Volo Cancellato? Sul 3° Megalotto Anas: suonate pure i vostri tromboni…

L’amico Rino Monaco (quello che ha catturato gli aguzzini di Aldo Moro ed il cassiere della Mafia, sgominato la Banda della Magliana, poi Questore di Lecce contro la “Sacra Corona Unita”, quindi Questore di Roma, Prefetto, Commissario della Regione Lazio, nonché Prefetto di Taranto), quando (era appena stato nominato Commissario Straordinario per il coordinamento della lotta al racket ed all’usura), scendevamo a prendere un caffè ed a passeggiare (lontano da orecchie indiscrete) intorno al palazzo del suo ufficio su via Agostino Depretis, e mi sentiva parlare dell’esistenza di “strani” movimenti urbanistici, mi suggeriva (invano): “Caro Maurizio, non ti esporre, quelli sono capaci di tutto…”.

Veniamo all’oggi.
Piercamillo Davigo, in ogni sua apparizione in tv, non omette mai di evidenziare che: «Le opere pubbliche in Italia costano in media almeno il doppio di quanto costano negli altri Paesi d’Europa. Vorrà dire qualcosa o no?». Silentium.

Veniamo alla Calabria.
Viene presentato un progetto urbanistico per la realizzazione di un tronco di strada a quattro corsie di una trentina di chilometri, il 3° Megalotto Anas Sibari Roseto, con un preventivo spropositato di 1 miliardo e 200 milioni. E l’iter per la sua approvazione procede senza che nessuno esprima sconcerto per la previsione di spesa.
Non solo, ma questo avviene in un quadro globale che ripetutamente, in fase di realizzazione, vede sempre lievitare il preventivo di base a cifre ancora maggiori.
E, oltre al danno economico, anche la beffa, evidenziata giorni fa dallo sprofondamento di un tratto della 106 analoga al progettato Megalotto, ovviamente realizzata al risparmio (sic?!), e sul quale il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha aperto un’indagine.

Ma che razza di Nazione è diventata questa che, nella sua lontana storia, ha creato il Diritto, e strade e ponti ancora percorribili dopo duemila anni?
E che cosa è diventata una regione, dove sono nati centinaia di grandi uomini di cultura, scienza ed arte, che assiste silenziosa al suo sfruttamento?
E non finisce qui.
Un noto studioso (lo scrivente), espone una sua ricerca sulla vera posizione della Sybaris arcaica e, contestualmente, avverte che il tracciato di quel 3° Megalotto passerebbe proprio sopra le sue vestigia.
E nessuno si allarma. Nessuno decide di approfondire il problema, di procedere subito a prudenziali saggi esplorativi. Aliquid silentio oblitero (far dimenticare qualcosa con il silenzio).
Anzi, organizzano un convegno contenente molto chiaramente, tra le righe (eufemismo), la riconferma accademica della posizione della città altrove, cioè lì dove, grazie anche alle indicazioni degli antichi storici (e vecchie mappe), non può stare: sotto Thurii.
Prova ne sia, se servisse, che non invitano l’unico che ha espresso, nella sala del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide (con oltre cento persone che non sono riuscite ad accedere alla conferenza per eccesso di presenze), veri elementi di novità sull’argomento Sybaris, dopo decenni di sonnolenza (eufemismo) culturale.
Non solo, ma nella stessa ricerca sono evidenziati i concreti motivi per cui venne scelta quella posizione per la fondazione di Thurii.

La scenografia è quindi già tracciata: con supponenti sopraccigli alzati dichiarare, di fatto, che il 3° Megalotto: «Si può fare» (senza fastidiose variazioni di tracciato), in quanto l’arcaica città giace lì dove loro hanno sempre detto, e ribadiscono, che sta: sotto Thurii.
E, se Dio vuole, col tempo e con la paglia, oltre a maturarsi le nespole, affermano che la troveranno (anzi, qualcuno, più temerario, dirà che è già stata trovata).
Magari con nuovi e più profondi scavi (ad approssimarsi ormai al centro della terra), forse finanziati dall’Anas (che ha già promesso, come antipasto, di realizzare un sottopassino pedonale, prossimo ricettacolo di sorci e rifiuti, in stramicia riparazione dello scempio perpetrato a suo tempo con la realizzazione dell’altra nuova 106, che ha tagliato in due gli scavi di Thurii).
Tutti insieme appassionatamente per ignorare che, sia per Diodoro, sia per Strabone (antichi storici a.C. molto più vicini agli eventi), Thurii è fondata poco lontano da Sybaris (6 km), e prende il nome dall’omonima fonte.
Per Strabone il dissidio tra gli indigeni Sibariti superstiti (*Serdaioi, come da me brillantemente individuati: seguaci di Dioniso del tempio di Broglio a Trebisacce) ed i Greci della madrepatria, scoppia prima della fondazione di Thurii, anzi, è esso stesso causa di questa sua fondazione in altro luogo.
Diversità di luogo avvalorata, più che ovviamente, dal fatto che la tradizione diodorea attribuiva ad Apollo il merito di aver individuato questo nuovo luogo e di esserne l’ecista.
Tutto questo, con palese ovvietà, in un tempo in cui tutti conoscevano la posizione delle rovine della Sybaris arcaica, e, laddove avessero voluto fondare Thurii nello stesso posto, non avrebbero avuto bisogno di oracoli o fonti per stabilirne la posizione.
E, sempre nel semplice filo logico, che bisogno ci sarebbe stato di tracciare un nuovo impianto urbanistico (progettato forse da Ippodamo da Mileto) su una città che, per quanto distrutta dai Crotoniati, doveva averne uno suo ancora leggibile e ben funzionante?
Quindi, parlassero pure, nella loro stretta intimità, dottamente di Thurii greca e Copia romana, ma lasciassero riposare in pace, “poco lontano”, la Sybaris arcaica, nel cui decentrato porto stanno sguazzando inconsapevolmente, come evidenziato dalle infinite altre dimostrazioni che, ovviamente, tralascio di esporre, in quanto già contenute nelle “campane” della mia pubblicazione (per la quale ho rinunciato a tutti i diritti editoriali).
*”Sibari, questa sconosciuta?” Edito da Rotary Club Corigliano Rossano, Pro Loco di Trebisacce, e Sybaris Tour.

E che cosa dire di un comune come quello di Cassano che contiene, sia quel possibile grande tesoro culturale e turistico internazionale, sia un’affascinante e fertile piana, sia un porto turistico tra i più grandi del Mediterraneo, ma che viene continuamente guidato da presuntuosi incapaci che, oltre a vedersi beotamente infiltrare da componenti mafiose, non riescono ad organizzare scavi archeologici degni di questo nome, né ad incrementare una produzione agricola d’eccellenza, o rendere almeno fruibile, dopo decenni, il porto turistico?
Certo, poco da stupirsi quando la stessa Calabria viene governata da un soggetto, Oliverio, capace solo di piagnucolare sulla mancata sua gestione della Sanità, e correre a Roma, senza le minacciate grottesche “catene”, con un presunto dossier sulle lacune del Commissario Scura, per vedersene poi presentare uno, molto più corposo e ferocemente particolareggiato, con elencate le “sue” di disastrose gesta sanitarie.
Oppure vederlo farneticare per mesi su fabbriche di auto calabresi e migliaia di posti lavoro fantasma, o disquisire su lunatici canali in concorrenza con Suez.

Od anche vederselo vantare, tronfio come un tacchino, di aver ficcato dei poveri migranti in posti dove non sono riusciti nemmeno a rendere possibile la vita a quelli che ci sono nati.
Per non parlare, allargando tristemente il quadro, di una Nazione con alle spalle una smisurata civiltà, che rilascia trionfali bollettini di gloria sul riconoscimento della pizza (sic) come Patrimonio dell’Umanità.
Il prossimo fulgido obiettivo di grandezza planetaria, sarà forse la pasta e facioli?
Poco da stupirsi davvero.

Maurizio Silenzi Viselli