No alla trasfusione per una 13enne, Testimoni di Geova si difendono: “Non era in pericolo”

CATANZARO – La notizia era rimbalzata una decina di giorni fa, quando il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, aveva messo in contatto il presidente del Tribunale dei Minorenni di Catanzaro, Luciano Trovato, con i medici di un ospedale calabrese autorizzandoli ad intervenire nel caso di una ragazza adolescente a cui i genitori, Testimoni di Geova, avevano negato l’esecuzione di una trasfusione di sangue, nonostante la giovane ne avesse urgente necessità.
Il magistrato aveva così sospeso la responsabilità genitoriale consentendo ai medici poter prestare tutte le cure necessarie alla ragazza.
Sul caso è intervenuto l’ufficio informazione pubblica dei testimoni di Geova di Catanzaro che ha voluto precisare in via ufficiale che la comunità religiosa, “pur rifiutando le emotrasfusioni…” considera “sacra la vita, apprezzano i progressi fatti in campo sanitario e accettano volentieri le cure mediche per sé e per i propri figli”.
I genitori – precisa la comunità religiosa – avevano accompagnato immediatamente la figlia adolescente all’ospedale perché venisse curata. L’unica richiesta che avevano rivolto ai medici era quella che alla tredicenne non venissero praticate trasfusioni di sangue intero “o dei suoi quattro componenti principali, cosa – precisano ancora i Testimoni di Geova – peraltro ribadita più volte e con convinzione dalla giovane stessa”.
“È importante sottolineare – precisa l’ufficio informazione della congregazione – che rifiutare una trasfusione di sangue è una cosa molto diversa dal rifiutare le cure. In linea generale, infatti, le trasfusioni sono solo uno dei diversi trattamenti medici praticabili in situazioni di emergenza e, spesso, non sono nemmeno il trattamento migliore”.
Secondo i Testimoni di Geova “autorevoli studi scientifici dimostrano che i pazienti sottoposti a terapie alternative alle trasfusioni di sangue, bambini inclusi, di solito si riprendono al pari o anche meglio dei pazienti che accettano emotrasfusioni”.
Infine viene sottolineato come la posizione della congregazione cristiana, relativamente alle trasfusioni di sangue “non costringe il personale medico ad alcun tipo di ritardo nell’amministrare a minori eventuali trasfusioni considerate salvavita: i medici sanno che, nel caso di pazienti minorenni, se ritengono sussista davvero lo stato di necessità, hanno la facoltà di agire senza nemmeno bisogno dell’autorizzazione del giudice tutelare (come confermato anche lo scorso 15 marzo 2018 dal Tribunale per i Minorenni di Firenze nella sentenza n. 1176)”.
“Il fatto che nel caso in questione si sia voluto attendere il via libera del magistrato – affermano ancora – fa pensare che, per quanto la situazione fosse seria, non vi era un pericolo imminente per la vita”.

Nella nota si precisa poi che “in materia di cure mediche, le decisioni prese dai singoli testimoni di Geova sono assolutamente personali e libere: non vengono affatto imposte dalla confessione” e che la Congregazione “coopera da sempre con le autorità, ed anche in questo caso è più che disponibile a spiegare nel dettaglio ai soggetti interessati la propria posizione in merito alle trasfusioni di sangue sul piano dottrinale e medico-legale; sarebbe inoltre lieta di mettere in contatto gli operatori sanitari con una rete di medici e strutture sanitarie specializzate nel curare tutti i pazienti senza emotrasfusioni”.

“Alcuni fraintendimenti – concludono – derivano solo da una scarsa conoscenza dell’effettiva posizione dei Testimoni di Geova sull’argomento trasfusioni, posizione – vale la pena ribadirlo – del tutto compatibile col dettato costituzionale”.