LAMEZIA TERME: processo ai due medici accusati di omicidio colposo per la morte della bambina Sara Michienzi. Un’arteria fu recisa nella gola e non venne suturata bene

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Ieri pomeriggio davanti al giudice Angelina Silvestri c’erano proprio tutti. La madre avvolta dignitosamente nel suo dolore, i medici sott’accusa Raffaele Grasso e Gianluca Bava che visitò la piccola dopo l’intervento, i periti nominati dal Tribunale Massimiliano Cardamone e Domenico Destito, il pubblico ministero Marta Agostini, gli avvocati delal difesa e di parte civile. Tutti, tranne Sara.
Per i periti d’ufficio Massimiliano Cardamone e Domenico Destito s’è trattato di “asfissia meccanica”. Ed hanno spiegato che durante l’intervento sulla piccola il dr. Grasso recise un’arteria collegata direttamente alla carotide che richiuse con del materiale emostatico inappropriato. Perchè dopo qualche giorno l’emorragia è ricomparsa, uccidendo Sara a 9 anni. Secondo la perizia d’ufficio andavano fatti dei punti di sutura per bloccare quel grande vaso sanguigno.
La bambina dopo aver subito l’intervento chirurgico fu dimessa nel quarto giorno di ricovero. Ma a casa soffriva tanto. Lo diceva alla mamma ed anche alla zia, Giovanna Michienzi. Che ieri in aula ha detto: «Sara si lamentava molto, stava male, diceva di avere una palla nella gola. Non riusciva nemmeno a deglutire».
Sollecitata dal Pm Agostini e dai due avvocati di parte civile, Giovanni Lacaria e Carlo Borello, la zia della vittima ha raccontato in aula cos’era successo subito dopo l’intervento: «Quando il dottore Grasso uscì dalla sala operatoria ci disse che l’intervento era durato un pò più del normale perchè le tonsille erano grosse, e dovette mettere due punti di sutura». Ma di questi punti i periti non hanno trovato traccia sul cadavere della bimba.
Nella perizia, tra l’altro, è escluso che la piccola avesse qualche patologia collaterale che potesse averle provocato la morte. Come dire: a parte le tonsille ingrossate, era in buona salute.
E’ seguito il fuoco incrociato sui periti da parte dei difensori dei due medici imputati di omicidio colposo. Si tratta degli avvocati Lucio Canzoniere, Giovambattista Puteri, Giuseppe Commodaro e Bruno Canino. Tutti impegnati a demolire i risultati della perizia. Anche da parte loro sono state depositate delle controperizie.
I due chirurghi, secondo i periti d’ufficio «avrebbero potuto agire ma non l’hanno fatto». Gli avvocati Canzoniere e PUteri che difendono Grasso hanno messo in evidenza che nella relazione non ci sono fotografie chiaere del vaso sanguigno rotto durante l’intervento chirurgico.
Raffaele Grasso, 63 anni, il 21 febbraio 2011 operò la piccola Sara, mentre Gianluca Bava, 39 anni, la visitò quando era tornata in ospedale pochi giorni dopo perchè il dolore era troppo. In quell’occasione Bava fece pure un’endoscopia. Secondo i periti si sarebbe potuto intervenire anche in quel momento per bloccare quella maledetta arteria. Che non fu chiusa bene, e scoppiando provocò un’emorrogia che non lasciò scampo alla bimba. (Gazzetta del Sud – V.le.)