Condanna confermata a Gualtieri per l’omicidio Torchia

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Il cadavere del 24enne Domenico Torchia fu ritrovato sul greto del torrente Cardolo di Feroleto Antico la mattina del 30 luglio 2006. Il giovane fu prima raggiunto da un colpo di pistola calibro 7,65 e poi massacrato con dei massi che lo colpivano al volto e bruciato con liquido infiammabile cosparso per tutto il corpo quando ancora era vivo.

Aveva tradito la cosca che stava preparando un agguato e doveva pagare, così come avvenne qualche giorno dopo (il 4 agosto 2006) per Giuseppe Catanzaro. Poche ore dopo l’efferato delitto Torchia, fu arrestato Roberto Calidonna, 26 anni, ma gli inquirenti fin da subito restarono sulle tracce di chi aveva partecipato all’assassinio del giovane, prelevato la sera del 28 luglio intorno alle 19 nella sua abitazione di via del Progresso e ucciso qualche ora dopo. Dopo circa 10 mesi, gli inquirenti chiusero il cerchio sul delitto Torchia individuando, con l’operazione “Mangusta”, anche il presunto mandante e i complici di Calidonna. A maggio del 2007 infatti rimasero coinvolti pure Antonio Gualtieri, 32 anni ritenuto il mandante, Massimo Crapella, 37 anni, e Luciano Cimino, 23 anni. I quali, insieme a Roberto Calidonna, avrebbero eseguito gli ordini di Antonio Gualtieri che il 20 luglio del 2006 rimase gravemente ferito in un agguato alle otto del mattino mentre era a bordo del suo scooter.

Secondo le accuse, infatti, il Gualtieri, individuò in Domenico Torchia il “traditore”. Domenico Torchia, sarebbe stato a conoscenza di un agguato che il Gualtieri stava predisponendo insieme a Crapella, andandolo a riferire a una cosca avversa che decise poi per l’agguato a Gualtieri. Circostanze emerse in uno dei numerosi colloqui telefonici intercettati dagli inquirenti.

Secondo gli investigatori, dunque, il giovane trovato carbonizzato avrebbe pagato con la vita quello che per gli inquirenti sapeva e di cui avrebbe informato cosche avverse o direttamente la vittima designata dal Gualtieri. E così, Antonio Gualtieri “tradito” da Torchia, secondo le accuse, sarebbe passato da carnefice a vittima, salvandosi miracolosamente dall’agguato. E da qui l’ordine successivo di “vendicarsi” facendo uccidere barbaramente Torchia. Inoltre in una conversazione intercettata, Roberto Calidonna avrebbe ironizzato sul cadavere carbonizzato. Il giorno dopo il prelevamento di Domenico Torchia ucciso la sera del 28 luglio fra le 20 e le 21, vengono intercettati Crapella e Calidonna, Alle ore 9.46 i due conversano sottovoce: Calidonna: «Io sono ri¬masto là… Vrusciatu    (bruciato)». Poi si sente sbattere una portiera e Roberto Calidonna canticchia “Vrusci (bruci..)… vrusci (bruci.)… vruscia (brucia) uh..uh… uh…uh».