Lamezia, “Fatti di parole – Il teatro fra scrittura e narrazione”: tre giorni di spettacoli e incontri curati dal Teatro Proskenion al Tip

LAMEZIA TERME – Da oggi a domenica al Tip Teatro di Lamezia Terme “Fatti di parole – Il teatro fra scrittura e narrazione”, una tre giorni di spettacoli e incontri curati dal Teatro Proskenion in sinergia con Scenari Visibili, la compagnia che cura le attività del teatro lametino. Il Proskenion è una realtà artistica che valorizza opportunità di crescita, di confronto e di formazione e questa iniziativa è la prima nata con l’intento di potenziare le collaborazioni con altre realtà teatrali che operano nel territorio calabrese. «L’attivazione di nuovi circuiti artistici è una necessità vitale per chi si occupa di promuovere e sostenere il teatro – commenta il direttore organizzativo del Proskenion, Vincenzo Mercuri – . Da sempre abbiamo lavorato convinti che l’arte potesse costituire un potente mezzo di comunicazione, provocazione e riflessione. “Fatti di parole” potenzierà ancor più la nostra consapevolezza nell’utilità di realizzare spettacoli e incontri come esperienza condivisa».

Tre realtà di tre paesi diversi, Teatro Proskenion di Reggio, Scenari Visibili di Lamezia e Confine Incerto di Catanzaro, si uniscono per consegnare agli altri il proprio patrimonio di esperienze.

Il Programma

15 dicembre

ore 19.00 presentazione del programma

ore 21.00 spettacolo “Tamburo è voce” di e con Nando Brusco (Teatro Proskenion)

Un viaggio nella cultura popolare e nella memoria orale della sua terra. Il progetto è caratterizzato infatti dalla narrazione di storie e leggende del Mediterraneo, offerte al pubblico in forma di canti, filastrocche, cunti che rivivono nel cerchio magico del tamburo: lo strumento che è ventre materno, forza generante, voce narrante dell’umanità. Lo spettatore si troverà coinvolto in un viaggio emozionante. Fra mito e realtà. Fra Voce e Tamburo.

16 dicembre

ore 16.30 incontro “Narrazione e comunità”: se il teatro racconta a cura di Emi Bianchi (Confine Incerto) e Nando Brusco (Teatro Proskenion)

Per una comunità, la costruzione dell’identità passa necessariamente dalla narrazione. È attraverso questa pratica (declinata in forme diverse) che da sempre le popolazioni di tutto il mondo hanno trasmesso alle generazioni successive l’interpretazione del mondo e il senso del loro stare nel mondo. La presenza è anche racconto della stessa. Il teatro da questo punto di vista può diventare luogo riconosciuto nel quale conoscere e ri-conoscere i tratti di un’appartenenza.

ore 21.00 spettacolo “Lamagara” di e con Emi Bianchi (Confine Incerto)

Calabria, 1769. Cecilia Faragò è l’ultima fattucchiera processata per stregoneria nel Regno di Napoli. Una microstoria che si affaccia dal passato, un urlo di redenzione da quel mondo di storie disperse che formano la memoria negata del genere femminile. Un linguaggio denso e terrestre come humus, impastato di un materiale verbale pieno e screziato dove il corpo è utilizzato come strumento della narrazione che coinvolge lo spettatore in una esperienza sensoriale potente, poetica e parossistica. Lo sguardo di Emanuela Bianchi diventa parola, genesi, riscatto di una verità selvaggia, processata dalla storia.

17 dicembre

ore 10,30 incontro “La guerra di prima”: costruzione di uno spettacolo a cura di Nino Racco e Vincenzo Mercurio (Teatro Proskenion)

Precisamente la costruzione di uno spettacolo che al suo inizio non ha un testo ma solo un’idea e 3 o 4 canzoni. Gli attori Racco e Mercurio procedono così con delle Improvvisazioni su Tema. I materiali ritenuti consoni e validi vengono di volta in volta trascritti. Alla fine di questo processo si inizia a lavorare sul testo come processo logico-razionale che mette “ordine” e sviluppa un collegamento tra le scene. Il testo dunque come risultato finale: un processo, un lavoro all’incontrario. Se il tempo a disposizione lo permetterà si tenterà anche una dimostrazione di lavoro pratica.

Ore 18.00 spettacolo “La guerra di prima” di e con Nino Racco e Vincenzo Mercurio (Teatro Proskenion)

Non una celebrazione ma una interrogazione al destino, al fato, all’ingiustizia politica ed economica che ha falciato e cancellato milioni di giovani vite. La guerra di prima è anche una paradossale e divertita ipotesi scenica: due attori-soldato, il campano Fregoli Ciro e il calabrese Scicchitano Antonio, sono chiamati al fronte non per combattere ma per mettere in scena “uno spettacolino” al fine di allietare e confortare le truppe nelle pause del combattimento. Ci riusciranno? Si salveranno dalla trincea? E quale rapporto culturale ed etico si affermerà tra i due attori che cercheranno di non finire in prima linea mentre i compagni muoiono al fronte? Lo spettacolo è infine un NO rinnovato alla guerra. Alla infelice boutade futurista che sponsorizzò la guerra come “sola igiene del mondo”.