Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

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Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una giornata voluta espressamente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 17 dicembre 1999, l’Assemblea invitò i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questo importante tema proprio il 25 novembre. La data del 25 fu scelta da un gruppo di donne attiviste in ricordo del terribile assassinio delle tre sorelle Mirabal – che tentarono di contrastare il regime di Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana – nel 1960. Nel 2013 la sensibilizzazione della violenza sulle donne e il femminicidio sta diventando sempre più forte, grazie non solo alle istituzioni, ma anche a coloro che combattono attivamente affinché tutto questo non avvenga più. Purtroppo, nella nostra società il concetto di sopruso è insito in persone che reputano la violenza come “controllo”. La violenza – fisica e psicologica – impone al silenzio e, delle volte, chi subisce violenza pensa di meritarla. Negli ultimi anni, in Italia le vittime di femminicidio sono moltissime – per non parlare della “sola” violenza –, basti pensare che solo nel 2013 le vittime sono state 128. Questa mattina l’Italia si è tinta di rosso, il colore della passione, dell’amore e non del sangue; in quel colore risiede la speranza, la voglia di far capire che la violenza non ha mai risolto i problemi. Anche le istituzioni italiane hanno risposto all’appello dell’Onu e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana all’avvocato Lucia Annibali, la donna di Pesaro che, il 16 aprile scorso, venne sfigurata con l’acido da due sicari inviati dall’ex fidanzato. Napolitano ha inoltre assegnato la sua Targa di Rappresentanza alla NoiNo.org, la campagna di sensibilizzazione e community online organizzata da una rete di uomini per sensibilizzare proprio gli uomini sulla necessità di cancellare ogni idea di complicità tra la minoranza dei violenti e la maggioranza degli uomini. Il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha ribadito l’urgenza di porre fine a questa emergenza «Ogni anno in questo nostro Paese a causa delle violenze sulle donne si spendono 17 miliardi di euro tra assistenza medica psicologica, giudiziaria, mancato lavoro e il danno subito dalla donna. Non deve mai essere accettato come una cosa normale e per evitarlo bisogna educare i propri figli al rispetto della differenza di genere tra coetanei», la Boldrini ha inoltre incontrato a Montecitorio, Denise, la figlia di Lea Garofalo, la donna uccisa dal marito perché ribellatasi alla ‘ndrangheta. A Roma tutti i municipi hanno esposto lo striscione che dice “Impegniamoci contro la violenza sulle donne, Roma dice NO!”. La scalinata del Campidoglio vedrà, inoltre, le centinaia di scarpe rosse portate dalle donne della Cgil in memoria di tutte quelle donne che, purtroppo, non le indossano più; e su tutti i siti del governo e dei ministeri è stato pubblicato un fiocco rosso. Sempre il presidente Boldrini ha invitato cantanti, attrici, parlamentari e ministre alla Camera dei Deputati per la lettura dei monologhi di Serena Dandini, “Ferite a morte”, storie di donne uccise per mano di mariti, compagni o fidanzati; e in collegamento da New York ci sarà la stessa Serena Dandini che porterà “Ferite a Morte” nella sede delle Nazioni Unite su invito della Missione Italiana come evento ufficiale di UN Women.
Rendersi conto di quello che si sta subendo non è un errore e nemmeno una debolezza; avere il coraggio di parlare e denunciare soprusi e violenze è ciò che deve’essere fatto, affinché non accada più, affinché si viva meglio: perché nessuno merita violenza, e chi la fa, vuole solo il controllo e non amore. Caterina Caparello