Calciopoli, la verità di Luciano Moggi: “Per vincere non avevamo bisogno di aiuto”

Dichiarazioni spontanee dell’ex dg bianconero al processo. Il suo legale: “E’ una vergogna”

Qualcuno mi ha messo a capo di un sistema al quale sono estraneo”. Luciano Moggi svela la sua verità in apertura dell’udienza del processo a Calciopoli ripreso martedì mattina. L’ex dirigente della Juventus attacca a testa bassa, cita testimoni d’eccezione e difende il suo operato: “La mia Juve era una squadra di campioni, non aveva bisogno di aiuti”. Il suo legale: “E’ una vergogna, un imbroglioInter, arbitri, giornalisti e pubblici ministeri. Nelle dichiarazioni spontanee rese da Luciano Moggi c’è spazio per tutti. A partire dagli avversari di sempre, i nerazzurri: “L’Inter non si può permettere di dire che perdeva per colpa degli arbitri se poi vendeva dei campioni come Seedorf e Pirlo per comprare gente come Gresko, Coco, Vampeta e Taribo West. E’ per giocatori come questi che perdevano”. Mentre la Juve, in quegli anni, non aveva rivali: “I risultati che abbiamo ottenuto con la cosiddetta triade alla Juve, sono stati conseguiti sul campo” dichiara Moggi che, per dare maggior peso alla sua deposizione, cita il decano dei manager, lo scozzese Alex Ferguson e il giornalista Enzo Biagi: “Ferguson ha parlato di me come di un manager straordinario che resta il top tra i dirigenti. Quanto a Biagi, all’indomani della sentenza sportiva, parlò di un giudizio costruito sul nulla, sulla base di intercettazioni difficili da interpretare”. Parole accolte con un applauso da una ventina di sostenitori di Moggi, presenti in aula a Napoli. L’ex direttore generale bianconero entra poi a gamba tesa su Giuseppe Narducci, il pubblico ministero che lo accusa: “Quando fui interrogato, Narducci, incurante della presenza dei miei avvocati, mi disse: ‘Lo sa che lei è finito?’. A loro spiegai che le schede servivano perché c’era dello spionaggio industriale e infatti dopo poco emerse lo scandalo Telecom. Per questo motivo furono comprate quelle schede che segrete non erano e che io utilizzavo solo per fare il mercato. Può darsi pure che queste schede le abbia date a qualcuno ma di certo non per fare cose illecite perché la mia squadra era talmente forte che vinceva senza gli aiuti arbitrali”. Concluso l’intervento di Moggi, prende parola il suo legale, Maurilio Prioreschi: “Sono state massacrate delle persone, c’è stata una caccia all’uomo. Soprattutto sono state trovate delle telefonate ignorate dagli investigatori che sono funzionali alla difesa. Sono state occultate ad arte? In questo processo ci sono dei mandanti? C’è un killer? E’ un problema serio, è una vergogna, un imbroglio“.