicento feriti circa in seguito al crollo della famigerata ‘curva Z’.
Non sono i numeri di un attacco terroristico, ma le risultanze di quanto accaduto il 29 maggio del 1985 prima della gara di finale di coppa dei campioni Juventus-Liverpool. La tragedia accaduta ha lasciato, nel tempo, scorie di dolore, memoria obliata, silenzio e polemiche. Si sono consumati fiumi d’inchiostro in ogni media del mondo per tantissimi anni, si sono scritti libri, si sono ascoltate più versioni contrastanti fra loro.
Ma su quella sera si sa proprio tutto ? Ne parliamo con Iuliana Bodnari, presidente del Comitato “Per non dimenticare l’Heysel”, un Comitato nato a Reggio Emilia da qualche anno per ricordare le vittime di quella tragedia ed affinché non si disperda il ricordo.
Domanda. Come nasce l’idea del Comitato ?
Risposta. Il “Comitato Per Non Dimenticare Heysel” nasce spontaneamente, senza scopi di lucro, nel 2007. A Reggio Emilia si trova un monumento unico nel suo genere, opera dello scultore fiammingo Gido Vanlessen. Fatto di 39 steli, 32 con i colori dell’Italia, 4 del Belgio, 2 francesi e 1 irlandese . Questi steli sono simili a quelli vicini lo stadio . E’ stato portato al Re nel 1991, messo in dimora , dopo essere stato donato al Comune che è il legittimo proprietario . Dopo 10/15 di anni , dimenticato da tutti , si stava sgretolando , era a pezzi, stava per diventare polvere . Ci siamo costituiti in un Comitato formato dai nostri amici di infanzia, di tutte le fedi calcistiche . Noi non odiamo, ma ricordiamo. Questo è il nostro credo ” non ci sono colori ma solo arcobaleno “. Cosi siamo andati in Comune e abbiamo chiesto al proprietario di restaurarlo , riportarlo alla sua bellezza di prima e ci siamo riusciti nel nostro intento . Fu restaurato e la prima commemorazione l’abbiamo celebrata il 1 novembre 2008. Con pochi intimi e la mamma Adele e la zia Lella, la famiglia di Claudio Zavaroni, la nostra unica vittima reggiana, aveva 28 anni . Abbiamo stipulato un contrato di comune accordo sulla manutenzione “ordinaria” e quella “straordinaria”. Non contenti e per proteggerlo ancora di più contro gli agenti climatici d’inverno , la neve in particolare , si è deciso di fare una copertura . Dopo la presentazione al Comune, il progetto è stato approvato a settembre 2013,dando poi il via ai lavori. Ho parlato con Rossano e deciso di mettere tutti i nostri risparmi per poter pagare da subito il materiale , operai , non avremmo mai pensato che partisse una gara di solidarietà per dare una mano al Comitato . Quando ci penso mi vengono ancora i brividi , io avrei scommesso intorno ai 5 anni e non tutta la somma investita, invece no ! I club proponevano lotterie, cene di beneficienza pro comitato . JFC ci ha dato una grossa mano mandandoci materiale autografato . E’ stato straordinario ed in poco più di 2 anni siamo rientrati . Non dimenticherò mai quello che hanno fatto gli amici, come il gruppo “Nucleo 1985 presenti all’ Heysel , il Presidente Massimo Tadolini che non ci conosceva nemmeno , ma è arrivato alla commemorazione con un cartone pieno di magliette con la scritta “nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta”. Come il gruppo “Via Filadelfia 88” che ha fatto una cena sociale pro comitato e tantissimi altri . Adesso abbiamo amici che vengono da tutta Italia . Non smettiamo di dire: “fate il tifo non contro, cantiamo solo per la Juventus”. Vengono molte famiglie, all’inizio quando vieni per la prima volta l’impatto è a dir poco devastante, vedere 39 steli come fossero ognuna una persona cara , ascoltare la musica , le poesie , i racconti dei sopravvissuti, non è facile per loro assistere e non lo sarà mai. Sono persone fragilissime anche dopo 33 anni”.
Domanda. Esistono altri Comitati, in Italia, che rievocano la tragedia dell’ Heysel ?
Risposta. “Non esistono altri Comitati in Italia ,solo associazioni”
Domanda. A distanza di 33 anni che idea si è fatta di quella sera ?
Risposta. “Quella sera ero davanti alla tv a casa con amici . Mi ricordo che era terribile non sapere cosa stesse succedendo. Quella negligenza delle autorità belghe e dell’ UEFA che dà il suo benestare a quello stadio fatiscente che per sempre sarà ricordato come l’ Heysel , cambiare il nome non serve a nulla. Impreparati, come sono anche tuttora . Penso che tutto era stato calcolato nei minimi dettagli, premeditato dai reds, d’altronde anche la Thatcher lo dirà, sarà l’ultima apparizione in ambito pubblico del Liverpool in seguito al giuramento prestato dai loro tifosi dopo la finale vinta contro la Roma, in Italia ( ricordiamoci l’anno prima a Roma quando un loro tifoso fu accoltellato). Quella serata con i morti per terra si doveva giocare assolutamente, altrimenti sarebbe stato uno scontro frontale e forse anche i cadaveri sarebbero aumentati”.

Domanda. I festeggiamenti di fine gara li ritiene inopportuni o figli di una non conoscenza di quanto accaduto?
Risposta. “La partita si doveva giocare, i nostri erano già sotto la doccia convinti che non giocassero, ma li hanno obbligati. Allucinante. Capisco benissimo lo stato dei giocatori sotto choc che vedevano arrivare i feriti nei loro spogliatoi , le voci del momento riportavano un numero imprecisato di morti, la verità si è saputa dopo. Capisco l’esultanza di Platini, ma non quella all’uscita dell’aereo ove, presumo, li sapevano più o meno che la situazione era gravissima . Se fossi stata io a scendere gli scalini dell’aereo avrei tenuto la coppa stretta al cuore e nient’altro. Nel dopo partita regnava l’incertezza, per tale motivo posso capire l’esultanza e siccome ancora non c’erano cellulari tutto era gestito malissimo, ma non in malafede”.
Domanda. Che progetti riserva il Comitato nell’arco dell’anno solare ?
Risposta. “Di progetti ne ho tantissimi, mancano quelli che dovrebbero assicurarti un certo appoggio visto che il portafoglio del tesoriere è vuoto. Bisogna che i miei interlocutori, che hanno i mezzi e le potenzialità economiche, si occupino dell’ aspetto economico ed io del materiale da fornire . Ho iniziato quest’anno di nuovo a bussare alle porte. Cominciano ad aprirsi , gli incontri inizieranno in autunno, settembre/ ottobre, poi con la Regione ne programmiamo altre . Una che m’interessa assai è con una biblioteca di Reggio Emilia, la vice direttrice è entusiasta del mio progetto della memoria Heysel con tanto di “docufilm” .Un mio sogno è quello di entrare nelle scuole e raccontare. C’è molto ancora da fare, ma bisogna non mollare, insistere, avere la consapevolezza che se si vuole si può. “
Domanda. Ritiene che questa tragedia sia stata oggetto di oscurantismo o deligittimazione nel corso del tempo ? Se si, da parte di chi secondo lei ( enti, istituzioni sociali o calcistiche, etc) ?
Risposta. “L’unico che si è battuto per far condannare l’ UEFA e lo Stato belga per le loro colpe è stato Otello Lorentini che era al Heysel con suo figlio Roberto Lorentini, vittima e medaglia d’argento al valor civile per essere tornato indietro quando si era già salvato. Quest’ultimo è tornato su suoi passi per salvare, si presume, Andrea Casula quando sono stati travolti dall’attacco criminale , assassino dei hooligans . Heysel per troppi anni è stato tabù, è regnato troppo tempo un silenzio assordante. Ma si dovrebbe fare ancora molto di più , il margine di lavoro è enorme . Condannare qualsiasi manifestazione o atteggiamenti non consoni, cori beceri, proteggere di più tutte le tragedie e farle rispettare cominciando, in primis, dalle società di calcio. E’ tempo che i presidenti di club si assumano la responsabilità di dire:” adesso basta , chi sgarra pagherà” . Ma nessuno lo farà . Spero che qualcosa sia cambiato anche nei viola dopo la morte di Astori, che capiscano cosa vuol dire perdere un proprio caro e non vedere mai più certi adesivi a tutti gli incroci, marciapiedi ,o la scritta riportante sulle magliette “ -39” . Ma dobbiamo smettere noi di cantare contro, altrimenti non si arriva a nulla. Siamo primi della classe in tutto, allora dobbiamo imparare a rispettare anche noi se pretendiamo rispetto da altri. Se si parla, se si fa molto di più affinché le vittime dell’ Heysel non vengano mai più denigrati, la memoria non più calpestata , se tutti chiedono il rispetto per questa tragedia e per tutte le tragedie, é solo grazie a noi tifosi . Il calcio non divide, ma affratella “.
Domanda. C’e’ qualche persona vittima della tragedia di Bruxelles che intende adesso ricordare in una narrazione breve ?
Risposta. il mio amico Claudio Zavaroni, uno di noi, la meglio gioventù . Il migliore in tutto quello che faceva, era sempre il primo, un vero leader che si faceva voler bene da tutti ed i più piccoli volevano essere come lui da grandi . Alle elementari era bravo, abbastanza . La mamma Adele era fiera del suo figliol prodigo, felice perché la casa era sempre piena di amici, un va e vieni di ragazzi e ragazze . Il suo migliore amico si chiamava “Profeta”. Figlio unico, Claudio era il cocco della nonna che stravedeva per lui , anche se voleva sembrare severa . A scuola aveva un professore che gli piaceva la fotografia e gli ha insegnato tutti i trucchi del mestiere . Claudio era poi diventato più bravo del maestro . Andava su per le colline a fotografare facce di contadini, bellissime foto in bianco e nero. Nato a Cervarezza conosceva bene il medio rurale. Come fotografo oramai era conosciuto ed apprezzato nell’ ambiente. Con un paio di amici aprono uno studio fotografico di moda, le riviste erano piene delle sue foto , ma siccome era ambizioso voleva lavorare per se stesso. Sapeva come intrappolare l’attimo fuggente di un movimento di vestito, lo sguardo delle modelle, la foto era la sua passione . Un giorno arriva a casa sua l’amico Profeta di nome e di fatto, su di giri perché le agenzie di viaggio proponevano i pacchetti della più attesa partita dell’anno “niente popo di meno che” la finale di Coppa dei Campioni tra la Juventus e Liverpool a Bruxelles, stadio Heysel, il 29 maggio 1985 . Claudio era un appassionato di sport e anche sportivo, avendolo praticato. Nel calcio fece l’arbitro, severissimo e leale. Così quel giorno si deciderà il loro destino, inconsapevoli andarono incontro alla sorte . La nonna non era mica tanto d’accordo: “così lontano, no!”. Non gli garbava per niente e si vedeva dalla faccia, ma Claudio sapeva come stregarla e la nonna si rilassò. E così Adele preparò i panini, mise tutto il necessario con tanto amore. Cominciarono poi i consigli, a valanga. L’indomani si parte, sveglia all’alba, raggianti di felicità, tutto programmato e sotto controllo, si parte:” ciao mamma, ciao nonna, ciao tutti “. Ecco il pullman, e vai, si parte. Arrivano allegri questi ragazzotti italiani , con sciarpe al collo , bandiere e canti. Ci si incammina, si passa davanti all’ Atomium, ed ecco lo stadio . Finalmente ! Sono dentro quando prima del fischio d’inizio della tanto attesa partita , parte la prima carica dei reds hooligans annebbiati dall’alcool. Cominciano tutti a scappare, a spingersi, panico totale tra le famiglie con anche qualche bambino. Loro due si guardano e capiscono che sono in pericolo, potevano essere travolti dalla folla impaurita. Invece di arretrare, Claudio capisce e vuole aiutare le persone, salvarle da quell’ attacco. Lui che era un ragazzo alto, un “armadio” ( come si dice da queste parti) , viene travolto dalla seconda ondata micidiale, devastante. Claudio viene travolto, cade e non si rialzerà più. Questi reds sapevano come uccidere, attaccavano e si ritiravano. Si sente un boato quando il muro cede e con lui anche le vite umane spezzate come fuscelli. Profeta si salva per il rotto della cuffia, invece Claudio rimane a terra con la bocca aperta in cerca di aria . Il suo migliore amico scappa via lontano, sotto choc, non si ricorda come si chiama, chi è . Gira senza meta, dorme dove può . Torna a casa e non si ricorda nemmeno di Adele, in uno stato comatoso. La nonna si chiude in se stessa e da quel giorno non parlerà più . Claudio è dato per disperso . Allora la zia Lella, che non è mai andata da nessuna parte, va a Bruxelles a cercare il loro amato Claudio e quando arriva lo trova, ma in una barra di legno. Rientrano in Italia , è la zia che accompagna il nipote nel suo ultimo viaggio. Quello che doveva diventare il suo studio di lavoro sarà la sua camera ardente . Dato per disperso, lo riconosce da una foto la zia che sviene”.
Così come avviene per la rievocazione della tragedia di Superga in cui si onora il Grande Torino (il quattro maggio di ogni anno), la data del 29 maggio si ricorda con quel raccoglimento necessario da parte di tutti, perché il calcio, se vissuto in forma sana, nella sua funzione sociologica riesce a unire nei valori al di là dei colori d’appartenenza.
Il dovere della memoria è quello di capire gli errori del passato affinché le generazioni, consapevoli di quanto accaduto, possano abbracciare veri e fervidi dettami etici.
Ricordare non è importante: è l’unica cosa che conta …