Spazio Domenico Romeo: “Dal segreto Orlandi alla tentazione: tutto il Vaticano di Fabrizio Peronaci”

Meandri segreti di lobby vaticane. Intricate storie di sesso e potere in luoghi e palazzi inaccessibili. Ricostruzione di episodi chiave della storia della politica internazionale che, ad oggi, trovano un muro di gomma ed una rete invisibile che funge da barriera di protezione.
E’ l’incipit di un lavoro letterario pregevole, frutto di un impegno e di uno studio serio, profuso e messo in campo da anni dallo scrittore Fabrizio Peronaci, penna del “Corriere della Sera”, autore dei libri ‘ Il Ganglio’ ( Fandango edizione), ‘ La Tentazione’ (Centauria edizione), nonché coautore con Pietro Orlandi ( fratello di Emanuela) del libro ‘ Mia sorella Emanuela’ ( Ed. Anordest).
Una scelta forte, coraggiosa da parte dell’autore, che si sta misurando in una realtà sociale, culturale, che tende ad oscurare mediaticamente qualsiasi intellettuale pronto a misurarsi democraticamente su scottanti tematiche, già considerate, ‘di non facile gestione pubblica’.
Questa testata ha l’onore di ospitare lo scrittore/giornalista in questione, cercando di fare luce sui contenuti molto interessanti delle sue opere:
Domanda. Da dove nasce la passione per la ricerca su fatti che hanno pertinenza su storie e scandali vaticani ?
Risposta: La principale funzione del giornalismo ritengo sia quella di portare alla luce ciò che non deve essere svelato, per soddisfare il sacrosanto diritto dei cittadini di essere informati, che è un pilastro della democrazia. Nel mio passaggio dall’attività di cronista a quella di autore di libri-verità, ho quindi ritenuto importante scegliere un settore che avesse a che fare con scandali e ipocrisie che turbano le coscienze. Mi è venuto così quasi naturale contribuire a gettare luce su quel cono d’ombra, situato a metà strada tra vita spirituale e vita mondana delle persone, nel quale esercita tanta influenza un’istituzione potente come la Chiesa. Nel mio ultimo libro, “La tentazione”, sollevo il tema del celibato ecclesiastico, raccontando la storia d’amore tra un alto esponente dell’ordine dei carmelitani e una professoressa romana. Dalla vita reale emerge un dato di fatto – l’insopprimibile spinta a una vita piena dal punto di vista sentimentale e sessuale – che può portare a cambiamenti anche sul piano teologico. Analogo modello di scavo e indagine lo si può applicare alle vicende legate al caso di Emanuela Orlandi, così come a tutti i grandi misteri pubblici.
Domanda. Nel suo libro “Il Ganglio” parla del sequestro Orlandi, argomento ad oggi rimasto intricato. Quanto si sa realmente della vicenda, a suo avviso e quanto c’e’ ancora da scoprire ?
Risposta: La vicenda di Emanuela è emblematica del groviglio di poteri che ha caratterizzato un decennio terribile come gli anni ’80 del secolo scorso. Dopo numerose inchieste giudiziarie e un approfondimento senza precedenti dal punto di vista giornalistico e saggistico, negli ultimi anni era finalmente emersa la verità sia sul movente sia sul contesto del sequestro Orlandi e, analogamente, su quello di Mirella Gregori. La testimonianza del fotografo Marco Accetti, che quasi quarant’anni fa venne ingaggiato da una fazione operante all’ombra del Vaticano nell’ambito della Guerra Fredda, ha consentito di chiarire che le ragazze furono prelevate allo scopo di esercitare ricatti a danno delle alte sfere ecclesiastiche, tesi a salvaguardare il dialogo con il blocco comunista, nella fase in cui la politica di Papa Giovanni Paolo II andava in direzione diametralmente opposta. Attraverso l’allontanamento da casa di Emanuela e Mirella, il gruppo di tonache e laici da me denominato “il ganglio” puntava a frenare le false accuse di Alì Agca al Cremlino, indicato come mandante dell’attentato al pontefice di due anni prima. E da questo punto di vista il risultato fu raggiunto. Basta osservare la sequenza dei fatti: Emanuela fu indotta con un tranello a non tornare a casa il 22 giugno 1983 e guarda caso soli sei giorni dopo, il 28 giugno, il turco ritratto’ le sue accuse alla delegazione bulgara in Italia. In questo modo la pista bulgara/sovietica sull’attentato di piazza San Pietro venne a cadere. Cosi’ come è stato poi certificato dal processo, che si concluse con le assoluzioni degli imputati bulgari. Il punto è che per fare luce sulla scomparsa di due ragazzine sarebbe stato necessario riscrivere un pezzo di storia importante, operazione che avrebbe suscitato imbarazzi sia in ambienti vaticani sia in alcuni paesi del blocco occidentale, e le concomitanti ragioni di Stato hanno quindi preferito negare verità e giustizia alle famiglie. Il suggello di questa manipolazione è arrivato nel 2015 con l’archiviazione dell’inchiesta Orlandi decisa dalla procura di Roma.
Domanda. A suo parere esistono delle connessioni fra Servizi segreti italiani e quelli vaticani, in merito alle vicende da lei citate nel libro ?
Risposta: Certamente esistono e sono esistite in passato relazioni clandestine e non sempre decifrabili tra i servizi segreti italiani e vaticani. Sarebbe ingenuo stupirsi. Il problema si pone nel momento in cui informazioni utili alla risoluzione di un’inchiesta giudiziaria, come tale sottoposta al rigore indiscutibile della legge, vengono distorte o insabbiate in ossequio a valutazioni politiche o inerenti la ragione di Stato. Ciò è avvenuto per decenni sul caso Orlandi-Gregori e ciò spiega perché tante indagini non sono bastate a venire a capo della vicenda: la posta in gioco è troppo alta.
Domanda. Alì Agca lo ritiene un testimone attendibile ?
Risposta: Ali Agca ha fornito decine di versioni sull’attentato da lui compiuto il 13 maggio 1981 per una ragione molto semplice: l’essere considerato inaffidabile rappresenta per lui una sorta di polizza sulla sua stessa vita. Il giorno in cui venisse scolpita a chiare lettere la verità dell’attentatore al Papa, con le commesse complicità mai venute alla luce, la sua sopravvivenza sarebbe davvero a rischio. È comunque indubitabile che nel groviglio delle sue dichiarazioni, il turco ne abbia fatte cadere alcune vere. Si tratta di una persona intelligente, che durante la permanenza in carcere, e certamente anche prima, venne a conoscenza dei conflitti sotterranei legati alla guerra fredda. In maniera spregiudicata, Agca utilizzò la scomparsa delle due ragazze in vista di un beneficio personale: la propria liberazione. Non dimentichiamo che il risultato lui lo ha ottenuto: nel 2000, anche se molti lo dimenticano, il presidente della Repubblica italiana, con l’assenso del Vaticano, gli concesse a sorpresa la grazia. Perché? Fu solo pietas cristiana? Qualcuno se lo è mai chiesto con l’intento di cercare una risposta seria e fondata?
Domanda. Nel suo ultimo libro, intitolato ‘La Tentazione’, cita dei dossier riservati inviati a Papa Francesco concernenti degli scandali a luci rosse. Come potere stabilire l’attendibilità di detto dossier ?
Risposta: Nel mio ultimo libro, “La tentazione”, oltre a raccontare l’amore proibito tra padre Raspini e la Dama Nera affronto una vicenda di cui si è occupato anche Papa Francesco nell’ottobre 2015: lo scandalo gay dei carmelitani scalzi di Roma, che ebbe grande risonanza in seguito a un’inchiesta del Corriere della sera. Nel libro pubblico il dossier inviato da un frate coraggioso alla Santa sede, davanti al quale il pontefice argentino rimase allibito e promise con forza un rapido intervento, chiedendo pubblicamente scusa ai fedeli. Il successivo procedimento canonico per chiarire i fatti e sanzionare i responsabili, però, non si è ancora neanche aperto, e questo pone dubbi sull’effettiva corrispondenza tra le promesse e gli annunci mediatici di Papa Bergoglio e gli attesi passi conseguenti. Tanti sostengono che il rinnovamento voluto da Francesco sia osteggiato da ambienti interni, e questo mi pare un versante da approfondire.

Domanda. A suo avviso, il Vaticano fornisce delle interferenze sul tessuto sociale italiano e/o sulla politica italiana ?
Risposta. Più che di interferenze, parlerei di una influenza continua e persistente su tutti gli aspetti della vita sociale, economica, politica e culturale del nostro paese. Ciò tuttavia non credo debba scandalizzare, se si considera la storia e la formazione religiosa degli italiani. Le contraddizioni emergono quando, dalla Chiesa di fede e missionaria, si passa a parlare della Chiesa istituzione: sotto questo profilo sarebbe auspicabile che le decisioni nella sfera pubblica e privata fossero improntate alla massima autonomia, ma questo resta un’utopia. Credo che, senza una potente iniezione di spirito critico e fiducia in se stessi, gli italiani resteranno un popolo a sovranità limitata. Il mio impegno, nell’attività giornalistica e in quella di autore, si indirizza proprio in questa direzione: espandere gli spazi di indipendenza e libertà di giudizio.

Domanda. Esistono, secondo lei, delle lobby all’interno del Vaticano che hanno delle influenze su ulteriori lobby esistenti all’interno del Vaticano stesso ?
Risposta. Le divisioni all’interno dello Stato pontificio in fazioni contrapposte hanno caratterizzato soprattutto la fase finale della Guerra Fredda, e quando Giovanni Paolo II sferrò l’attacco decisivo contro quello che venne definito l’impero del male. Non poteva essere diversamente: il livello di scontro fu terribile ed è comprensibile che all’ombra del cupolone coesistessero sensibilità diverse. Oggi, seppure attenuate, ritengo che logiche analoghe persistano. Le istanze di cambiamento fatte proprie da Bergoglio, siano esse sincere fino in fondo o in parte frutto di propaganda, difficilmente saranno sostenute da quegli ambienti presenti all’interno della curia o nelle sue immediate vicinanze legati a una visione più tradizionale e vecchio stampo della Chiesa.

Domanda. Quale Papa lei ritiene, o ha ritenuto, particolarmente influente nell’ambito delle strategie della politica internazionale ?
Risposta. Indubbiamente il Papa polacco. L’avvento di Karol Wojtyla nel 1978 produsse una svolta storica e piego’ definitivamente in una direzione il 900. È stato un pontificato profondamente divisivo e con numerose ombre, nonostante ciò non sia stato percepito dalla pubblica opinione anche a causa dell’abile regia mediatica degli organismi vaticani, che prima con la “gestione” della malattia del papa e poi con la canonizzazione (celebrata non a caso assieme a quella di Giovanni XXIII) hanno dissipato ogni nebbia sulla sua figura. Ciò non toglie, tuttavia, che il ruolo storico di Giovanni Paolo II resti fuori discussione: senza di lui, probabilmente, il muro di Berlino sarebbe ancora in piedi.

Domenico Romeo