Il giudice Salvatore Murone nel mirino delle cosche? Il suo nome è stato fatto da un nuovo collaboratore. Una cosca lametina voleva intimidirlo perchè «aveva messo le mani dove non doveva»

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A svelare questo retroscena criminale è stato, come detto, un collaboratore di giustizia che ha riferito agli inquirenti di non sapere «dove avesse messo le mani questo magistrato». Di certo è che il collaboratore ha deciso di cooperare con la giustizia perchè temeva per la sua incolumità personale e dei suoi familiari. A minacciarlo, secondo quanto ha riferito agli inquirenti, sarebbe stato lo stesso imprenditore che gli aveva fatto la confidenza; un imprenditore che, per conto della “famiglia” di appartenenza, impose anche al collaboratore di giustizia di compiere ua intimidazione ai danni di un autocarrozziere che non aveva pagato la “protezione”. Inoltre il collaboratore ha riferico he, sempre per conto di questa cosca, nel novembre 2010 svolse «un ulteriore favore, cioè di andare a prendere 4 pistole calibro 7.65 a Vibo Valentia»
Il “pentito” ha fornito anche una sua versione per quanto riguarda l’omicidio di Bruno Cittadino, assasinato il 31 luglio del 2008 e per il quale, secondo la versione resa dai coollaboratori di giustizia Giuseppe Giampà, Francesco Vasile, Angelo Torcasio, Saverio e Rosario Cappello, oltre a quelle auto-accusatorie di Maurizio Molinaro, sono stati individuati i mandanti ed esecutori che sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Perseo”. Secondo la versione fornita da questi ultimi collaboratori Cittadino sarebbe stato eliminato in quanto era considerato «personaggio attivo ed operativo nell’ambito della cosca Cerra-Torcasio, anche perchè era cognato di Pasquale Torcasio classe 1969». Inoltre sarebbe stato eliminato perchè «nell’ambito della cosca dei Torcasio, a Cittadino venivano affidati molteplici compiti come quello di fare da “specchieto”; raccogliere i proventi delle estorsioni; trasportare, nell’ambulanza da lui condotta, esponenti o addirittura latitanti vicini alla cosca Torcasio». Versione che contrasta con quella fornita dal “pentito” che ha rivelato ai giudici l’attentato programmato contro Murone. (Gazzetta del Sud – G.na.)