Scattone: professore al liceo di Marta Russo

“Il liceo Cavour non l’ho scelto io ma è stata praticamente una scelta obbligata, era l’unico disponibile al momento della scelta della sede di insegnamento. E poi non sapevo fosse quello di Marta Russo“. Così Giovanni Scattone parla delle polemiche di questi giorni sulla sua cattedra nella scuola al centro di Roma, la stessa frequentata da Marta Russo prima di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza alla Sapienza, e si dice pronto a lasciare se il Provveditorato lo ritenesse opportuno “Al Cavour faccio solo una supplenza di 9 ore – spiega attraverso la moglie -, se avessi trovato una cattedra completa di 18 ore non avrei esitato a scegliere quella, è chiaro. Al momento della scelta non sapevo fosse la stessa scuola di Marta Russo“. Probabilmente però anche la stessa scuola non ha avuto alcun problema ad avere tra i docenti Giovanni Scattone, tanto che – racconta la moglie, Cinzia Giorgio – “per anni mio marito é stato contattato dal liceo Cavour per alcune supplenze. Chiaramente anche loro sapevano chi era“. Ma dopo le polemiche degli ultimi giorni sulla sua cattedra di Storia e Filosofia al Cavour, la scuola di Marta Russo, per la cui morte avvenuta il 9 maggio 1997 Scattone è stato condannato condannato a 5 anni e 4 mesi, l’ex assistente universitario replica: “Certo, sarei pronto a cambiare scuola, ma solo se il Provveditorato lo ritenesse opportuno. Sono un insegnante precario e non posso permettermi di stare senza lavoro“. E si difende dalle accuse definendo le polemiche di questi giorni un “segreto di Pulcinella”. “Lo sapevano tutti, genitori compresi, che insegno in quella scuola – afferma tramite la moglie -, se mi cambiano sede sono disposto a lasciare la scuola, ma il mio stipendio è l’unica entrata che abbiamo in casa e non possiamo permetterci di restare senza“.

Parlerò con Scattone e decideremo il da farsi“. E’ questo il commento della preside del liceo Cavour di Roma, Tecla Sannino, in merito alle dichiarazioni di Giovanni Scattone, il quale ha precisato di essere “disposto a fare un passo indietro” e di essere “pronto a lasciare il liceo” Cavour, purché non gli venga negata la possibilità di lavorare.

Concordo con i genitori di Marta Russo e come Associazione nazionale presidi siamo assolutamente solidali con la famiglia di Marta“. Lo ha detto il vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi e Alte Professionalità della Scuola (Anp), Mario Rusconi in merito alla vicenda di Giovanni Scattone. “Il problema – ha aggiunto – riguarda una questione morale: é inopportuno che Scattone insegni in quella scuola. Dovrebbe avere il buon gusto di lasciare la supplenza al liceo Cavour. Mi rendo conto che il suo incarico è giuridicamente ineccepibile, magari potrebbe lasciare l’istituto per cercare supplenza in un’altra scuola. Il suo dovrebbe essere un atto di coscienza“. “Scattone non può essere trasferito – ha concluso Rusconi – ci sono regole amministrative e non si può revocare una supplenza, dovrebbe semplicemente scegliere lui stesso di andarsene da quel liceo visto che è stato condannato”.

”Ti senti come perseguitato dal destino, ma tanto è inutile perchè non ci si può far nulla”. A parlare è Aureliana Russo, madre di Marta, la studentessa uccisa da un colpo di pistola all’università La Sapienza sparato, secondo la legge, da Giovanni Scattone che per una sorta di fatale coincidenza dall’inizio dell’anno ha visto assegnarsi la cattedra di Storia e Filosofia al liceo Cavour, lo stesso frequentato per tre anni dalla vittima. ‘‘All’inizio dell’anno la madre di una alunna del Cavour mi telefonò sconvolta – racconta – per dirmi la novità: Scattone insegnava lì. Mi disse che volevano fare qualcosa per protestare, ma poi non ho più sentito nessuno, nè tantomeno ho telefonato io. Del resto con chi me la potrei prendere? Con l’ultima sentenza Scattone non è più interdetto dai pubblici uffici, quindi…Capisco che si debba guadagnare il pane ma dovrebbe fare un altro mestiere. Dopo un delitto così atroce, lui non può essere un educatore di giovani; proprio lui non può insegnare filosofia. In tutte le scuole dove è andato ad insegnare i genitori si sono ribellati ma non hanno potuto far niente. E’ la legge”. Qualche anno fa, ricorda Aureliana Russo, in una scuola di Ostia, dove era stata appena intitolata un’aula alla figlia arrivò ad insegnare Scattone: ”gli insegnanti mi spiegarono il loro imbarazzo, ma non accadde niente”. Certe notizie, spiega la madre di Marta ”mi sconvolgono sempre e minano il mio precario equilibrio, raggiunto negli anni a fatica. Ma soprattutto non mi aiutano a voltare pagina, cosa che ho cercato di fare intitolando un’associazione a Marta per la donazione degli organi. Proprio martedì prossimo al Centro Trapianti Regionale  del San Camillo – sottolinea – assegneremo tre borse di studio da 5.000 euro ad altrettanti medici neo-laureati per approfondire la cultura del trapianto. Sono queste le situazioni – conclude – che mi danno la forza di andare avanti”