ASP CATANZARO: Mancuso, disegno per minare la mia credibilità perchè ho eliminato privilegi e illegalità

Leggo, in alcuni episodi e in affermazioni faziose e fuori luogo, un disegno per minare la mia credibilità personale e professionale, per impedirmi di esercitare il ruolo di Direttore Generale con serenità, all’insegna di trasparenza e legalità. Le minacce personali ed alla mia famiglia, le denuncie, gli annunci mediatici e le pressioni che ho subito vanno infatti nella direzione di creare un clima insostenibile e di difficile controllo”. Così il direttore generale dell’Asp di Catanzaro Dott. Prof. Gerardo Mancuso risponde alle accuse mosse dal Tribunale dei Diritti del Malato in merito al fenomeno del lavoro nero notturno all’interno dell’ospedale “Giovanni Paolo II”. Per questo motivo Mancuso ha annunciato che attiverà azioni legali.

Il reparto di Medicina dell’ospedale di Lamezia – afferma Mancuso – è considerato uno dei migliori della Calabria, sia per qualità che per attività organizzativa. Nell’ esercizio delle mie funzioni ho sempre combattuto ogni forma di irregolarità; sono sempre stato molto vigile, ho addestrato il personale con disposizioni ben precise e non ho permesso a nessuno di entrare in reparto. La signora De Fazio può esprimere sue considerazioni sulla mia attività di direttore generale, ma non le consento di esprimere pareri sulla mia attività professionale. La mia unità operativa è conosciuta a livello nazionale, è infatti attenzionata dal ministero della Salute, che ha conferito anche importanti riconoscimenti. Per questo non permetto che si facciano insinuazioni per denigrare la mia persona”.

Nel corso della mia attività professionale – sostiene Mancuso – ho sorvegliato anche con atti concreti, perché le anomalie di gestione non fossero presenti. Il reparto di Medicina nel corso dei 10 anni, sotto la mia direzione, è cresciuto sia sotto il profilo professionale che funzionale, diventando uno dei migliori reparti della Calabria. Questo però viene sottaciuto da taluni perché viene considerato un elemento minore. Per questo nell’articolo pubblico oggi sulla Gazzetta del Sud leggo un disegno ampio che tende a minare chi, in questo anno e mezzo di dirigenza, ha affrontato problemi scottanti, cercando di tagliare privilegi, illegalità e correggendo una situazione che era sotto gli occhi di tutti: un ospedale che non funzionava e soprattutto una serie di illegittimità presenti all’interno del nosocomio. Abbiamo fatto delle scelte impopolari ma necessarie, come la riduzione delle gare d’appalto, il taglio di badget, l’applicazione di regole anche sul personale, risparmiando soldi pubblici e facendo lavorare meglio il personale. Insomma, abbiamo in poco più di un anno cambiato concretamente il sistema, e ciò ha evidentemente dato fastidio a molti. Tutto questo dà fastidio e per questo si porta avanti un disegno per minare la credibilità della mia persona attraverso l’insinuazione ed il sospetto, in modo artefatto, per far percepire una realtà diversa e ritornare al passato e alla gestione della cosa pubblica come si faceva prima”.

“Sulle affermazioni relative alla carenza di organico – spiega Mancuso – mi sento di dire che non abbiamo carenza di personale, ci sono solo carenze delle figure degli operatori socio-sanitari (Oss); c’è piuttosto una cattiva distribuzione del personale, per questo abbiamo deciso di ridistribuire i dipendenti mettendoli là dove servono e soprattutto nei posti per cui vengono pagati. Evidentemente anche qui abbiamo toccato alcuni privilegi”.

In merito alle dichiarazioni del Tdm Mancuso afferma: “E’ strano che il Tribunale dei Diritti del Malato si risvegli dopo tanto tempo, e precisamente dopo circa tre anni di sopore, che coincide stranamente al periodo in cui un suo presidente, svolgeva il ruolo di referente d’ambito dell’Asp di Catanzaro e per questo percepiva uno stipendio di circa 7.500 euro lordi al mese, senza, mi pare, realizzare una sola iniziativa a sostegno e per il miglioramento dell’ospedale. Apprendo dal giornale – stigmatizza Mancuso – che il Tribunale dei Diritti del Malato conosceva da tanto tempo il fenomeno degli infermieri a pagamento all’interno dell’ospedale, conoscendo addirittura anche le tariffe; nonostante tutto non lo ha mai comunicato, né alla direzione generale né alle autorità giudiziarie. Nel corso di questo periodo, infatti, il Tdm non ha parlato né denunciato. Mi chiedo, se era a conoscenza di illegalità, perché non le ha rese pubbliche? Forse perchè il Tribunale dei diritti del Malato non fa l’interesse degli ammalati, ma solo gli interessi di una parte, forse perchè assoldato a logiche incomprensibili. Alla luce di tutto ciò – annuncia Mancuso – amplieremo la nostra attività di controllo anche su queste strutture che si trovano all’interno dell’ospedale, per conoscere come hanno gestito le informazioni e che cosa hanno fatto in questi anni. Abbiamo avuto il coraggio di imprimere una velocità diversa – conclude il direttore generale – di cambiare le regole e togliere gli sprechi. Per questo non è consentito a nessuno di minare la mia credibilità. Ho dato mandato inoltre al mio legale di verificare se ci sono gli estremi per la diffamazione e nel caso di procedere nei confronti di tutti i soggetti responsabili. La gente giudicherà, ma certo chi parla in questi termini mi pare non sia credibile”.

Ecco l’articolo apparso sulla Gazzetta del Sud del 28 ottobre a firma di Vinicio Leonetti, al quale fa riferimento Mancuso:

MERCATO NERO ANCHE PER GLI “INTERNI”. Il Tribunale per i diritti del malato parla di prestazioni a carico dei pazienti pure da parte di professionisti dipendenti dell’Asp. Il direttore Mancuso dovrebbe sapere essendo stato il primario del reparto di medicina.

Ci meraviglia che al direttore Mancuso, che prima di rivestire l’attuale carica ha lavorato in questo ospedale come primario dell’unità operativa di medicina, sia sfuggito che il fenomeno è vecchio e che vige ancora, soprattutto in quel reparto dove il personale medico ed infermieristico pur lavorando alacremente e professionalmente non riesce a sopperire alle esigenze particolari, soprattutto di notte”. Anna Maria De Fazio del Tribunale per i diritti del malato interviene così riguardo il mercato nero degli infermieri esterni fiorente nell’ospedale cittadino.

Leggiamo con vivo interesse che una commissione d’inchiesta indagherà sul fenomeno denunciato dalla Gazzetta del Sud, scrive De Fazio, anche se siamo fermamente convinti che le commissioni si debbano insediare senza troppo clamore mediatico”. Il fenomeno è stato sollevato nella scorsa settimana dalla Gazzetta dopo che diverse persone hanno segnalato il problema, tutti familiari di ammalati, spesso anziani e in gravi condizioni di salute, che hanno sborsato anche 100 euro per una sola notte di assistenza privata, rivolgendosi ad infermieri segnalati nello stesso ospedale o identificabili attraverso dei numeri telefonici attaccati sui muri e sulle porte dei corridoi del nosocomio cittadino.

Anna Maria De Fazio che vive l’ospedale e denuncia casi di malasanità attraverso il Tribunale per i diritti del malato, spiega quello che accade tra le corsie. “Il personale in servizio nelle 24 ore non è congruo alle esigenze, soprattutto di notte. E’ per questo che i familiari assumono personale interno ed esterno a tutela dei loro parenti e con tariffe a partire da 70 euro in poi”. Aggiunge quindi un dato in più la responsabile della sezione lametina del Tribunale dei malati: “c’è anche personale interno che viene pagato dai parenti degli ammalati, non solo infermieri esterni”.

Aggiunge De Fazio: “Del resto, quando il medico del turno notturno del reparto di degenza dell’ammalato chiede la collaborazione ai parenti, questi se impossibilitati personalmente rispondono assumendo personale esterno. Questo tribunale ha più volte monitorato il fenomeno, e l’assistenza notturna è diventata a Lamezia Terme, occasione di lavoro. Molti, nel leggere questa notizia non si sono meravigliati. Il fenomeno era noto ed ora finalmente è esploso”.

Significa che c’è una specie di borsino del mercato nero per le prestazioni notturne: c’è un vero e proprio elenco di professionisti che si prestano, con tariffe che vanno dai 70 ai 100 euro per notte. Si può abbassare il prezzo soltanto se le notti da fare diventano quattro o cinque, quando si tratta di ricoverati in condizioni particolarmente gravi: anziani non autosufficienti e pazienti sottoposti a interventi chirurgici complessi. Che oltre ad affrontare tutte le sofferenze del caso, sono anche costretti a sborsare di tasca propria parecchi quattrini. Una beffa che è assolutamente illegale, il pagamento è totalmente in nero, e chi non è coinvolto direttamente e chiude gli occhi è certamente complice di queste pratiche criminali.

Il direttore Gerardo Mancuso è intervenuto subito dopo la denuncia del giornale istituendo la commissione d’inchiesta, il Tribunale dei malati ha rincarato la dose, ma i sindacati di categoria e aziendali preferiscono il silenzio.