Calabria, “Amici della Terra”: il rapporto 2017 sullo stato dei mari calabresi

LAMEZIA TERME – “Sulle spiagge dei circa 720 chilometri di costa della Calabria, dopo un mese e mezzo dall’apertura ufficiale della stagione balneare non sono ancora esposti i cartelli con le dovute informazioni sulla qualità delle acque e sulle specificità e criticità di ogni singolo tratto di litorale.
Cartelli necessari sia per evidenziare le eccellenze dei circa 670 Km di spiagge naturali adibite alla balneazione con le acque più trasparenti e i fondali più sani della Penisola sia per impedire danni alla salute in corrispondenza dei tratti non adibiti alla balneazione localizzati alle foci inquinate dei fiumi, zone industriali, scogliere e porti con divieto di balneazione permanente per una lunghezza complessiva di circa 45 chilometri.
In gran parte dei comuni costieri si continua con le carenze informative e l’impossibilità per i bagnanti di individuare dove iniziano e terminano i divieti di balneazione e dove fare i bagni in sicurezza. Nel contempo sui social si intensificano post sulle condizioni di trasparenza o sporcizia delle acque marine e su alcuni amministratori locali che, invece di agire per promuovere le risorse dei propri territori e per rimuovere le cause che sporcano il mare, mostrano immagini dei loro incontri per decidere di chiedere ad altri e alla magistratura di individuare chi inquina il mare. Senza considerare che le competenze e responsabilità della gestione e del controllo del territorio, compresi gli scarichi che sporcano il mare, sono degli stessi amministratori comunali, che continuano ad ignorare l’ammonimento dei magistrati della Corte dei Conti della regione Calabria ribadito nelle relazioni su “la gestione delle risorse pubbliche finalizzata a prevenire l’inquinamento delle coste, a risanare le stesse, a migliorare la qualità delle acque destinate alla balneazione e a tutelare la salute pubblica”, nelle quali, tra l’altro, si denuncia che “le amministrazioni hanno mostrato una insufficiente consapevolezza delle proprie funzioni e competenze” e che “la protezione dell’ambiente e della salute pubblica impongono alle amministrazioni pubbliche di ridurre l’inquinamento delle acque di balneazione e di preservare queste ultime da un deterioramento ulteriore.

In assenza della dovuta esposizione della cartellonistica di competenza comunale, per ottenere qualche informazione sulle condizioni delle acque marine, è necessario collegarsi via internet al sito web del Ministero della salute oppure al sito web della regione Calabria dove è pubblicata la classificazione sulla qualità delle acque fatta alla fine del 2016 per l’apertura ufficiale dell’attuale stagione balneare.
Nel sito del Ministero della Salute in genere si può leggere la classificazione aggiornata sulla base delle analisi eseguite nel corso della stagione balneare dalle agenzie regionali per l’ambiente ed inviate allo stesso ministero.
Purtroppo non sempre e non per tutti i comuni è possibile osservare la situazione aggiornata in tempo reale. E questo perché non sempre si provvede a trasmettere e tempestivamente allo stesso ministero i dati sulla classificazione e le Ordinanze sindacali di divieto di balneazione.

I dati delle analisi e classificazioni ufficiali delle acque di balneazione fatte dall’Arpacal e pubblicate sul sito web della Regione mostrano il prevalere di un eccellente stato di salute sia del Tirreno che dello Jonio calabrese. Nonostante le immagini di alcuni tratti di mare sporco che circolano in rete, l’Arpacal ha certificato la qualità eccellente delle acque marine in corrispondenza di più 600 chilometri di costa calabrese, ben oltre il 90% dei circa 670 chilometri di costa adibita alla balneazione. I più estesi tratti costa con sabbia naturale, i mari più trasparenti e i fondali più sani dell’intera Penisola del BelPaese.
Prelievi, analisi e classificazioni effettuate dall’Arpacal documentano acque inquinate solo in corrispondenza di 21 aree che rappresentano circa il 2% di tutte le aree adibite alla balneazione in Calabria.
Questi tratti con divieto temporaneo di balneazione riguardano: 13 tratti della provincia di Reggio Calabria, 5 tratti della provincia di Cosenza, 2 tratti della provincia Vibo Valentia e un tratto della provincia di Crotone.
Gli stessi dati forniti dall’Arpacal evidenziano alcune serie criticità in particolare nella città di Reggio Calabria dove lunghi tratti di spiaggia sono vietati alla balneazione.
Criticità evidenziata anche nel sito del Ministero della Salute che dopo un mese e mezzo dell’apertura della stagione balneare per le aree adibite alla balneazione nelle quattro città capoluogo di provincia evidenzia :
– Catanzaro 8 aree di balneazione denominate: Bellino, Capitaneria di Porto, Case U.N.R.A., Palace Hotel, Palazzo Bianco, Ristorante Porto, Tibi Dabo, 200 MTa Nord F. Alli tutte balneabili;
– Crotone una sola area denominata “a 500 MT a SUD Fiume Neto” temporaneamente vietata per inquinamento e le altre 19 aree di balneazione tutte balneabili.
– Vibo valentia 8 aree di balneazione denominate Fosso Industriale Porto Salvo, Lido La Capannina, Lido La Marinella, Lido la Vela, Lido Proserpina, Pennello e 200 MT a DX t. Trainiti tutte balneabili;
– Reggio Calabria 25 aree destinate alla balneazione con 11 aree non balneabili per inquinamento e denominate: “Pellaro Lume”, “Lido Comunale Zerbi”, “Circolo Nautico”, “Lido Comunale Pontile N”, “Circolo Velico”, “Gallico Limoneto”, “Lido Comunale Pontile S”, “Pentimele”, “500 M N Tott. Annunziata”, “Catona – Bar Reitano” e Gallico-Lido Mimmo.

Le cause delle criticità sono state individuate e descritte dalla stessa Arpacal in un precedente Report dove si legge: “i campioni che hanno dato esito sfavorevole riguardano sempre gli stessi punti di prelievo che nel corso degli anni hanno dimostrato di avere problemi di inquinamento. Tali punti insistono soprattutto nella provincia di Cosenza e Reggio Calabria. Le problematiche rimangono tendenzialmente non risolte e quasi sempre dovute al malfunzionamento di alcuni depuratori costieri e di scarichi abusivi che giungono a mare tramite canali o torrenti. La situazione appare peggiore in caso di campionamenti eseguiti in presenza di pioggia, vicino alle foci di fiumi soprattutto nel periodo tra aprile e maggio o durante i mesi estivi quando il maggior numero di abitanti equivalenti causa inconvenienti al funzionamento dei depuratori costieri.”
E, dove per il comune col più bel lungomare del Bel Paese si evidenzia: “La situazione nel comune di Reggio Calabria è piuttosto critica perché da diversi anni lunghi tratti di costa sono sottoposti a divieto di balneazione e non sono state attuate sufficienti misure di ripristino della balneabilità.”

Le criticità dei mari che bagnano la regione che potevano e devono essere superate non devono offuscare le specificità del prezioso patrimonio costiero regionale che costituisce il 20% della disponibilità di costa balneabile dell’intera Penisola del BelPaese. Un dato da non sottovalutare perché è una quantità superiore a quella disponibile complessivamente in sei regioni bagnate dal Mar Adriatico: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Abruzzo, Molise e Marche.
Le specificità delle spiagge naturali della regione nonostante il riconoscimento dei requisiti necessari per meritare 16 Bandiere Verdi e 7 Blu restano ancora poco valorizzate e conosciute dentro e fuori la Calabria. Poco conosciuti e spesso letti in modo superficiale anche i dati riportati nel Dossier Mare Monstrum di Legambiente. Nel rapporto 2017, ad esempio, nella tabella della “Classifica del Mare Illegale per Km di costa” ben undici regioni precedono la Calabria: l’Emilia Romagna al 4° posto; il veneto al 5° posto; l’Abruzzo al 6° posto; la Liguria al 9° posto.

Tra le specificità del patrimonio costiero della Calabria da non oscurare ci sono gli assetti idro-geomorfologici che favoriscono la presenza e lo sviluppo della più grande varietà di habitat e forme di vita in ambiente acquatico e terrestre. La straordinaria biodiversità e le specificità degli ecosistemi presenti nelle acque del Tirreno e dello Jonio della regione sono testimoniate, tra l’altro, dall’elevato numero di specie marine rare sottoposte a protezione da Direttive europee e dalla Convenzione di Rio de Janero. Tra le specie marine protette:13 Mammiferi; 14 Molluschi; 7 Crostacei; 8 Squali; 5 Rettili marini; 4 Echinodermi; 5 Spugne; 6 Antozoi; 6 Pesci e oltre 45 Uccelli marini. La specificità e abbondanza del Corallo rosso e bianco del Tirreno reggino e dei Cavallucci marini dello Jonio catanzarese non esiste in nessun’altra regione d’Italia e del Mediterraneo. La ricca geodiversità della regione ha, tra l’altro, favorito una rilevante varietà di spiagge naturali formate da frammenti di rocce di tutte le ere geologiche e specificità rare come gli ammassi granitici dello Jonio e del Tirreno calabrese generati dallo stesso magma che ha generato le più note coste granitiche della Sardegna dalle quali sono stati separati a seguito d’imponenti movimenti della crosta terrestre iniziati milioni di anni fa e ancora in atto nel Tirreno.
Varietà di terre e acque ricche di minerali e sostanze che alimentano una grande varietà di vegetali e animali e anche di quei preziosi prodotti enogastronomici presi in considerazione dal New York Times per inserire la Calabria tra i luoghi da visitare nel 2017.
Oltre alla grande varietà di preziosi aspetti naturalistici, paesaggistici ed ambientali in corrispondenza dei circa 720 chilometri di fascia costiera della Calabria esiste un rilevante e unico patrimonio archeologico a partire dai manufatti risalenti al Paleolitico di Casella di Maida nel Golfo di Sant’Eufemia e del Neolitico di Favella della Corte nella Piana di Sibari a seguire con i resti databili tra l’ VIII ed il V secolo a.C. dei centri abitati della Magna Grecia come: Rhegion, Locri Epizefiri, Kroton, Kaulon, Sybaris, Petelia, Krimisa, Hipponion, Metauros, Medma, Laos, Thurii, Temesa, Terina e Scolacium. Città-Stato con rilevanti opere portuali e attività economiche realizzate per secoli in equilibrio con gli assetti idrogeomorfologici del Territorio e che hanno permesso di raggiungere elevati livelli di civiltà e le massime espressioni dell’ingegno umano.
Accendere i riflettori sulle specificità della bio e geodiversità che caratterizzano gli assetti idrogeomorfologici dei litorali e del patrimonio costiero può stimolare le attività e gli interventi per mantenere il mare sempre pulito e per porre fine ai danni provocati dall’erosione costiera, dalle alluvioni e crolli provocati da eventi naturali prevedibili come le correnti marine, mareggiate e pioggia.
Il prezioso patrimonio costiero disponibile, con le ricche specificità alle quali si è fatto cenno, può e deve essere tutelato e valorizzato attraverso interventi e atti concreti dall’insieme delle classi dirigenti locali e nazionali. Ad incominciare dagli interventi su mare e depurazione e dalla “nomina di un commissario unico sulla depurazione con poteri straordinari” e “disponibilità economiche adeguate” annunciate dal Ministro dell’ambiente il 21 marzo scorso in occasione della celebrazione della giornata mondiale dell’acqua in Parlamento”.

Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amici della Terra