Il pentito in videoconferenza

battista-cosentino_400

Ma ieri il protagonista principale è stato il collaboratore di giustizia che, rispondendo alle domande del pubblico ministero Galletta, ha ricostruito l’intera vicenda che lo vede coinvolto, addossandosi tutta la responsabilità della vendita delle autovetture donate che Cosentino comprava a Napoli e poi rivendeva a Lamezia. Il collaboratore di giustizia ha anche indicato all’accusa la persona da cui comprava le vetture rubate nel napoletano per poi rivenderle con targhe e carte di circolazione false. Un soggetto, ha spiegato Cosentino, che aveva conosciuto attraverso un’altra persona che faceva l’autista in un’azienda lametina. Auto che secondo Cosentino erano perfettamente donate e che rivendeva su Lamezia da solo, senza l’aiuto di nessuno anche se talvolta, quando si recava a Napoli per acquistarle, andava in compagnia di qualcuno che, secondo l’imputato, anche se non sapeva che svolgesse questa attività certamente immaginava che si trattasse di commercio di auto donate che Cosentino spacciava di averle acquistate a un’asta.
Tra gli acquirenti di una di queste autovetture c’è anche un fratello di Cosentino, anche lui imputato nel processo, che aveva acquistato da lui una Bravo che poi gli fu sequestrata perché provento di furto. In un’udienza Antonio Cosentino riferì, sia al pubblico ministero che al presidente del collegio, che non sapeva che la vettura acquistata dal fratello fosse rubata. Inoltre riferì che il fratello gli aveva detto che la Bravo l’aveva acquista a Napoli ad una asta pubblica. Testimonianza quest’ultima che combacia con le dichiarazioni rese ieri mattina dal collaboratore di giustizia che, rispondendo sia alla domande dell’accusa che del presidente del collegio, ha ribadito che ad acquistare le auto era solo lui. Cosentino e durante la sua testimonianza ha coinvolto un ispettore capo della Polizia di Stato, Alfonso Esposito, al quale si rivolgeva per chiedere la visura dell’auto che stava acquistando e per sapere se era tutto a posto. A una precisa domanda del pm il collaboratore ha riposto: «Quando ero a Napoli chiamavo a un ispettore capo della Dda Catanzaro, Alfonso Esposito, chiedevo la visura mi accertavo se la macchina fosse pulita». Il collaboratore di giustizia, che ha anche riferito di essere il confidente dell’ispettore di polizia, al quale rivelava alcune questioni, ha affermato che all’epoca non era un affiliato alla cosca Giampà ma simpatizzante di Pasquale Giampà detto “millelire” e del suo lavoro di venditore non dava conto a nessuno, ma solo a se stesso. Cosentino poi ha fatto l’elenco delle persone alle quali ha venduto le vetture e che oggi sono imputate nel processo.