Primo Workshop Nuoto: una mente da campione

LAMEZIA TERME – Negli ultimi anni, il movimento sportivo, si è reso conto che la prestazione ottimale di un atleta non può basarsi solo sul bagaglio di conoscenze tecnico-tattiche, ma che all’ottimale preparazione fisica necessariamente si deve abbinare un sereno stato d’animo dell’atleta, che gioca, un ruolo determinante. Corpo, mente ed emozioni sono parti indissolubilmente legate: per questo non basta più allenare solo il fisico e la tecnica per raggiungere l’eccellenza. Si è assistito alla nascita, alla diffusione e all’inserimento, nei vari staff sportivi, dei Mental Coach: “gli allenatori della mente”.
Il Mental Coach è una figura professionale, che secondo gli ultimi studi, e dopo un periodo di “Coaching-allenamento mentale”, migliora di oltre il 50% le performance di atleti e squadre.

L’Arvalia Nuoto Lamezia ha organizzato, a riguardo, venerdì 22 giugno 2018, il 1° Workshop Nuoto: “una mente da campione”. Il programma ha previsto l’allenamento collegiale dei Master, Categoria, Esordienti (A e B) e Preagonistica presso la piscina Comunale di Lamezia Terme e due lezioni: la prima dedicata ai genitori e agli atleti, la seconda riservata esclusivamente ai genitori. Entrambi gli incontri sono stati condotti dal Dottor Gian Paolo Zani (Mental Coach), che ai microfoni di Percorsi di Nuoto dice: “io parlerò ai ragazzi di come utilizzano la mente i campioni. Quali ragionamenti fanno e quali non fanno. Nel momento in cui le prestazioni fisiche, atletiche, strategiche e tattiche hanno raggiunto il vertice, la differenza sarà l’atteggiamento mentale con cui si affrontano gli impegni. – In merito al lavoro che il Mental Coach svolge Zani dice – generalmente il percorso parte dall’analisi di uno stato attuale, in mezzo c’è il lavoro, fino ad arrivare allo stato desiderato. Il lavoro è in funzione degli obbiettivi ovvero come superare le barriere limitanti, come superare gli autosabotaggi, che sono molto frequenti, e quindi come utilizzare la mente da acceleratore e non da freno. Il lavoro del Mental Coach si divide in due fasi – continua il Dottore – la prima è la quella di conoscere l’atleta in modo specifico, la seconda è conoscere quali sono i meccanismi mentali, il motivo per il quale se ne attivano alcuni e come fare per attivarne altri. – Zani conclude dicendo – il ruolo del Mental Coach ha come obbiettivo quello di diventare inutile. Deve fare in modo che le persone che segue acquisiscano strumenti per poi gestirsi in modo autonomo. A Lamezia abbiamo voluto organizzare, questa bella serata, impostando la prima parte della lezione su “come utilizzano la mente i campioni”, la seconda parte, invece, sarà una lezione dedicata solo ai genitori, che troppo spesso, rischiano di fungere da freno.”
Insieme ai genitori e agli atleti di Arvalia era presente, come sempre, Simone Bernardini Presidente di Arvalia Nuoto Lamezia che dice: “l’idea del Mental Coach arriva perché abbiamo l’esigenza di creare squadra. Dopo i buoni risultati ottenuti, come i Master che parteciperanno ai Campionati Europei in Slovenia, o il gruppo Esordienti, che già vanta una serie di atleti che hanno ottenuto i primi tempi in graduatoria nazionale, sentiamo ancor di più nascere l’esigenza di creare “una buona mente da atleta”. Questo però non significa che dobbiamo spingere o forzare le situazioni, soprattutto per il gruppo dei bambini. Sono piccoli e devono poter maturare una crescita mentale e anche fisica. – Per quanto riguarda l’entrata o meno di un Mental Coach nello staff di Arvalia Nuoto Lamezia il Presidente risponde – partiamo con questa prima sessione di lavoro e vediamo come il gruppo degli atleti e dei genitori risponde. Perché è un progetto che va presentato in punta di piedi. Credo che da questo momento in poi riusciremo a creare una mentalità che sarà di sicuro positiva, questo è già un primo passo.
È chiaro quindi che l’aspetto mentale della prestazione sportiva rappresenta proprio l’elemento che chiude il triangolo.

 

 

Bernadette Serratore