ZONA GRIGIA E LETTERATURA MAFIOSA

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• Operazione A.D.A. : acronimo di ‘Armi, Droga, Appalti’, scattata sul basso litorale jonico del reggino il 12.02.2013. 65 arresti che smantellano ciò che viene definito dagli inquirenti, un ‘controllo asfittico del territorio’, in cui anche qui, numerosi professionisti ( avvocati, funzionari), agiscono come ‘teste di legno’ verso le cosche;
• Operazione Araba Fenice: è la più recente, un sistema di ‘ndrangheta reggina scardinato con 47 arresti, 17 soggetti denunciati a piede libero, 14 imprese riconducibili alla mafia sequestrate per un totale di 90 milioni di euro di beni sottoposti a sequestro. Imprenditori, professionisti, inseriti nella crema di in una griglia criminale inaccessibile fino a poche settimane fa.

Colletti bianchi, dunque, trait d’union del crimine.
A formare un ulteriore classificazione delle varie fasce sociali, ci ha pensato un magistrato, Raffaele Cantone che, rievocandosi ad Umberto Saba, ha differenziato la società contestuale nel rapporto al crimine organizzato:
• zona bianca: è la fascia sociale che vive nella legalità ed è al di fuori da ogni forma di contesto illecito;   
• zona grigia: è la fetta sociale che, appartenendo come summenzionato, generalmente, alla stratificazione medio-alta, forma un legame sodale con il crimine, spesso dall’esterno, ma in forma efficace e determinante per la realizzazione  del disegno criminoso;
• zona nera: è rappresentata dalla fascia sociale dedita al crimine in forma diretta.

Da tenere in considerazione che, il nuovo codice antimafia (Testo Unico 159/11), non risparmia neanche i prestanomi da eventuali aggressioni ai patrimoni, sottoponendoli a sequestro e confisca, gestiti successivamente dall’ Agenzia dei Beni Confiscati. Questo istituto nasce nel 2010 ed ha il compito di amministrare, custodire ed assegnare i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, dipende dal Ministero dell’ Interno ed oltre la sede principale di Reggio Calabria, annovera ulteriori tre ubicazioni operative: Palermo, Roma, Milano.
Guidata dal Dott. Giuseppe Caruso, l’ Agenzia gestisce, ad oggi, circa 10.500 immobili, 4.000 beni mobili ed oltre 1.500 aziende, private tutte alla gestione della malavita. 
Sulla gestione e sulla presumibile destinazione di tali beni, tuona il Direttore, il Dott. Caruso: “ omissis…quello della vendita dei beni, è un falso problema. Anche perché ho sempre sottolineato che la vendita di un bene deve avvenire in maniera residuale e solo dopo che gli enti territoriali non abbiano manifestato interesse ad acquisire il bene che l’ Agenzia deve destinare…omissis…i soldi incassati finirebbero per metà al Ministero della Giustizia e per l’altra al Ministero dell’ Interno. Sfrutteremo le risorse per le indagini e per fare funzionare la macchina della giustizia. Dov’ è lo scandalo ? “. Il Direttore non risparmia critiche specie a coloro che perdurano ad essere definiti ‘ i professionisti dell’antimafia’, ossia coloro che ‘dicono sempre di no, che parlano senza conoscere la normativa e le potenzialità. Lo fanno per mestiere, hanno i paraocchi “.
Leonardo Sciascia, dunque, che ritorna con la sua terminologia anche se, alla luce di quanto avvenuto con le recenti operazioni antimafia sopra indicate, il colletto bianco ama condirsi di quella piccante salsa di ‘ gattopardismo’ figlio di quell’ humus culturale che prevede il ‘cambiare tutto per non cambiare niente’.
Il meglio che si rispetti della tradizionale psicologia criminale o, per palati più fini, roba di alta  letteratura mafiosa. Domenico Romeo