La Reggina non ha alibi e i numeri sono impietosi

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REGGINA-VARESE 1-1

Penultima in classifica con appena 10 punti in 13 giornate. La squadra in campo da tutto ma sbaglia troppo. Al tecnico Dionigi non si possono imputare gli errori di mira degli attaccanti e gli svarioni della difesa.

Il cronista ha grandi difficoltà a parlare della Reggina. E sono tanti i motivi di questa difficoltà. Le cifre quando scade la 13esima giornata di campionato sono impietose: appena 10 punti e penultima posizione in classifica. Situazioni che spiegano da sole l’attuale realtà in cui versa la squadra che dà tutta se stessa ma che al momento opportuno si piega  agli eventi commettendo errori fatali e tali da favorire anche avversari modesti. Purtroppo il calcio è questo. Inutile dominare e spendere patrimoni di energie quando sotto rete non ne azzecchi una e quando un solo errore è sufficiente a piegarti come è accaduto anche col Varese. Si fanno le analisi più disparate ma non si vuole capire che il calcio è concretezza. Vince sempre che fa un gol in più dell’avversario. Questo accade di rado alla Reggina che non riesce, nella maniera più assoluta a tradurre in gol le sue fatiche.
Stanno così le cose nella squadra di Dionigi che sbaglierà pur qualcosa ma che non compromette per nulla le gare. Che colpa può avere un tecnico se un attaccante su cinque o sei monumentali palle-gol non ne mette dentro una che sia una. Che colpa può avere se uno svarione difensivo o uno sfortunato rimpallo consentono all’avversario, pure mediocre, di segnare. Sono queste le cose che hanno tarpato le ali alla Reggina che, lo ribadiamo, ancora una volta, gioca bene e in maniera gradevole ma che accontenta solo gli esteti. Non ci si trova per caso nella penultima posizione di classifica. Non si è lì solo per sfortuna. Si è lì perché si è inferiori ad altri o, quanto meno, non si riesce a dare quanto un campionato di B pretende si dia. Non vorremmo in sostanza che si costruissero degli alibi sotto la voce “sfortuna”. Sì, quella c’è, ma, si faccia un esame obiettivo della situazione e si faccia anche un paragone con le altre compagne “al duol”. Si vedrà che tutte o quasi tutte hanno riconquistato posizioni di classifica più dignitose anche se non hanno allontanato le paure. Ma queste squadre hanno in fase ultima gente come Tavano o Maccarone, come Ebagua o Neto Pereira, come Sansovini o Di Carmine come Ardemagni o Stanco, Calil e Gabionetta. E queste squadre si giovano di calciatori che a centrocampo, per saggezza tattica, stanno facendo la differenza. La Reggina non ha né Caserta, né Zecchin o Galardo, per parlare di registi di squadre di media levatura. Ha dalla sua una frenesia atletica straordinaria che però non è sufficiente da sola ad abbattere avversari furbi, esperti e saggi amministratori di energie da profondere soltanto al momento opportuno. Pensare di arrivare al risultato soltanto basandosi sulla rapidità e la bellezza della manovra è a dir poco utopico. A meno che non si abbiano finalizzatori freddi e concreti. Quelli che mancano alla Reggina che vive solo di Ceravolo e Comi, tre gol a testa alla tredicesima giornata. C’è dunque da fare qualcosa che dia un impulso nuovo. Va aggiunto quel quid che serva colmare il gap con le altre.
Sicuramente la Reggina manca di una guida in campo e di un paio di marpioni che le diano maggiore sicurezza. È vero, non c’è Campagnacci, ma sarebbe un errore pensare che Campagnacci, fresco di acciacchi, possa risolvere ogni cosa. Campagnacci è bravo ma non è il salvatore della patria. Per il momento dunque bisogna soltanto sperare di fare quanti più punti sarà possibile fare sperando anche nella resurrezione di Ceravolo. Poi si affrettino i tempi per individuare chi possa davvero dare una mano a questa squadra per risollevarne le sorti ed evitarne il declino. (Gazzetta del Sud – A.ca)