Ha atteso la morte fumando una Marlboro

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Tornando all’uccisione di Francesco Torcasio, il giovane non immaginava che i suoi amici gli avevano teso un’imboscata. Era tranquillo nella sua auto e fumava. Infatti, un mozzicone di sigaretta Marlboro e della cenere furono rinvenuti dai tecnici della Scientifica tra l’addome e la cerniera dei pantaloni jeans. Il piede sinistro del cadavere era poggiato sulla frizione, mentre il piede destro era poggiato sul «margine destro del pedale del freno». Furono catalogati 15 bossoli esplosi, cinque proiettili, una pistola semiautomatica abbandonata dallo sparatore sull’addome della vittima. La pistola fu lanciata dal killer sul corpo della vittima, «proprio perchè – come ha spiegato il figlio del “Professore” – l’agguato doveva rappresentare anche una dimostrazione di forza e sprezzo nei confronti dell’avversario». I due killer mascherati col casco sul motorino furono ripresi da una telecamera di videosorveglianza.
Un omicidio, quello di Francesco Torcasio e del padre Vincenzo, risolto grazie alle dichiarazioni dei pentiti. I primi a rilevare i nomi dei mandanti e degli esecutori furono Angelo Torcasio e Battista Consentino, qest’ultimo in particolare riferì che l’omicidio di Vincenzo Torcasio “Carrà” era connesso «alla scissione avvenuta nel gruppo tra Giuseppe Giampà e Vincenzo Bonaddio, Giuseppe Giampà decide di far uccidere Vincenzo Torcasio perché voleva ,realizzare il piano di eliminare tutti gli appartenenti alle cosche Torcasio e Gualtieri». Alle dichiarazioni dei due primi collaboratori si sono aggiunte poi quelle di Giuseppe Giampà che, oltre a dichiarare di essere il mandante dei due omicidi, ha indicato gli esecutori materiali e quanti hanno collaborato all’esecuzione degli stessi. A loro infine si è aggiunto di recente Umberto Egidio Muraca.
Dichiarazioni, quelle rese dal “principale”, che hanno trovato puntuale riscontro in quelle rese da Angelo Torcasio, circa il diretto coinvolgimento di Francesco Vasile, Alessandro Torcasio detto “cavallo” e Maurizio Molinaro, questi ultimi raggiunti da un’ordinanza di custodia cutelare in carcere per l’omicidio di Vincenzo Torcasio che venne ucciso in un campo di calcetto, dove si stava disputando un torneo a cinque e tra le squadre partecipanti vi era anche quella sponsorizzata da Giuseppe Giampà. Sulla scena del crimine gli uomini della Scientifica del comando provinciale dei Carabinieri trovarono sparse sul terreno di gioco, accanto alla sedia dove era seduto Torcasio, due bottiglie di acqua minerale; accanto alla rete laterale destra, tra le due panchine, altre bottiglie d’acqua minerale, una maglietta di colore blu, due pacchetti di sigarette marca Philips Morris, un rotolo di nastro adesivo di colore marrone ed una bomboletta di ghiaccio spray.
Di fronte ad un’altra panchina gli uomini della Scientifica trovarono una cartelletta, di colore rosso, su cui vi era un foglio riportante la formazione allenata da Torcasio. Il cadavere di Torcasio giaceva in posizione prona, con il braccio destro disteso in avanti, in direzione dei fabbricati del centro sportivo e quello sinistro piegato, con la mano sotto la testa, che era rivolta in direzione sinistra. Indossava una tuta di colore scuro con bande verticali di colore chiaro sui pantaloni. Ed accanto al fianco sinistro del cadavere fu evidenziata la presenza di due proiettili, mentre sul fianco destro un altro proiettile. Inoltre un altro proiettile fu ritrovato tra il cerchio del centrocampo e la linea laterale sinistra. Mentre lungo il corridoio tra la rete che circondava il campo di gioco ed una rete che delimita la proprietà del centro sportivo con un campo agricolo situato ad ovest, furono ritrovati 10 bossoli di cartuccia marca Gfl, calibro 380 auto. Altri proiettili furono ritrovati il giorno dopo all’esterno del campo.
Negli ultimi 11 anni sono stati commessi 38 omicidi, quattro dei quali, grazie anche alla collaborazione dei pentiti, sono stati definitivamente risolti con l’identificazione del mandante Giuseppe Giampà, reoconfesso, dei componenti della cupola e degli esecutori materiali. Il pubblico ministero aveva chiesto anche l’arresto di Luca Piraina, 23 anni, e Pasquale Catroppa, 26 anni, ritenuti responsabili del tentato omicidio di Umberto Egidio Muraca, anche loro coinvolti negli omicidi. Richiesta che non è stata accolta dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Catanzaro.