Cosenza, tre corpi carbonizzati in auto. Tra le vittime anche un bambino di 3 anni

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La donna è Ibtissa Touss, 27 anni, legata sentimentalmente a Iannicelli. Il bimbo, invece, era stato affidato all’uomo dopo che sia il padre che la madre, figlia di Iannicelli, erano finiti in carcere per reati legati allo spaccio di droga.
Uno dei cadaveri è stato ritrovato nel cofano dell’automobile, andata completamente distrutta dalle fiamme in una zona impervia. Dei tre si erano perse le tracce da giovedì scorso. I carabinieri propendono per l’omicidio plurimo, ma non si escludono altre piste. Il ritrovamento di un corpo nel cofano fa pensare agli inquirenti che gli assassini abbiano colpito in un luogo diverso rispetto a quello del ritrovamento.
Al momento, fanno sapere gli inquirenti, le condizioni dei corpi, ridotti a scheletri, non consentono però di avere riscontri precisi.
La scomparsa era stata denunciata da uno dei figli di Iannicelli, allarmato dal mancato rientro del padre che, per la misura cui era sottoposto, era obbligato a rimanere a casa dalle 8 di sera alle 8 di mattina.

Forse il bimbo e la giovane uccisi perché “testimoni scomodi” – Giuseppe Iannicelli potrebbe essere andato di proposito con la compagna e il piccolo a un appuntamento con le persone che si sarebbero poi trasformate nei suoi spietati assassini. L’ipotesi è al vaglio degli inquirenti che stanno cercando di far luce sul triplice omicidio.
E’ possibile, infatti, che durante l’incontro, motivato da questioni legate allo spaccio di droga, che Iannicelli avrebbe gestito autonomamente anche se, comunque, sotto il controllo della cosca di ‘ndrangheta degli “zingari”, sia accaduto qualcosa che ha fatto precipitare la situazione al punto da determinare l’uccisione di Iannicelli, della donna e del nipotino del sorvegliato speciale.
La ragazza marocchina, che a quanto risulta non avrebbe avuto un ruolo nello spaccio di droga che coinvolgeva invece molti familiari del suo compagno, e il bambino, malgrado la sua tenera età, potrebbero essere stati eliminati perché ritenuti scomodi testimoni.

Il procuratore: “Superato ogni limite” – “Come si fa ad uccidere un bambino di tre anni in questo modo? Si è superato ogni limite. E’ qualcosa di inaudito, di orrendo”. Il triplice omicidio ha scosso notevolmente il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Franco Giacomantonio, che coordina le indagini: “In tanti anni di lavoro credo che questo sia uno degli omicidi più efferati di cui è toccato occuparmi”.

“Il bambino era stato in carcere con la madre” – “Il bambino ucciso e bruciato era rimasto in carcere, a Castrovillari, per oltre un mese insieme alla madre reclusa. Il piccolo, aveva allora due anni”. A ricordarlo è il leader del movimento Diritti civili, Franco Corbelli, che un anno fa, poco prima di Natale, aveva avviato una battaglia per fare scarcerare la madre della piccola vittima.
“Il bambino – sottolinea Corbelli – aveva vissuto anche un’altra grande ingiustizia e disumanità. Era rimasto per 8 ore al freddo chiuso nella gabbia dell’aula bunker del tribunale di Castrovillari insieme alla mamma, presente a una udienza del processo che la vedeva imputata. Dopo questo gravissimo fatto il movimento Diritti civili aveva denunciato il caso rivolgendo un appello ai giudici del tribunale di Castrovillari. Appello subito accolto e il giorno dopo, il 22 dicembre 2012, il piccolo e la giovane mamma avevano lasciato il carcere di Castrovillari per far ritorno a casa e trascorrere il Natale insieme agli altri fratellini. Poi il nuovo arresto della madre e, oggi, il drammatico epilogo”.
“Ho fatto di tutto, ho lottato per oltre un anno – aggiunge ancora Corbelli – per aiutare e salvare questo bambino e la sua giovane mamma. Tutto quello che ho fatto, purtroppo, non è servito a niente. Hanno prevalso la ferocia, la barbarie, la crudeltà. E non si sono fermate nemmeno di fronte a un bambino”. (TGCOM24)