OSPEDALE LAMEZIA: «mortalità alta in troppi reparti». Le associazioni “Ssl” e “Lamezia 2.0” smentiscono il direttore dell’Asp: l’Agenas dice il contrario

ospedale-lamezia-terme_400

Confutata da Ssl e Lamezia 2.0 anche la tabella diffusa dall’Asp: «Si tratta di dati volutamente disomogenei, allo scopo evidente di scegliersi i parametri migliori, tuttavia anche tutti i dati che ha scelto sono peggiori della media nazionale. Scegliendo invece lo stesso parametro di valutazione, cioè quello della “mortalità a 30 giorni” per tutte le patologie indicate nello schema dello stesso Mancuso, noi abbiamo un’altra tabella»
Le associazioni spiegano: «Nella nostra tabella si può vedere che i dati del nostro ospedale sono purtroppo tutti drammaticamente negativi. La solita menata del campanilismo con dati di questo genere non regge più. Come si può accettare che su 100 pazienti con scompenso cardiaco o con malattie polmonari croniche ricoverati a Lamezia ne muoiano il 15%, mentre a Catanzaro nessuno? Come si può accettare che per intere patologie chirurgiche il nostro ospedale risulti impraticabile? Come si può accettare che un “semaforo rosso” (sul sito Agenas, ndr) lampeggi su quasi tutte le specialità nell’ospedale lametino senza far niente? O era proprio questo che si voleva ottenere, cioè la chiarissima indicazione che nel nostro nosocomio e non si deve andare e che bisogna ricoverarsi a Catanzaro?».
«Il dottor Mancuso, aggiungono le associazioni, dice che il Piano di rientro non è stato disegnato per migliorare la sanità, ma per ripianare i debiti. Questa è la sua personale filosofia, non quella di altri direttori generali della stessa area che, come si può vedere, con lo stesso Piano riescono ad ottenere risultati eccellenti. Invece d’indicare mezzi e metodi per correg gere e tentare di adeguare gli interventi, invece di chiedere immediati interventi regionali, Mancuso perde il tempo a mischiare le carte per confondere i lametini, purtroppo nell’indifferenza di quelli che oggi comandano e non si vergognano dello sfascio che lasceranno, come il presidente del consiglio regionale Franco Talarico e il consigliere regionale Mario Magno». (Gazzetta del Sud – V.le.)