Lorenzin all’ospedale di Lamezia: aumenteranno i posti letto, resterà la TIN, il Centro trasfusionale trasferito a Catanzaro. Al SIT-IN DI PROTESTA lei si ferma e spiega.

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Nella sala “Ferrante” breve conferenza stampa per illustrare a sanitari e giornalisti i progetti e le aspettative che il suo dicastero ha per il nosocomio lametino. Sulla sorte del centro trasfusionale Lorenzin ha spiegato che «nella regione saranno creati tre centri per il trattamento del sangue che saranno nei tre hub di Catanzaro, Reggio e Cosenza. In Calabria», ha puntualizzato la ministra, «si procederà come nelle altre regioni per garantire prioritariamente la sicurezza e la salute, soprattutto dopo i gravi casi di trasfusioni con sangue infettuato effettuate proprio in strutture di questa regione».
Lorenzin ha voluto tranquillizzare tutti ribadendo che «anche se il centro trasfusionale lametino non avrà più le funzioni e il ruolo svolti finora, i lametini avranno sangue a sufficienza per il loro fabbisogno».
La titolare del dicastero della Salute ha detto di conoscere tutti i numeri dell’ospedale cittadino, una struttura che dopo aver vissuto negli ultimi cinque anni la stagione del piano di rientro, dovrà essere parte integrante della rete ospedaliera regionale che il ministero intende avviare dal primo gennaio prossimo. Il nuovo assetto organizzativo pensato per tutto il territorio nell’arco di due anni dovrà riportare ad uno stato di normalità tutto il sistema sanitario regionale, mettendo la parola fine alla terribile fase del piano di rientro.
Anche il “Giovanni Paolo II” quindi sarà coinvolto in questa nuova stagione di rilancio del comparto sanitario «dove attualmente si registra il pareggio di bilancio ma, dal punto di vista della qualità – ha asserito Lorenzin – siamo ancora all’anno zero». Perciò anche la struttura ospedaliera lametina dovrà impegnarsi per innalzare i livelli essenziali d’assistenza (Lea). Poi ha promesso che tornerà in Calabria ogni tre mesi per monitorare l’evolversi di questa nuova fase.
L’esponente del governo nazionale ha auspicato che le varie strutture hub e spoke (ospedali grandi e piccoli) collaborino fra di loro, altrimenti la nuova organizzazione da applicare sul territorio non diventerà mai realtà.
«La razionalizzazione dei percorsi rimetterà in efficienza questo ospedale. Hub e spoke devono collaborare sul serio per raggiungere obiettivi di qualità. L’emergenza – ha concluso Lorenzin – non deve diventare strutturale».
Talarico si è detto soddisfatto dell’esito della visita. A chi ha criticato il tour della ministra bollandolo come mera propaganda elettorale, ha risposto: «Il fatto che la ministra ritornerà ogni tre mesi per valutare la nuova fase organizzativa di quésto ospedale e di tutta la sanità calabrese, dimostra che la visita di questi giorni non è stata un’azione di propaganda elettoralistica. Finalmente s’è fatta chiarezza su Tin e centro trasfusionale in città». Il presidente del consiglio regionale uscente ha concluso: «L’obiettivo precipuo è che non vengano vanificati i sacrifici fatti per l’attuazione del piano di rientro».

003Intanto ai cancelli con i loro striscioni dalle 10.30 coloro che hanno indetto la protesta hanno aspettato per due ore l’arrivo del ministro. Poche persone iscritte ad associazioni che difendono l’ospedale dall’impoverimento progressivo di reparti e medici. Beatrice Lorenzin li gela scendendo dall’auto grigia e trattenendosi con loro in un fuori programma faccia a faccia.
Dieci minuti, non di più. Che hanno preoccupato gli uomini della scorta ma non il ministro. Poi l’ingresso nell’ospedale dove ad accoglierla c’era il presidente del consiglio regionale Franco Talarico ed i dirigenti dell’Asp. Nessuna chiusura, secondo Lorenzin, ma solo potenziamento del nosocomio lametino dove soltanto il 55% degli ammalati si fanno ricoverare nei reparti. Mentre 50mila sono le persone che ogni anno si presentano al pronto soccorso, ma soltanto il 3% con codice rosso.
Lorenzin parla di «nuova fase da far partire con una rete ospedaliera tutta da creare, perchè finora non c’è stata in Calabria». Il termine per costruire il sogno sanitario è di due anni.

«Non siamo per niente soddisfatti delle dichiarazioni del ministro della Salute che ci ha semplicemente preso in giro». Categorico e nettamente negativo il giudizio di Nicolino Panedigrano, esponente del comitato “Salviamo la sanità lameitna”, sulla visita che Beatrice Lorenzin titolare del dicastero della Salute ha compiuto ieri pomeriggio all’ospedale.
I componenti del comitato e diversi rappresentati del Tribunale del malato, hanno atteso diverse ore l’arrivo della ministra, arrivata in Via Perugini dopo le 15. Il gruppo di manifestanti pacificamente ha esposto alla ministra le problematiche più urgenti del “Giovanni Paolo II” riguardanti il centro trasfusionale e la Tin. Le rispste della Lorenzin non sono piaciute: «Ha fatto le stesse promesse a tutti – hanno commentato i manifestanti – ha detto che la Tin resterà aperta ma siamo in campagna elettorale, ed il piano di rientro prevede che le terapie intensive neonatali restino solo negli hub e non negli spoke come l’ospedale lametino».
Panedigrano ha evidenziato anche il fatto che «la ministra non era a conoscenza del famigerato decreto 58 che ha ridimensionato ad emoteca il centro trasfusionale dell’ospedale. Lorenzin ha detto che gli hub, cioè gli ospedali catanzaresi dove sarà creato il nuovo centro trasfusionale, sono a mezz’ora di macchina da Lamezia. Neanche questa giustificazione regge, sappiamo bene che nei casi di grave emergenza, anche mezz’ora può essere fatale». Il comitato non crede nemmeno che si sboloccherà il turnover. (Gazzetta del Sud – M.sca.)