Dialogo difficile tra la fondazione Campanella e Mater Domini. disfunzioni connesse al trasferimento delle 14 unità operative non oncologiche

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Non meno paradossale appare il caso dell’unità operativa di Anatomia patologica, sulla carta transitata al policlinico ma nei fatti ancora in capo alla Fondazione proprio per evitare il trasferimento di una scatola vuota non in grado di erogare prestazioni sanitarie dal momento che i tecnici di laboratorio che vi operano sono tutti contrattualizzati dalla Campanella.
Integre insomma sono rimaste ben poche delle quattordici unità operative. In alcuni casi com’è ad esempio quello del reparto di Neurochirurgia: accorpato a Neurologia (già a direzione universitaria) con un consistente taglio di posti letto (portati da dieci a quattro), impossibilitato ad effettuare ricoveri o interventi operatori e capace di gestire le sole attività ambulatoriali; o il reparto di Otorinolaringoiatria che eroga solo prestazioni ambulatoriali essendo impossibilitato a svolgere interventi specialistici poiché non autorizzato dall’Asp.
Stesso destino che accomuna anche l’unità operativa di Dermatologia che non essendo accreditata all’Asp (in quanto reparto afferente alla Fondazione è rimasto in vita solo perché le posizioni dei medici che vi operano sono state congelate dalla proroga dei licenziamenti) non effettua interventi chirurgici o terapie fotodinamiche specifiche nella cura dei tumori ma solo generiche prestazioni ambulatoriali. Da un lato appare quindi una cronica carenza di personale tale da non permettere alle unità ooperative transitate al Mater domini il totale svolgimento delle funzioni, dall’altro un esubero di personale che rimasto in capo alla Fondazione fatica ad essere reimpiegato essendo venuti a mancare i reparti in cui questi operavano.
Su 250 lavoratori totali in forza al polo oncologico regionale infatti ben 172 sono stati dichiarati in esubero tarati sui 35 posti letto. Di questi in molti risultano in aspettativa non retribuita impiegati in sostituzione di analoghe figure professionali presso l’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio o al Policlinico che di recente hanno rimesso in moto graduatorie per sostituire personale; altri risultano assenti per malattia, provati dal licenziamento collettivo e dalla mancata retribuzione degli stipendi (tre ancora le mensilità non liquidate) mentre i restanti sono stati spalmati nei reparti rimasti in capo alla Campanella pur restando comunque una minima quota di esuberi. (Gazzetta del Sud – L.co.)