LAMEZIA TERME: truffa aggravata, falsità e frode i reati contestati a 4 imprenditori e 5 funzionari regionali

Frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata, falsità materiale commessa dal privato, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Sono questi i reati contestati a vario titolo a 9 persone indagate nell’operazione “Gadget” portata a termine dalla Guardia di finanza di Vibo Valentia, e coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, che ieri ha sequestrato un’azienda, quote di altre 13 società, 7 immobili e altrettanti automezzi, assieme a disponibilità finanziarie per un totale, ancora parziale, di circa 10 milioni di euro. Quattro sono gli imprenditori coinvolti: Annibale Maria Notaris, amministratore unico del Gruppo Adn Italia Srl; Giovanni Chirumbolo, amministratore unico della Next pubblicità e servizi Srl; Carlo Pileggi, amministratore unico della Pileggi Srl e Angelo Piccione, amministratore unico della Italia Eventi Sas. Nell’inchiesta sono finiti anche 5 funzionari regionali: Salvatore Alcaro, 67 anni, di Tiriolo, ma residente a Catanzaro, indagato nella sua qualità di ex dirigente del settore Protezione civile regionale; Antonio Musolino, 62 anni, di Catanzaro, in qualità di ex dirigente della Protezione civile; Alessandra Tramontana, 41 anni, Giuseppina Maria Fedele, 49 anni, entrambe di Reggio Calabria, e Giuseppe Iiritano, 46 anni, di Catanzaro, tutte e tre indagati in qualità di componenti del gruppo di lavoro.
L’attività investigativa riguarda un progetto relativo a un’attività divulgativa inerente il rischio sismico e il rischio idrogeologico, oltre che il comportamento da assumere durante e dopo un terremoto, utilizzando anche programmi formativi organizzativi di concerto con il Dipartimento regionale Formazione e lavoro. Progetto finanziato per un milione di euro, ma non attuato. I particolari dell’operazione sono stati illustrati ieri dal capo della Procura Domenico Prestinenzi, dal comandante provinciale della Guardia di Finanza di Vibo colonnello Paolo Valle e dal tenente colonnello Michele Di Nunno, comandante del nucleo di Polizia tributaria. Il provvedimento di sequestro preventivo, hanno spiegato, «è frutto di una lunga e laboriosa indagine di polizia economico-finanziaria iniziata nell’anno 2011 dai finanzieri a seguito di una denuncia di un imprenditore calabrese, relativa a una presunta irregolarità sulla conduzione di un progetto finanziato dal Por Calabria 200/2006». Il procuratore ha spiegato che «gli amministratori delle 4 società avevano messo in atto artefici, sia creando documentazione non veritiera sia fatturando operazioni inesistenti per far ottenere alla società di Notaris elargizioni pubbliche; il sequestro ammonta a 720mila euro pro capite per gli amministratori, a cui si aggiungono 80.000 euro di fondi pubblici autorizzati ma non ancora liquidati». Entrando nel meccanismo della truffa Prestinenzi ha sottolineato che «a tirare le fila dell’operazione era Annibale Notaris che sottoscriveva le richieste finalizzate a percepire le varie tranche del finanziamento pubblico, corredate da documentazione falsa, che comprovava cose inesistenti come fornitura di materiale pubblicitario da parte della società “Next”, organizzazione di eventi da parte della società “Italia Eventi”, fornitura di gadget da parte della “Pileggi Srl”, la messa in onda di spot pubblicitari in quantità molto più elevata di quelli effettivamente messi in onda».
«La società di Giovanni Chirumbolo, costituita nel 2008 – ha aggiunto – comprovava prestazioni fatte negli anni precedenti alla sua costituzione, mentre la società di Carlo Pileggi dichiarava l’imbustamento e la consegna di brochure e volantini, quando questa società non ha mai avuto un registro contabile né fatto dichiarazione dei redditi dalla sua costituzione; Angelo Piccione, che partecipa alle riunioni di Protezione civile per conto di Notaris, era pienamente consapevole del meccanismo di truffa». Paolo Valle ha spiegato che il meccanismo scoperto dagli inquirenti rappresenta «un mondo costruito solo per percepire questi fondi, con un completo disprezzo per un’attività che è invece importantissima». Di Nunno ha specificato che «l’attività è stata svolta sul territorio regionale e nazionale, con sequestri di diverse quote societarie in Lombardia e Piemonte». (Gazzetta del Sud – G.na.)