Lamezia, operaio morto sul posto di lavoro: la lettera della figlia un anno dopo

LAMEZIA TERME – Pubblichiamo la lettera di Giada Muraca, la figlia di Franco Muraca, operaio deceduto un anno fa a seguito di una caduta da un’impalcatura sul posto di lavoro, nei pressi di Sambiase. “In occasione del primo anniversario dalla sua prematura scomparsa – si legge nella nota di Giada – ho deciso di rendere pubblica una lettera che ho scritto, affinché possa scuotere le coscienze e far aprire gli occhi sulla triste e amara realtà in cui viviamo, dove ancora si muore sui posti di lavoro per mancata sicurezza  e totale negligenza di chi dovrebbe tutelare un operaio, ma non l’ha mai fatto”.
Di seguito il contenuto integrale della lettera:

“Penso che, ogni uomo in questo mondo, conservi in sè un dono prezioso. Quel dono accomuna indistintamente tutti noi, a prescindere da ogni merito.
Quel dono si chiama VITA.
Tralasciando la religione per un fattore soggettivo, ora mi riferisco a chi , ogni giorno , riesce a lodare la propria esistenza , e rendere quindi la propria vita degna di essere vissuta . A chi ha imparato a conoscerla fino in fondo in ogni sfumatura , dalla più chiara fino a talvolta la più oscura… Quella persona è il LAVORATORE . Colui che combatte insieme e / o contro al destino, per dare un senso ad ogni suo giorno. “ L ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO “. È scritto .
Oggi nel 2019 , in molti sarebbero propensi a convertire questa frase in altro modo : l Italia dovrebbe essere una repubblica democratica fondata sul rispetto di chi loda la vita , onora il paese in cui vive , lavorando onestamente , lavorando per potersi tutelare , per poter vivere o, molto spesso , sopravvivere . È la mia rabbia a scrivere in prima persona ogni parola di questa lettera . È la mia impotenza difronte all’ennesima “morte bianca” ( bianca , perché la mano di un colpevole resta sempre celata agli occhi di tutti ) che è toccata al mio papá : Franco Muraca , di soli 56 anni . Figlio della città in abbiamo sempre vissuto , Lamezia Terme ( Sambiase) . Di un paese che l ha visto nascere , crescere , lavorare e morire prematuramente nella tragedia più atroce . Figlio di una nazione che ha servito durante la leva obbligatoria che fece con onore , congedandosi da caporale maggiore , ma che non l ha tutelato nella sua vita da lavoratore . E soprattutto non gli ha concesso un degno riconoscimento , soprattutto nella morte . Attualmente la politica italianaè soltanto un vociare . Un vociare senza senso . Senza logica ,nè ragione .
Perché mai nessun orecchio si è proteso ad ascoltare veramente ciò che è impossibile da non sentire : Il tonfo di quell’uomo sull’asfalto. Le urla di dolore . Lo strazio senza fine . I passi di corsa negli ospedali . Il suono delle campane . Il sussurro di un nome in una preghiera. La richiesta di aiuto, e di giustizia.
Solo nello scorso anno, più di 1450 italiani di sono spenti nell’indifferenza di uno stato che li ha condannati già dal primo giorno in cui hanno iniziato a lavorare .
E che, ancora oggi, infanga la loro memoria , con la totale indifferenza dei politici, con la negligenza di chi ha delle determinate responsabilità , e con la totale mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Potrei scrivere, descrivere dettagliatamente, quanto tutta questa “ dimenticanza “ da parte dello stato , nei confronti di un semplice lavoratore , possa influire su tutta la sua intera esistenza . Ma per raccontarvi la vita in prima persona , servirebbe mio padre , che purtroppo, proprio per via del suo lavoro, oggi non potrà essere cui a tenere questa penna in mano al posto mio . Io sono solo una figlia che ha visto e toccato con mano , il peso di una quotidianità dedita al sacrificio , alla continua delusione , talvolta all insoddisfazione , tutto ciò che la nostra realtà , ha regalato gratuitamente a mio padre a tutti quelli come lui.
Penso ad una frazione di tempo: quella tra l impatto e l’urto; quel momento in cui stai perdendo chi ami proprio nel posto in cui si trova per lavorare … ecco . Mi riferisco a quella frazione di secondo dove ,colui che è destinato , si trova difronte all atto compiuto. Si trova difronte alla morte . Ed ogni pensiero , la paura , il sentimento , viene celato tutt ora a noi che però , vivremo per tutta la nostra vita , in quella frazione di secondo…
È difficile da spiegare , come si possa continuare a vivere con questa sete di giustizia addosso. È lei stessa ad esprimersi per me , perché aldilà dei sentimentalismi e di tutti i fatti che la gente tende ad archiviare , a dimenticare , ogni parola che state leggendo è mirata . Rivolta a chi davvero può cambiare un sistema balordo come questo. Ma che non lo fa .
Quei “qualcuno“ che oggi, più di ieri, devono portare sulle proprie spalle , la responsabilità per la perdita di un padre, di un marito, di un nonno , di un uomo . Sottratto a più di 1450 famiglie. Sottratto alla vita , ingiustamente!
Ora penso che neanche se li avessi difronte riuscirei a farmi ascoltare : perché non hanno orecchie per sentire . Né un cuore per poter comprendere .
Un anno fa (4 luglio 2018)mi preparavo per recarmi al lavoro in una giornata afosa di luglio, quando mi informarono che mio padre era in ospedale per un incidente subito a lavoro. Passó un ora prima che potessi rendermi conto , alla vista , che quell uomo con la testa fasciata , imbracato su una barella , intubato , era proprio il mio papà . Alla vista riconobbi subito la sua pelle scura , abbronzata dalle giornate passate sui ponteggi a lavorare anche nei mesi più caldi ; ora era ricoperta di calce e sangue . Fu quello il momento in cui mi sono sentita crollare addosso il peso del mondo intero . Ancora oggi non so come sia possibile passare dalle allegre colazioni insieme , dal prendere il caffè e ridere , dalla nostra quotidianità , ad una tragedia simile , ad un addio che abbiamo dovuto dirci per forza .
Il 6 luglio 2018 il mio giovane papà , ha smesso di lottare contro le ferite gravi che la caduta gli ha provocato . Mio padre ha smesso di lottare in maniera terrena per uno stato con non gli ha mai teso la mano . Forse contro un destino che è già scritto per chi lavora e non si risparmia come ha fatto lui. Egoisticamente ho pregato Dio di salvarlo per me .
Oggi prego che sia lui a di darmi un po’ della sua forza affinché sia fatta giustizia . Perché le cose finalmente inizino a cambiare in questo paese . Per tutte quelle figlie che non verranno accompagnate all’altare dal loro papà . Che non sentiranno i loro figli chiamare “ nonno “ ad alta voce . Per tutti i familiari che si ritrovano ogni notte a parlare con una foto in una cornice . Per le mamme, le mogli, le figlie che accendono un cero e vivono con la testa rivolta sempre al cielo.
Caro papà, sei stato un grande esempio per tutti nonché per noi figlie . Hai saputo insegnare tanto anche nella morte: lottare sempre , nonostante tutto, fino alla fine . Se non più in questo mondo , forse in un altro ci ritroveremo . Perché tutto muore qui , ma l’amore no“.