PROCESSO WHY NOT: annullate tutte le condanne di Loiero, Saladino, Durante e Lillo. Confermata l’assoluzione per l’ex governatore Chiaravalloti

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Le pecche. Secondo la Cassazione è stata fatta di tutta l’erba un fascio: gli abusi d’ufficio, se c’erano dovevano essere trattati uno per uno e adeguatamente motivati. Poi il dolo dell’associazione per delinquere non è emerso. Nè è venuta fuori qualche illegittimità nell’assunzione dei “raccomandati” dai politici di turno. Si sarebbe dovuto fare tutto questo, ma non è avvenuto da parte della Corte d’appello di Catanzaro. Da qui la bocciatura da parte dei giudici di legittimità nella loro sentenza di 59 pagine. A firmarla il presidente di sezione Nicola Milo, con l’estensore Benedetto Paternò Raddusa.
Bolla di sapone. Tra gli assolti Francesco Saladino del consorzio Brutium Service, e per un capo d’imputazione anche Antonio La Chimia presidente di Why Not. Le due sole condanne sono toccate a Francesco Simonetti dirigente della Regione e Rinaldo Scopelliti presidente di Fincalabria, la finanziaria dello stesso ente calabrese.
Tormentata la vicenda giudiziaria di Loiero che in primo grado era stato assolto nel 2010, poi condannato ad un anno per abuso d’ufficio in appello, e adesso definitivamente assolto con la sentenza del 2 ottobre scorso di cui oggi si conoscono le motivazioni.
In sostanza per la Cassazione non può esistere un’associazione per delinquere che possa accumulare appalti pubblici senza la collaborazione interna di impiegati nell’ente che porta i soldi. O quantomeno bisogna chiarire e motivare com’è avvenuto l’affare tra imprese private ed ente pubblico.
Ricorso accolto. La magistratura catanzarese avrebbe dovuto innanzitutto definire i flussi dei finanziamenti, come ha osservato l’avvocato Francesco Gambardella che difende Saladino: quei flussi erano indirizzati alla Why Not di cui allora era presidente Caterina Merante non Antonio Saladino. Ma la Corte d’appello aveva dichiarato inammissibile il ricorso di Gambardella, che invece adesso è stato accolto dalla Cassazione. Con Gambardella altri principi del foro come Armando Veneto, Franco Coppi, Nicola Cantafora e Franco Scalzi.
I giudici della Suprema Corte scrivono dei consigli ai loro colleghi catanzaresi: «Era necessario, partendo da ciascun abuso d’ufficio correlato ai diversi progetti dati in esecuzione (gli appalti della Regione a Why Not e affini, ndr) approfondire, oggettivamente e soggettivamente, la tematica legata al concorrente occasionale dotato della qualifica pubblica così da definire anche il tema, probatorio e non di diritto, destinato a definire l’ipotesi di un’associazione finalizzata al compimento di reati contro la pubblica amministrazione senza organici dotati della qualifica soggettiva. Occorreva trattare il tema legato al dolo del delitto associativo, dato dalla coscienza e volontà di partecipare attivamente alla realizzazione dell’accordo, e quindi del programma delinquenziale in modo stabile e permanente». Tutte cose finora mai dimostrate.
Clientelismo? Nessun reato. I giudici del Palazzaccio si soffermano pure sui “raccomandati”, e bocciano sostanzialmente la Corte d’appello catanzarese che aveva riconosciuto l’illegittimità delle assunzioni di alcune persone solo perchè vicine a questo o a quel politico coinvolti nell’inchiesta. Mente per la Cassazione sia le assunzioni che le retribuzioni erano legittime. Dei tanti reati contestati a vario titolo agli indagati, dalla truffa al peculato, all’associazione per delinquere, è rimasta in piedi nell’ultimo grado di giudizio soltanto qualche ipotesi di abuso d’ufficio.
Affare di Stato. Eppure per l’inchiesta Why Not nel 2008 cadde un governo dopo che il pubblico ministero De Magistris iscrisse nel registro degli indagati anche Romano Prodi all’epoca presidente del consiglio, sulla base di un presunto rapporto d’amicizia tra il premier e Saladino. Il caso di Prodi venne stralciato e archiviato. Lo stesso per Clemente Mastella, all’epoca leader dell’Udeur e ministro della Giustizia, che tolse l’appoggio al governo.
Tanto rumore per nulla. Come il tuono per l’allargamento dell’inchiesta di De Magistris alla pista massonica su una presunta loggia coperta di San Marino. Ma nulla di concreto anche stavolta.
Guerra dei giudici. Why Not scoppiò inizialmente tra la procura ordinaria e quella generale catanzarese. Quest’ultima tolse i fascicoli dalle mani di De Magistris. Poi subentrò anche l’ufficio inquirente di Salerno competente sugli affari dei magistrati della Corte d’appello catanzarese. De Magistris non molto tempo dopo dismise la toga e fu eletto all’europarlamento nel 2009 per l’Idv del suo ex collega Anonio Di Pietro. Due anni dopo venne eletto sindaco di Napoli, la sua città. Dov’è ancora in carica.
Su di lui e il suo consulente informatico Gioacchino Genchi c’è un processo a Roma sull’acquisizione abusiva di tabulati telefonici di Prodi e Mastella, Rutelli ed altri parlamentari.