Il processo a Chafik El Ketani e lo sfogo di un ciclista sopravvissuto

Ieri mattina davanti al Gip di Lamezia Terme, Carlo Fontanazza, è iniziato il processo a carico di Chafik El Ketani, marocchino ventunenne che il 5 dicembre scorso mentre era alla guida di una Mercedes provocò la morte di otto ciclisti. E’ accusato di omicidio colposo plurimo “con violazione, tra l’altro, delle norme sulla circolazione stradale“, ed è attualmente agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa il ragazzo era alla guida del mezzo sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, i suoi legali avevano chiesto ed ottenuto che il ventunenne venisse giudicato con il rito abbreviato. Nel corso dell’udienza, alla quale Chafik non era presente, Fontanazza ha accolto la richiesta, avanzata dai legali dei familiari delle vittime, di costituirsi parte civile. Mentre ha rigettato quella del Comune di Lamezia Terme in quanto “non emergono indici da cui desumere una lesione di un bene giuridico, anche non patrimoniale, che sia in capo al Comune di Lamezia Terme“. L’udienza è stata rinviata al 14 ottobre prossimo per le discussioni degli avvocati di parte civile, dei legali della difesa e del Pm Domenico Galletta.

Dopo l’avvio del processo Fabio Davoli, uno dei due ciclisti scampati alla morte, si sfoga: “Sembra che abbia chiesto perdono, ma è un perdono che solo Dio gli può dare e mi auguro che glielo dia“. Per lui, oggi più che mai, c’è disogno di “giustizia. Non solo per me, ma soprattutto per le famiglie delle vittime, perchè io, comunque, mi ritengo un miracolato, un fortunato. Spesso rivivo quei momenti tristi, rivedo come in un flash back quelle immagini. La macchina che mi viene addosso da cinquanta metri a fortissima velocità. L’impatto con i miei amici. Era come un uragano, l’esplosione di una bomba quando vedi arrivarti addosso prima i detriti e poi l’urto. Subito dopo sono svenuto, non so per quanto tempo. Al mio risveglio, sono riuscito ad alzarmi a malapena, tanto quanto bastava per vedere quello che c’era per strada, quella scena apocalittica. Poi ho perso nuovamente i sensi e mi sono risvegliato sull’elicottero che mi stava trasportando in ospedale”. Davoli ricorda la “freddezza di quell’individuo che è andato via come se niente fosse. Mi manca molto Franco Stranges eravamo colleghi di studio da tredici anni. Franco manca molto a me come alle nostre colleghe che dividevamo molte ore nello studio. Cerchi di darti coraggio, ma non puoi. So solo che ti abitui a convivere col dolore, la sofferenza, il rancore. Oggi è un altro 5 dicembre 2010, e mi auguro che – i familiari – abbiano quella giustizia che si meritano per quello che hanno sofferto. Dimenticare è difficile. Io ho parlato con la moglie di una delle vittime ed ho capito quanto sia difficile per loro. E’ molto dura mandare avanti una famiglia da soli, senza un appoggio così importante di un capofamiglia, una guida e non solo per i loro figli minori o per quelli diventati appena maggiorenni, ma anche per quelli che sono sposati per i quali c’era sempre un punto di riferimento”. Ma Lamezia non dimenticherà mai Domenico Palazzo, Franco Stranges, Rosario Perri, Vincenzo Puppin, Pasqualino De Luca, Fortunato Bernardi, Giovanni Cannizzaro e Domenico Strangis. E sia chi li conosceva, ma anche chi non li aveva mai visti, avrà per sempre nel suo cuore un posticino per questi otto  Angeli e sarà vicino, anche se solo con il pensiero, ai loro cari.