Lamezia, “Vacantiandu”: concluso il workshop “Mettersi in gioco” condotto da Francesco Marino

Lamezia Terme – Si è concluso con successo l’ultimo appuntamento del workshop “Mettersi in gioco” condotto da Francesco Marino, formatore e coach, insegnante di recitazione, attore e regista, inserito nel progetto “Vacantiandu” con la direzione artistica di Diego Ruiz e Nicola Morelli e la direzione amministrativa di Walter Vasta e rientra tra i progetti finanziati dalla Regione Calabria con fondi Pac (Programma di azione e coesione) derivanti da rimodulazione interna ai Programmi operativi finanziati dai Fondi Strutturali.
Quattro incontri, 24 ore di lezione, 30 partecipanti ai quali è stato consegnato un attestato di frequenza, che hanno effettuato un percorso a cavallo tra teatro e vita, tra lavoro in teatro e lavoro professionale tout court, dove per lavoro si intende anche il lavoro su stessi ovvero la “costruzione di sé”, perché il lavoro che facciamo tutti i giorni ci dà la possibilità di conoscerci e di costruirci in quanto ci mette nella condizione di capire i nostri atteggiamenti difronte alle difficoltà, agli obiettivi da raggiungere e nella relazione con gli altri. Un laboratorio esperienziale che dopo aver indagato intorno al concetto “Chi sono?” partendo dalla consapevolezza di sé e dalla gestione del ruolo e simulando situazioni di relazione e di incontro l’uno con l’altro/l’uno con gli altri, ha focalizzato l’attenzione sul “Cosa voglio?” e “Cosa posso fare per ottenerlo?”.
Poi il tema del desiderio. Il desiderio che muove il mondo. L’illimitatezza del desiderio e la limitatezza delle possibilità, perché se è vero che il desiderio può essere illimitato si deve comunque capire la misura che lo contiene non per inibirlo, ma per renderlo possibile nei limiti della sua realizzabilità. Cosa voglio e cosa devo fare per ottenerlo? Così il Chi sono diventa la sintesi tra il proprio desiderio e la sua realizzabilità. Ma cosa ci impedisce di agire? Gli ostacoli/le difficoltà che bisogna prevedere in anticipo unitamene alla gestione delle proprie emozioni per capire cosa può esserci utile e cosa può danneggiarci.
Tra gli ostacoli che possiamo incontrare lungo il percorso ci sono la paura, la routine e le convinzioni limitanti. In particolare, la paura di non essere all’altezza, di non corrispondere alle aspettative, di deludere, di non saper godere del momento del successo. Il perfezionismo sottende invece ad una doppia dimensione: ideale dell’io e sé reale. Si tende a un ideale ma se non si percorre una pratica si rimane nell’immaginario e quindi si teme il confronto precludendosi una possibilità di miglioramento, di crescita. E sono proprio le credenze limitanti che generano tutto questo, perché la credenza non è altro che una lettura della realtà che è stata ormai introiettata e che diventa specchio del nostro atteggiamento. Così come non si devono sottovalutare le strategie di auto sabotaggio ovvero la distrazione, sopravvalutare gli aspetti negativi, l’autosvalutazione, il non mettersi in gioco perché non ci si sente capaci/all’altezza. Qui si innesta il tema della fiducia ovvero credere nelle proprie capacità, accettare il successo, sentirsi adeguati anche se il rischio è quello di aver interiorizzato la sindrome del brutto anatroccolo. Infatti, se io penso di non meritare di più di quello che ho non mi metterò mai nella condizione né di ottenere né di chiedere di più.
Libertà e felicità sono concetti importanti che costruiamo con le nostre azioni. Tuttavia, noi siamo convinti che la felicità non dipenda da noi ma da altri. E qui sta l’errore: la felicità è un processo, una costruzione continua che può essere raggiunta nel momento dell’espansione di sé al mondo. La felicità non sta nelle cose ma nelle relazioni e allora bisogna mettersi nella condizione di imparare ad imparare, accettare sfide, dare valore all’impegno, non accontentarsi dei benefici effimeri. Sono queste le leggi dell’umanità, non possiamo pretendere di ottenere subito dei risultati e per ottenere di più dobbiamo rimandare la gratificazione e resistere alle tentazioni mantenendo l’attenzione, la concentrazione e la motivazione. Solo così potremo essere pronti a sapere gestire la vita: avendo fiducia in noi stessi e negli altri, mantenendo in costante allenamento le nostre capacità intellettive e avendo la capacità di aprirci al mondo.