Volo Cancellato? “Calabria (e Italia): incubo di una notte di mezza estate”

La notte afosa, guarnita da un cielo di stelle sbigottite e scintillanti, si accende qua e là sulla linea di costa di variopinti lampi di artificiali gaiezze: per Santi ricorrenti, processioni imploranti, matrimoni opulenti o sbandierate agiatezze.

Si agitano, festosi ed isterici, vivaci e slanciati calici di plastica grondanti di acidi prosecchi, e si spandono assordanti ritmi demenziali, che la notte, come il succo della viola del pensiero spruzzato sugli occhi della sua Titania dal geloso Oberon di Shakespeare, sparge sugli eccitati abitanti, affinché, come nella commedia, imbambolati dal sortilegio della pozione, si risveglino al mattino innamorati del primo incontrato, anche se (come Bottom: vedi immagine) con un corpo sormontato da una testa asinina.

Ed ecco infatti che da improvvisati squallidi palcoscenici, su cui si affacciano raggianti somarelli politici, come schierati a ridosso della golosa mangiatoia, si dà vita al remake del solito film: “Via col vanto”. La trama, sempre prolissa, rintorcinata e sgrammaticata fino allo sfinimento, è sempre la stessa: quanto siamo stati, siamo e saremo bravi.”.

E la viola del pensiero, che aleggia sul pubblico incantato, nasconde i risultati asinini che si sono prodotti, e si produrranno, nel passato, nel presente e, ovviamente, nel futuro.

“Sempre teeesi, ad incrementare il turismo,”, declama con orgoglio un primus inter pares, indicando con gesto ampio e teatrale il mare od i monti circostanti come se ne fosse stato lui stesso il creatore, “siamo riusciti ad attrarre, in agosto, 15.000 turisti nella nostra cittadina di 5.000 abitanti.”.

Miracolosa operazione, calcola il solito rompicoglioni, visto che la cittadina dispone di un solo alberghetto da 30 camere ed un paio di pensioni: 500 turisti a camera non c’entrerebbero nemmeno allo stato liquido.

La realtà, che la viola pietosamente nasconde, è che si tratta di un melanconico controesodo estivo di chi se n’è fuggito a suo tempo, sempre grazie alla catena asinina, e torna, a dare aria alla casa degli avi, un po’ per nostalgico affetto, e un po’ più per ridurre le spese di un periodo di ferie troppo costoso altrove.

In poche parole, non tutti, ma buona parte dei “turisti” di cui si vantano oggi, sono gli ex cittadini (o loro discendenti) di fatto scacciati dalla politica dei loro predecessori; e buona parte dei futuri, saranno quelli mandati via da loro stessi attualmente.

E la Tv di Stato, sul suo Agorà mattutino estivo, promana, insieme al profumo di viola, un’esclusiva (sic) intervista inginocchiata di mezz’ora a chi, dopo essersi magnato tutto, avere distrutto tutto e trascinato la Nazione alla rovina più disastrosa ed irreversibile, espone il solo rammarico (sigh) di non aver saputo comunicare bene quanto di bello, buono e giusto si era prodotto.

Ma bando agli sterili sconforti, come esclamava Rossella O’Hara: “Dopotutto, domani è un altro giorno!”.

E ci si potrà allietare con premi alla sconfortante carriera, presentazione di libri avidamente letti solo dagli scriventi, proclamazioni di Miss (ancoraaa?!) sparute ed allampanate, o sbrindellati concertini rock (sic) che, se trasmessi in Tv, farebbero cambiare canale dopo tre secondi.

Sempre presentati dall’asino di turno che, gonfio come un tacchino, ne rivendica la lungimirante messa in scena (a spese di tutti, anche di chi ne farebbe volentieri a meno).

Il resto (il vero turista, la cultura, le nicchie d’eccellenza, gli antichi miti valorizzati, la competenza operativa) può aspettare, c’è tutto il tempo.

Suggerire idee o programmi produttivi intelligenti (o peggio, geniali)?

Si può fare, certo, ma è inutile, perché l’asino tenderà in ogni modo a dimostrare la sua caparbia determinazione ad essere sempre, e soltanto, un asino.

Maurizio Silenzi Viselli